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Il questionario di Kalandraka, 12 domande a João Vaz de Carvalho

Presentiamo João Vaz de Carvalho. I suoi disegni sono protagonisti dell’edizione di Kalandraka di “28 storie per ridere”, brevi racconti di Ursula Wölfel, autrice recentemente scomparsa, definita in Germania la Rodari tedesca (http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/morta-Ursula-Wolfel-la-Rodari-tedesca-che-con-le-sue-favole-ha-fatto-ridere-i-bambini-a1a82cf2-1feb-4276-b5b5-29ce4f16585b.html).

Carla Ghisalberti nella sua recensione dedicata al libro dichiara che se le storie l’hanno fatta ridere tutte, tranne una (che non ci rivela) le illustrazioni hanno compensato questa unica mancanza.  ( http://letturacandita.blogspot.it/2014/09/la-borsetta-della-sirena-libri-per.html).
Le nostre 12 domande dedicate agli illustratori oggi si rivolgono a questo artista portoghese, capace di cogliere nelle sue immagini l’aspetto umoristico e tragicomico dell’esistenza, e  il cui desiderio rispetto alle proposte degli editori è che gli venga commissionata una storia da realizzare solo per immagini.

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 Ricordi chi ti regalò il tuo primo astuccio di colori?

Credo sia stato mio nonno ad avermi regalato il primo astuccio di matite colorate. Aveva un piccolo negozio dove si vendevano generi alimentari, articoli religiosi, articoli per la scuola e varie altre cose. Vi si vendevano confezioni da sei e altre da dodici matite. La maggior parte dei ragazzini potevano comprare solo la scatola da sei. Io, essendo il nipote, ne vantavo una da dodici. Mi sentivo un privilegiato.

È venuto prima il disegno o il colore?

Credo di aver iniziato prima a colorare, ricordo due libri da colorare, mi piaceva molto. Mi ricordo anche che nei miei libri di scuola c’erano poche illustrazioni, avevano appena qualche stampa in bianco e nero, belle, ma tristi. In classe passavo il tempo a colorarle.

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Un sogno ricorrente della tua infanzia.

Ricordo di un sogno, che più che altro era un incubo. In casa mia c’era un lungo corridoio, alla fine del quale si trovava una camera, poco accessibile per me, perché era quella dei miei nonni. La notte sognavo di trovarmi in mezzo al corridoio, nel buio, e di camminare verso la stanza. Da lì usciva una figura grande, dai contorni indefiniti e molto spaventosa, sempre occupata a fare strane cose, non saprei dire cosa esattamente, e cercava di afferrarmi. Non mi faceva mai del male perché mi svegliavo sempre nel momento in cui stava per prendermi.
Rammento che, a forza di fare questo sogno tante volte, creai una certa complicità con questa figura, divenne qualcosa di naturale, che quasi mi aspettavo, e così inziò a farmi meno paura.
Che storie preferivi da piccolo?

Tra le tante, mi vengono in mente sopratutto “João e o pé de feijão (Giacomino e il fagiolo magico), “Pierino e il lupo” e “Pinocchio”.

Ricordi la prima volta che hai provato il desiderio di accompagnare una storia con le immagini?
Confesso che le storie che mi affascinavano di più erano quelle che si raccontano quasi solo con un’ immagine, senza bisogno del testo. Ancora oggi preferisco questo tipo di approccio. Ci sono testi che sono estremamente appetitosi da essere illustrati. Ricordo, ad esempio, che desideravo illustrare “As aventuras de João sem medo” , solo perché adoravo la storia, un’idea sulla quale ho iniziato a lavorare ma che non ho mai concluso.

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In che momento hai deciso che volevi fare l’illustratore di mestiere? [l’idea di Munari dell’arte come mestiere]

Quando ho iniziato ad illustrare, dipingevo ed esponevo già da un po’ di tempo. Sono state le caratteristiche dei miei quadri a far sì che mi arrivassero proposte per iniziare a disegnare per la stampa. Solo più tardi sono diventato illustratore di libri.

Il tuo percorso di apprendimento è stato più intuitivo o progettato con metodo?

È stato completamente intuitivo. Sono un auto didatta. Nonostante abbia lavorato per un periodo a Coimbra, presso l’atelier del Maestro Vasco Berardo, dal quale ho imparato molto, ero ben lontano da immaginare che un giorno della mia vita sarei divenuto pittore e illustratore.

Chi riconosci come maestri? [Non è una domanda limitata al campo dell’ illustrazione, ma anche ad altri settori, il campo dell’arte in generale, la musica in particolare, la fiolosofia, l’iconografia religiosa etc…]

Per le forti emozioni che mi risvegliano, posso citare Pieter Bruegel, Hieronymus Bosch e Vincent Van Gogh, come primi responsabili di avermi fatto intraprendere il cammino della pittura e dell’illustrazione.

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Cosa ti ispira nel tuo lavoro?

