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Attività con “Cari estinti” alla BibliotecaNova

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Ci ricordiamo probabilmente in molti le città italiane deserte del mese di agosto. Io ricordo la mia, Firenze, visto che normalmente rientravamo dal mare proprio quando la maggior parte ci andava, ad agosto.  Abitavamo in una zona che a quei tempi era decisamente definibile periferica e le impressioni le ricordo bene,  mi sono rimaste impresse come restano le cose che vivi da bambino,  in quello che ispirano che giunge subito al nostro interiore come sentimento.  L’essenza era quella, caldo, e un deserto, alla fine, interiore.   Forse proprio per questo ricordo con particolare piacere le poche occasioni culturali che capitavano, sempre e solo se avevi la fortuna che ti ci portassero perché naturalmente erano nel centro della città, e che, nella mia attuale memoria,  erano proposte di una qualità che oggi mi pare più rara. Insomma, poco, ma,  spesso, buono.  Anche perché la maggior parte dei teatri, degli spazi di esposizione all’aperto, dei cinema estivi, sono, ormai, un lontano ricordo.  Gli unici posti che continuano ad aumentare sono, in fondo, ancora i centri commerciali.

Ora, però , ci sono luoghi come le biblioteche che sembrano ritrovare la loro dimensione di occasioni di conoscenza e  di incontro,  entrati a fare parte di progetti di recupero di zone periferiche, o riqualificazione di aree del centro.  La proposta legata  all’infanzia, in questo senso, si è fatta più largo , anche se non sempre si realizza in esperienze, diciamo, che aggiungono molto al titolo con cui si presentano e quindi al vissuto di chi partecipa.  Sono, però, pur sempre opportunità di scoperta comune.

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Potersi riprendere gli ambienti della cultura per quello che, secondo noi, dovrebbero essere,dimensioni di incontro, di occasione, di condivisione di esperienze, è cosa non da poco.  La biblioteca Canova del quartiere dell’Isolotto è stata inaugurata nel 2009 per accorpare i servizi del Quartiere 4 ed è sicuramente uno degli esempi di questo rinnovamento. L’ampliamento dell’orario unito alla riqualificazione anche della sezione bambini e ragazzi , con una nuova attenzione ai titoli e il collegamento con la ludoteca, è un esempio di possibilità di incontro  per chi viene da vicino e da fuori zona,  grazie anche al nuovo collegamento con la tramvia.

Nel cuore dell’estate spuntano i Cari estinti. Il titolo di Arianna Papini sarà al centro dell’incontro e dell’ attività a cura degli operatori della sezione Juonior  martedì 12 agosto dalle 10.30 alle 12.30, presso Biblioteca Canova, in via Chiusi 4/3.

Scoprite cosa propongono.

http://www.firenzeformatofamiglia.it/eventi/cari-estinti-alla-biblioteca-canova-isolotto/

Vorremmo essere coerenti. Intervista a Lola Barceló di Kalandraka Italia su Milkbook.

Storie, libri per bambini e app di qualità

Francesca Tamberlani è sociologa, giornalista professionista, web writer … Tutto questo ha scelto di metterlo al servizio di una passione che ha preso la forma di quella che potremmo definire una vera e propria missione. Per comprenderlo citiamo un estratto delle stesse parole con cui la giornalista si presenta sul blog da lei curato “Milkbook”:

” (…) Leggere rende liberi, sicuri di sé, aperti verso gli altri, capaci di ragionare con la propria testa e di esprimersi senza imbarazzi.
Ma non tutti i libri sono uguali! Alcuni di questi sono poveri, sciatti nei contenuti testuali e nelle immagini, infarciti di banalità e stereotipi.
Milkbook intende aiutare mamme, papà, educatori e adulti in generale a selezionare, riconoscere e proporre ai bambini libri e app di qualità. (…)”
All’interno del blog anche un’intervista agli editori di settore.