La più importante fonte di ispirazione sono i ricordi, la memoria. In un certo senso, ogni volta che realizzo un lavoro è come se stessi rivivendo qualche vicenda passata. È un’influenza fondamentale. Questo flusso di ricordi continua ad essere alimentato quotidianamente. Non comprendo il processo che fa emergere un ricordo piuttosto che un altro, è qualcosa che non obbedisce ad una logica riconoscibile. Sembra che ci sia un filtro che fa venire a galla un avvenimento insignificante e me ne fa accantonare un altro importante. Non mi pongo troppe domande su questo, ma forse ha a che fare con il mio senso dell’umorismo.

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Quali tecniche usi normalmente? Con quali ti trovi più a tuo agio? Quali ti permettono maggiore espressività?

Normalmente uso l’acrilico su carta o su tela. Sono i miei materiali preferiti.

Secondo te, quali sono le tre capacità indispensabili per un illustratore?
Impegno/perseveranza. Esser auto-critico ed essere sempre disponibile a correggere gli errori. Lavorare tanto e non desistere finché non si è raggiunto il risultato desiderato. Disegno. Ritengo fondamentale saper disegnare. Il disegno è determinante per qualsiasi lavoro. Disegnare molto, è indispensabile. Ogni illustratore ha bisogno di avere un percorso personale. È molto importante che lo trovi dentro di sé. Solo se incontrerà un proprio linguaggio riuscirà a distinguersi dagli altri.

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Quello che un editore non ti ha mai chiesto e che ti piacerebbe sentirti dire.

Pubblicare un libro solo con le mie immagini/storie e senza testo.

Sette domande a Carlos Lópes e David Pintor autori di “Racconti per bambini che si addormentano subito”

L’8 ottobre esce “Racconti per bambini che si addormentano subito”, ventotto storie scritte da Carlos Lópes e illustrate da David Pintor, con le quali Kalandraka inaugura la collana “Sette Leghe”. Sotto lo pseudonimo di Pinto e Chinto, i due  sono il principale riferimento dell’umorismo politico in Galizia. Un umorismo che con naturalezza hanno riportato nella letteratura per l’infanzia tra figure grottesche e storie assurde  che in realtà rivelano una saggezza infantile che i grandi dimenticano, sepolta dalla loro “visione cartesiana” del mondo.

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Che significa per ciascuno di voi “autori per bambini”?

C.L. Per come la vedo io, devi essere molto in contatto con la mente dei bambini. Loro non sono ancora stati contaminati dalla nostra concezione cartesiana del mondo, sono molto più liberi nella loro visione delle cose, il confine tra il reale e l’irreale è ancora labile. Questo è l’universo nel quale l’autore deve collocare i suoi personaggi e le storie di cui sono protagonisti. Dall’altro lato il creatore di letteratura infantile ha una grande responsabilità: quella che il lettore bambino diventi un lettore adulto.

D.P. Dal punto di vista dell’immagine credo che il lavoro dei libri per l’infanzia sia molto importante per ampliare la cultura visiva dei bambini. In un mondo come quello odierno, in cui viviamo circondati da stimoli visivi, da schermi, da video, ritengo che sia fondamentale che un bambino si educhi alla cultura dell’immagine, allo stesso modo in cui lo fa con la cultura del linguaggio parlato, della matematica ecc… È qualcosa a cui non viene data abbastanza importanza nella scuola (l’insegnamento di disegno ha di norma poco valore accademico) ma che invece influenza il nostro mondo in maniera cruciale.

Che rapporto c’è tra infanzia e ironia? Come riuscite a trasmetterla, da un lato con la parola (Lópes) e dall’altro con l’immagine (Pintor)?

C.L. L’umorismo è il comune denominatore di tutta la nostra produzione letteraria. È intimamente legato al nostro modo di esprimerci, scorre in modo naturale nei racconti. Si tratta di giocare con le parole, di concepire personaggi assurdi che risultino strani o divertenti, di inventare storie strambe che facciano ridere. Per i bambini leggere deve essere un gioco.

I 28 “Racconti per bambini che si addormentano subito” rivelano, attraverso un umorismo intelligente e elementi di non sense, come la normalità può trasformarsi in qualcosa di straordinario e lo straordinario può divenire normalità. Da dove nasce questa ispirazione, qual è il processo interiore che ti permette di rendere così bene questo aspetto?

C.L. Immagino che sia una questione di stile, di modo di essere. Quando scrivi porti sulla pagina la tua maniera di concepire ciò che ti circonda. Da quasi tutto si può tirar fuori il lato umoristico, e questo è quello che facciamo noi. Ci muoviamo con disinvoltura nel mondo del surreale, dell’assurdo. E questo si connette molto bene con i piu’ piccoli.

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Gli stessi elementi li rivelano le illustrazioni di David. Quali sono le tue fonti di ispirazione?