Una bella occasione di approfondimento anche per chi sia curioso di scoprire meglio i significati e le proposte del mondo della letteratura per l’infanzia contemporaneo.
Le sue tredici domande le ha rivolte anche a noi. Qua il link:
http://www.milkbook.it/intervista-kalandraka/

La bambina con le orecchie di farfalla

“Stormo” su AtlantideKids

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Barbara Ferraro ci segnala la recensione di “Stormo” di David Daniel Álvarez Hernández e  María Julia Díaz Garrido  sul blog AtlantideKids, letteratura per l’infanzia. Pone l’accento sulla naturalezza dell’umano bisogno di guardare oltre quello che si ha, di scoprire e conoscere e di come  questo stesso moto si rivolga contro noi stessi  se si  dimenticano  i  buoni propositi che lo hanno generato, come ci dimostrano gli uccelli protagonisti del libro,  che alla fine non si accorgono di essersi ingabbiati da soli.  Ma alla fine una speranza c’è.  E qui la critica lascia che sia il lettore a scoprirla nel libro.

Link alla recensione:

http://atlantidekids.wordpress.com/2014/11/19/uno-stormo-per-librarsi-in-volo-e-rifuggire-gli-eccessi/

Il libro illustrato, strumento per l’inclusione

 

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L’inclusione è in una società globale l’argomento di punta per evitare il conflitto e dare l’opportunità di crescere insieme alle persone di realtà culturali e circostanze vitali diverse.   Condividere lo spazio al di là dei confini territoriali, mentali e economici sta diventando uno degli argomenti più scottanti in occidente.  L’inclusione è un’idea, un modo di vivere che si traduce poi in politiche. La cultura può giocare un ruolo fondamentale. E se il bambino è proiezione al futuro e fiducia, allora è a lui innanzitutto che ci si rivolge. In questa direzione si stanno muovendo non a caso molte iniziative sul libro per l’infanzia. Ci hanno pensato Area onlus e la Fondazione Giovanni Agnelli che organizzano dal 25 al 31 ottobre 2014 la manifestazione Lettori senza frontiere. Settimana del Libro accessibile a Torino, manifestazione che esplora le possibilità di inclusione, relazione, accessibilità che i libri possono offrire in relazione alle diverse abilità. Il convegno intitolato “Best4bes. L’editoria accessibile come strumento di apprendimento, inclusione e crescita sociale”, si avvarrà della presenza di Silvana Sola, presidente di IBBY Italia, che parlerà del panorama internazionale dell’editoria accessibile.

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E non è un caso che l’inclusione sia stato l’argomento principale del 34° convegno Ibby  che si è svolto il passato settembre a Città Del Messico, “Que todos signifique todos”,( che tutti significhi tutti,) dedicato alla lettura come inclusione fin dall’infanzia. L’IBBY ITALIA ha partecipato con una relazione attingente: Libri senza parole. Dal mondo a Lampedusa e ritorno. Si tratta del titolo di un progetto di cooperazione internazionale, nato per dotare l’isola di Lampedusa di una biblioteca per ragazzi, dedicata ai bambini e ai ragazzi che vivono sull’isola e ai giovani ospiti del Centro di Primo Soccorso e Accoglienza.

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Le due delegate italiane che sono intervenute sono Deborah Soria, della Libreria Itinerante Ottimomassimo, e Marcella Terrusi, assegnista di ricerca presso il Dipartimento Scienze della Qualità della Vita, Università di Bologna, ricercatrice e critica di letteratura infantile.

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  La biblioteca di Lampedusa è luogo fisico e interiore di incontro. Libri silenziosi, di un silenzio che include, per tornare al titolo del convegno, e che includendo cerca di offrire una possibilità di voce; libri che arrivano là dove spesso non arrivano le politiche. 
Deborah è stata l’ideatrice di questa iniziativa. La sua sessione in Città del Messico portava il titolo “Un tesoro per un’isola”. A lei ci siamo rivolte per parlare un po’ del progetto  e del suo intervento in Messico. E ci racconta di un altro silenzio, che esclude, quello del mondo governativo.
Da due anni a questa parte facciamo una battaglia per i diritti dei bambini di Lampedusa e per quelli di tutto il nostro paese per rendere l’accesso alla letteratura un accesso facile, gratuito e gentile. Nell’accorgersi di una mancanza così evidente (a Lampedusa la biblioteca non c’è dagli anni 70 ) qualunque governo avrebbe dovuto ( anche solo per vergogna dei media) saltare sulla sedia e rimediare….il nostro governo ci ignora, e noi continuiamo a chiedere, prendendoci anche la voce degli adulti di Lampedusa che non sanno quali diritti gli sono negati.

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Bisogna evitare che il silenzio politico e dei media si traduca in abbandono e assenza sul posto. Per questo è importante esserci, tornare sul territorio. Tutti sono invitati a dare un loro contributo all’iniziativa.
Torniamo dal 20 al 27 novembre con tutti i volontari che vorranno venire per una settimana di attività, di sensibilizzazione, di sottolineatura della mancanza dei diritti fondamentali per una vera libertà sull’isola di Lampedusa e in tutte le lampeduse d’Italia. 

Serve gente che ha voglia di leggere ad alta voce, partecipare ad attività ed eventi legati alla lettura, aiutare la logistica e l’organizzazione della settimana.

All’ultimo campo sono venute 40 persone ed è stato bellissimo per tutti.

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Accennando agli argomenti trattati al congresso Ibby in Messico, parla degli ostacoli al processo di inclusione alle  lettere ancora una volta come ostacoli alla relazione e alla presa di coscienza dei diritti umani. 

Durante la sessione ho parlato delle nostre difficoltà, dell’evidente tendenza dei governi ad ostacolare i processi di alfabetizzazione, quando questi risvegliano il senso critico e i diritti umani. Ho parlato del successo e della meraviglia delle persone che amano i libri quando sono messe in condizione di passare questo amore agli altri.

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 Tra le selezioni di Ibby c’è Outstanding Books for Young People with Disabilities. Una scelta di libri per bambini con bisogni speciali, dunque basati sul criterio dell’accessibilità e i libri che hanno per protagonisti o parlano di bambini e ragazzi con disabilità. Tra questi ultimi si è riconfermato “È non è” di Marco Berrettoni Carrara e Chiara Carrer, un’approssimazione poetica vicina al tema dell’autismo. In ogni caso la costante è “la promozione a livello internazionale del  diritto dei più giovani ai buoni libri e alla lettura-creando ovunque per l’infanzia l’opportunità di accedere a libri di alto livello letterario e artistico e incoraggiando la pubblicazione e la distribuzione di libri di qualità per bambini,specialmente nei Paesi in via di sviluppo” (http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/ibby/) .

Quindi qualità, un ampio concetto se si pensa che vengono messi a confronto libri da tante parti del mondo. Perché ce ne sia bisogno emerge già parlando dei parametri da prendere in considerazione nella valutazione

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Per parlare di qualità quando si parla di libri bisogna prendere in considerazione moltissimi aspetti, la qualità del messaggio, il suo valore etico morale, la sua sincerità intellettuale. Sono qualità sofisticate, che un professionista riconosce ed un bambino o un fruitore apprezza se vengono sottolineate e divise dai libri “commerciali”.
I libri commerciali sono una parte divisa dell’editoria, con finalità diverse dalla crescita.
I libri di qualità parlano ad un diverso aspetto del nostro pensiero e raccontano la vita e le sue difficoltà. Aiutano a crescere perché sostengono e danno forma e conforto alle nostre solitudini. Per questo motivo includono tutti, nel mestiere difficile di crescere e capire gli altri.
Guardare altrove è più facile, ma non più utile per vivere meglio.