D.P. Le mie fonti di ispirazioni sono molte. Ho iniziato il mio percorso professionale come umorista grafico, quindi ammiro molti caricaturisti. Poi con il tempo ho scoperto l’opera di molti pittori, scultori, registi. Ci sono tante persone interessanti dalle quali si puo’ imparare ogni giorno qualcosa, che poi incorporo nel mio lavoro. La lista è interminabile,ma dal punto di vista artistico, potrei citare Picasso, Chagall, Grosz, Steinberg, Chema Madoz, Mariscal, Sempé, Cezanne, Gauguin, Quentin Blake, Cartier Bresson, Matisse, Le Corbusier… Mi piacerebbe pensare che c’è qualcosa di loro nei miei lavori…

Che tecniche usi normalmente? Con quali ti senti più a tuo agio? Quali ti permettono maggiore espressività?

D.P. Ultimamente utilizzo un pennarello per realizzare i disegni, che poi scannerizzo e coloro al computer. La scelta della tecnica artistica dipende da molti fattori e ogni volta scegli quella che più corrisponde al tuo stato d’animo. Per quel che mi riguarda, sono ormai diversi anni che coloro al computer e credo che in un futuro non troppo lontano tornerò a tecniche più tradizionali come la cera, o la pittura acrilica. Si vedrà… Per il momento mi sento molto a mio agio con il tipo di espressività che ottengo con il disegno e poi  il colore digitale.

Com’è arrivato  il sodalizio tra di voi?

C.L. Da un punto di vista professionale ci dedichiamo all’umorismo grafico per la stampa dal 1993, David come disegnatore e io come sceneggiatore. Solo qualche anno più tardi abbiamo scritto e illustrato il nostro primo racconto per bambini, premettendo che si tratta di un terreno che ci ha sempre interessati. La stretta collaborazione nell’umorismo grafico si è trasferita nella letteratura infantile.

 Com’è nato “Racconti per bambini che si addormentano subito”?

In questo libro abbiamo riunito alcuni dei personaggi che popolano l’immaginario infantile (la strega, il gigante, il pirata ec…). È il nostro modo di rendere omaggio ai protagonisti delle storie che leggevamo e che ancora ci piace leggere.

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In questo lib

Si inaugura l’autunno di Kalandraka. Anthony Browne, Carlos Lopez e David Pintor e una nuova collana

L’autunno di Kalandraka sta riservando un bel pò di sorprese al pubblico italiano. Vale la pena anticipare due titoli e tre nomi tra quelle in arrivo a breve.  Il britannico Anthony Browne e i galiziani Carlos López e David Pintor.  Per il primo è in arrivo ancora una volta un libro inedito in Italia, dopo “Un gorilla. Un libro per contare” (KLK 2011). Si tratta de “Il MAIALIBRO”, opera del 1986, che si annovera a pieno titolo tra i classici di un autore  i cui libri sono una fonte inesauribile di sorprese, riflessioni, stimolo all’immaginazione, all’analisi sociale, culturale, antropologica.  Qua la combinazione tipica dell’autore di reale e surreale è più che mai evidente e gli ammiccamenti e i dettagli da scoprire inesauribili.  È la madre della famiglia Maialozzi, protagonista del libro, a fare da ponte tra reale e fantastico e farci trascendere da una quotidianità, già quasi astratta per il realismo con cui è rappresentata. Con una semplice ma drastica affermazione la donna si congeda dai maschi della famiglia perennemente indifferenti alle sue fatiche e al suo lavoro domestico, che svolge prima e dopo il lavoro fuori casa, grazie al quale permette loro di vivere da umani: “Siete dei maiali”. E così sarà. Con questo saluto la madre saluta  figli e marito.  E qua l’universo di Anthony Browne si arricchisce di una dimensione  mitologica dal momento in cui le parole della donna si realizzano all’istante, trasformando i maschi della famiglia Maialozzi in maiali come il verdetto di una maga o dea che dona forma alla vera natura delle cose. Non sarà facile affrontare la vita domestica in questa nuova veste per figli e marito. Un piccolo dramma, come sempre accompagnato da intelligente umorismo,  che si conclude con un finale trionfante in cui tutti godranno gioiosamente di un nuovo equilibrio.

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Con la stessa magia Carlos López e David Pintor ci regalano un gioiello di racconti brevi, perchè così devono essere i racconti per dormire per non rischiare che i bambini non riescano a ascoltare il finale e  se lo debbano sognare o che  arrivi quando è già ora di andare a scuola. È difficile resistere all’umorismo e la sagacia delle 28  storie di “RACCONTI PER BAMBINI CHE SI ADDORMENTANO SUBITO” . Le illustrazioni di Pintor sono deliziosamente umoristiche, giocose, un’esplosione di colori, un labirinto di immagini e luoghi da fiaba che invogliano il lettore a percorrerli, quasi a tuffarcisi dentro e viverne le avventure.

Con i racconti si inaugura la collana SETTE LEGHE. Un nuovo formato per storie dedicate alla fascia di età dai 6 anni.

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