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Il convegno Ibby dedicato all’inclusione si è celebrato sessant’anni dopo che la giornalista ebrea tedesca Jella Lepman dette vita alla conferenza “La comprensione  internazionale attraverso il libro infantile e giovanile”.  Proprio così nacque Ibby, International Board on Books for Young People. Dopo essere emigrata dalla Germania nazista all’Inghilterra, Jella Lepman fu richiamata in patria subito dopo la fine della guerra per coordinare un programma di assistenza alle donne e ai bambini tedeschi. Non senza angosce e esitazioni, accettò l’incarico. Nel deserto della Germania del primo dopoguerra la donna capì subito che quello di cui c’era urgenza per i bambini tedeschi non erano solo  cibo e  vestiti, ma alimenti emozionali, libri. Di libri non c’era più traccia. Solo restituendo ai piccoli la possibilità di accesso al pensiero attraverso i libri provenienti dal mondo libero si poteva sperare. I libri dovevano provenire da diversi  paesi e avrebbero così silenziosamente messo i contatto i bambini di tutto il mondo. L’impegno di Jella Lepman  per la diffusione della letteratura infantile, che considerava patrimonio dell’umanità, era la sua lotta per la comprensione e la pace tra i popoli che doveva e poteva partire solo da lì, dai bambini e dai libri. In questo modo i bambini avrebbero mostrato agli adulti la “via da percorrere per rimettere a posto questo mondo sottosopra”. La via da percorrere è lunga e, inevitabilmente, contraddittoria. Si tratta però anche di rompere con idee consolidate, parametri, ribaltare ciò che è stato deciso come assoluto, inviolabile e inevitabile. Perché se ci troviamo dentro un certo modo di vivere, di intendere nella nostra civiltà, è possibile pensarne anche altri. 
La lettura come inclusione significa anche questo. Cercare, in qualche forma, di preparare un po’ il terreno a chi ancora dentro gli ingranaggi di questo vivere non c’è del tutto.  Altrimenti non sarà possibile trasmettere l’idea di altre possibilità. Un compito che era stato auspicato per l’Europa, dopo le guerre, con l’unione, quell’ Europa da cui parlava Jella Lepman.  Niente come l’isola può rappresentare abbandono o inclusione, e Lampedusa, suo malgrado, ne è adesso il simbolo più lampante.

Chi è interessato  a partecipare al prossimo campo a Lampedusa può scrivere a: ibbyitalia@gmail.com

Nelle foto: il disegno realizzato a Lampedusa da una classe del liceo, la frase “Non è così facile” è stata  estrapolata da un vecchio libro. La bambina con il sole è di Franco Matticchio ed è sull’insegna della biblioteca a Lampedusa. Bambini in un asilo di Lampedusa.

Immagini dai libri editi da Kalandraka: “Lettere fra i lacci”, “Orecchie di farfalla”, “L’inizio”, “È non è”.

Su Jella Lepman, “La strada di Jella. Prima fermata, Monaco.” Sinnos, 2009

Mostra personale di Chiara Carrer a Arezzo

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Sabato 26 luglio alle ore 18.00 in piazza S. Francesco 10, di Arezzo, l’associazione MEGA+MEGA presenta la mostra personale dislocata in tre sedi, dell’artista Chiara Carrer. Opere digitali dall’albo pubblicato dalla Kalandraka “E’ non e’”  sonno in mostra presso il passaggio pedonale del Palazzo Vescovile (scale mobili), dal 26 Luglio al 31 agosto 2014.

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Il testo di Marco Berrettoni Carrara è una approssimazione poetica e vicina al fenomeno dell’ autismo dal punto di vista di un bambino. La comunicazione e la reciproca comprensione non sono tanto facili però niente è paragonabile alla specificità di Sara fatta di assenza, mistero, solitudine, panico, timore, tenerezza, rabbia, affetto..

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A cura di Matilde Puleo, il progetto si articola e coinvolge alcuni punti strategici del centro storico con format diversificati finalizzati a molteplici tipologie di pubblico. Chiara Carrer presenta la personale “Amo quel che svanisce”, presso lo spazio espositivo Piazza San Francesco 10, e l’installazione “Alice” presso galleria Mega+Mega, via Cesalpino 2. Creatrice nel campo dell’editoria da più di vent’anni con più di cento libri pubblicati in tutta Europa, si è diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e in incisione alla Scuola di Arti Ornamentali San Giacomo. E’ insegnante di illustrazione all’ISIA di Urbino e all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

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“In questo evento articolato che si sviluppa in tre sedi, l’artista dà prova che le illustrazioni di un libro sono un fatto artistico reale, nel quale si ha l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di sorprendentemente “utile”, sia in termini di contenuto che di forma. Il valore aggiunto di certi libri illustrati, ciò che li fa apparire al tempo stesso nuovi e necessari, è la genuinità degli interessi che li ha generati, il fatto cioè che essi rappresentino il risultato di un’attività di studio e di ricerca sincera. Le immagini di Chiara Carrer qui esposte sono un invito a ripercorrere il cammino ideativo dell’artista, dal colore al bianco e nero e dalla campitura al segno e all’incisione e stratificazione, in modo da impreziosire una forma artistica troppo spesso emarginata dal mondo dell’Arte”. [Dal comunicato stampa MEGA+MEGA].

Allo Spazio Libro”La zebra Camilla”, condivisione di una storia di crescita

Sabato 17 maggio si è svolta la festa di chiusura estiva dello Spazio Libro, biblioteca per bambini da 2 a 6 anni del Comune di Firenze, in gestione  per il Consorzio metropoli alla Cooperativa Cepiss e alla Cooperativa Arca.  Laura Bonomo  educatrice  della cooperativa Cepiss cura la programmazione e l’organizzazione  del servizio.

La festa è stata un’occasione di condivisione nel segno della narrazione. La voce di figure professionali, ma anche di nonni, di bambini, di genitori che avevano scelto un racconto e realizzato personaggi e piccole scenografie, ha reso l’evento un vero momento di partecipazione comunitaria, attraverso le storie. Grandi e piccoli abbiamo goduto attentamente delle narrazioni, dalla prima all’ultima.

Noi c’eravamo con “La zebra Camilla”, scritto da Marisa Nuñez e illustrato da Oscar Villan.  Abbiamo discorso con Lola Barceló, direttrice di Kalandraka Italia e che ha svolto l’attività, di questo appuntamento e della storia scelta.

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Quando mi hanno proposto un attività su “La zebra Camilla”, ne sono stata felice e Laura Bonomo dello Spazio Libro m’ha chiesto anche se noi di Kalandraka sapessimo come indirizzare la cosa. “La zebra Camilla” è un racconto col quale non avevo mai lavorato in pubblico.
Mi sono messa in contatto con Manuela Rodriguez, l’art’s director di Kalandraka, per sapere se in Spagna loro, che si occupano anche di programmare gli incontri e le attività intorno ai libri nella libreria di Kalandraka a Vigo e anche in occasione della campagna di promozione della lettura di Compostela, avessero svolto delle attività su questo libro.  E,sì, c’erano attività sulla zebra che avevano fatto nelle scuole.
Innanzitutto si deve pensare a quale sia lo scopo finale dell’attività.  Una volta fatta la riflessione, siamo partiti dalla figura, dal realizzare un’immagine dell’animale protagonista del libro. Se lo scopo finale è che la zebra rimanga nello spazio come una costruzione e che i bambini possano non solo vedere ma giocarci oppure no. .. Se si tratta di un’attività individuale non importa la solidità dei materiali, se si tratta di qualcosa di permanente conta la solidità, e bisogna creare qualcosa che sia possibile anche riparare se si sciupa.

Nel nostro caso si trattava di questa seconda opzione.
La base è il disegno della zebra più o meno dell’altezza di un bambino. Questo è importante perchè si parla di una piccola zebra e la storia è una storia di crescita.
Laura  ha capito subito a cosa ci riferivamo. Tra le caratteristiche dello Spazio Libro c’è il lavoro con materiali di riciclo, gli arredi sono fatti da lei e dalla collega della cooperativa e ci lavorano anche i  bambini. Così si è messa all’opera cercando i materiali, progettando e realizzando le sagome e gli altri personaggi.
Abbiamo pianificato la zebra trovando un bel cartone di un metro e 50. Dopo aver realizzato  la sagoma, l’abbiamo fissata e coperta con un materiale plastico autoadesivo. Sopra alla sagoma avevamo bisogno di attaccare le strisce che poi si staccano, sono infatti le sette strisce che il vento porta via alla zebra.

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Si è scelto quindi di lavorare  su materiale attacca e stacca, dunque  avevamo bisogno di una base plastica autoadesiva, altrimenti il cartone si sciupa con lo strappo. Abbiamo optato per una base con un effetto opaco.

20140507_172551Inoltre il materiale “attacca stacca” produce un suono deciso, questo elemento sonoro accentua la forza dello strappo delle strisce della zebra Camilla da parte del vento, sottolineando questa prima parte della crescita, della perdita, che ha in sé una forza anche drammatica.

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Il materiale base è stato il cartone, l’arcobaleno anche è stato fatto con cartone foderato con carta velina colorata. Tutti gli altri animali sono stati fatti col cartone.
Abbiamo  sempre però cercato anche una certa tridimensionalità, per non dare un effetto piatto.  Poi abbiamo messo uno spago per tenere i personaggi come marionette.20140517_120736La caratteristica generale delle attività  è lavorare molto sulla storia e sull’oggetto che ti consente di stabilire ulteriori  rapporti emotivi con il libro.
L’ attività si è svolta all’interno della festa conclusiva dello Spazio Libro che aveva il nome di “angoli narranti”. Si trattava di una mattinata di racconti, alla quale partecipavano genitori, nonni, bambini, insomma l’utenza dello Spazio Libro.
Il senso era creare un momento di condivisione della narrazione, che è partecipazione  alla comunità. Una partecipazione nel linguaggio, nella parola, quindi nel processo più umano che ci sia.

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In questo contesto la nostra attività della zebra era raccontare una storia che affronta la crescita dal punto di vista del bambino. Si narra usando quelle che sono le risorse poetiche, il linguaggio della poesia, che è anche il linguaggio del bambino stesso. Lo scopo generale era parlare con i piccoli sul significato e sulle loro percezioni della crescita che è esperienza presente del loro vivere. C’è il desiderio di diventare grandi di smettere di fare certe cose che loro pensano facciano parte dell’infanzia, luogo al quale sentono di appartenere ma dal quale sanno anche che se ne devono andare. Con la zebra si condivide il bisogno  di rasserenarsi rispetto a questo processo che è anche drammatico, che tutti abbiamo passato, ma che non dobbiamo avere fretta di superare. La rassenerazione passa attraverso l’incontro con “l’altro” che nel racconto scritto da Marisa Nuñez, sono i personaggi che Camilla trova lungo il cammino che percorre e  che la ricondurrà a casa in una nuova veste.  20140517_120436

Era  importante allo stesso tempo condividere con gli adulti che partecipano a questo processo di cambiamento, il fatto che la crescita è vista anche con un occhio drammatico dal bambino stesso. Egli  è consapevolissimo di essere immerso  in questo processo e che lui stesso è crescita e cambiamento. Questo cambiamento si vive come un processo dinamico nel quale intervengono diversi protagonisti che, nel caso della zebra, evidenziano tra l’altro la necessità e la natura della trasformazione.

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“La Zebra Camilla” è un racconto originale ma che presenta elementi tipici dei racconti della tradizione orale. Racconti che seguono strutture letterarie fissate dalla consuetudine ma anche di  un’efficacia consolidata. Sono storie nelle quali le formule che si usano poggiano su risorse poetiche che si sofisticano nella parola scritta fino al libro per adulti, che ha la stessa base.

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I bambini sono i padroni dei paragoni, delle anafore, delle associazioni delle forme, che poi  è il linguaggio della poesia e dei poeti. Noi adulti tendiamo a perdere questa capacità di guardare il mondo poeticamente, questa capacità di guardare il mondo in modo, direi, più sincero. La stessa cosa vale per il linguaggio simbolico, molto presente nel libro che per questo lo rende un libro che il bambino comprende naturalmente, mentre noi a un certo punto rinunciamo a questo linguaggio. I numeri qua sono ulteriore simbologia, poetica, viva, e accompagnano la crescita della protagonista come un processo alchemico.

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La storia si basa sulla ripetizione , la ridondanza e su un’altra formula che è quella della sottrazione e addizione, tipiche , appunto, della tradizione del racconto orale.
Alla fine, dopo avere incontrato tanti personaggi,  appare la mamma, consapevole che la figlia sia cresciuta e cosciente di non doversi opporre a questo processo ma allo stesso tempo consapevole di dover accogliere le emozioni e le paure ad esso legate.

la_zebra_camilla_It-14Come l’essere umano ha bisogno di crearsi i suoi limiti, di muoversi partendo da una propria cornice, così qua  la figura della mamma rappresenta un contenimento indispensabile.

“La mamma”, riflessioni dell’autrice

Kalandraka in Spagna ha scelto di affrontare con l’autrice di “La mamma”, Mariana Ruiz Johnson,  alcune riflessioni sul processo di preparazione dell’opera.

Noi ne parliamo oggi in occasione della Festa della Mamma, che in Italia quest’anno si celebra domani, 11 maggio 2014, seconda domenica del mese. Il libro ha iniziato il suo viaggio sette mesi fa anche nel nostro paese, in occasione della sua pubblicazione dopo la vincita del Premio Compostela per Albi Illustrati. Con gli auguri al libro e a tutte le mamme, riportiamo le risposte  che Mariana ha dato a Paz Castro, responsabile comunicazione di  di KLK Spagna, al momento della notizia del Premio.

 

Si parla sempre dei libri finiti, che hanno già superato il processo dialettico della pubblicazione e della progettazione; libri per i quali è stata scelta la carta più adatta, le cui pagine sono uscite da una stampa attenta alla minima sfumatura del tono cromatico, che dopo la cartonatura arrivano alla nave dei Libri per Sognare di KALANDRAKA per viaggiare verso le librerie, le biblioteche, le scuole, i musei, le abitazioni.

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Per Mariana Ruiz Johnson (Buenos Aires, 1984), vincitrice del VI Premio Internazionale Compostela per Albi Illustrati, la maternità non è stata solo una vicenda personale, ma anche un’esperienza creativa. Si è presentata al concorso sotto lo pseudonimo di Pepa Bellon con “Mama”. L’opera, che è stata poi prescelta dalla giuria del concorso, è nata nel 2012, lo stesso anno in cui l’autrice è diventata  mamma.

MarianaRuizJohnson.jpg-PER-WEB“Fino a quel momento avevo lavorato come illustratrice a tempo pieno, ma un giorno è nato Pedro e con lui è arrivata la rivoluzione. I pennelli sono scomparsi in un istante, perché mi ero dimenticata di loro. Improvvisamente, ero una mamma. Attraversavo un cambiamento esistenziale, vertiginoso, allucinante, che sarebbe stato per tutta la vita. Guardavo le altre mamme per la strada, sul treno, ai giardini. Tutte erano passate attraverso la mia stessa condizione. Queste donne dovevano nutrire i loro figli, coprirli quando faceva freddo, aiutarli a dormire la notte, portarli dal dottore quando erano malati. Tutte, ognuna a modo suo, amavano i loro figli. Questa esperienza, questa vicinanza, mi accomunava a loro. E mi accomunava a mia madre, a mia nonna, a milioni di donne di oggi e di sempre”

La mamma è tante cose…

È una casa tonda,

morbida e ambulante…

È un centro felice, sicuro e raggiante.

la-mamma-It-5“Mi sono sentita come parte di una rete invisibile di amore materno che sostiene l’umanità. Un amore che ha mille aspetti, perché ci sono mamme di uno e di molti, madri adottive e biologiche, madri che scelgono di esserlo e altre che non lo scelgono, neo mamme e madri che sono già bisnonne. E mamme che affrontano la cosa più temibile, la perdita di un figlio. Così in un primo momento ho scritto una poesia dedicata a tutte noi, le mamme. “

Con la poesia mentalmente nascevano una serie di immagini esuberanti per contenuto e colori, in cui la natura era presente dall’inizio alla fine. E così- come una nuova nascita- ha preso forma il libro. Una seconda maternità per l’autrice , artistica e letteraria, non priva di inquietudini e dubbi.

“ Come affrontare qualcosa di tanto universale in un libro per bambini senza lasciare fuori niente? Perché ci sono pochi temi che risvegliano tanta passione e controversie come questo.
E oltre a essere universale, è un’esperienza molto personale. Dopo averci girato intorno per qualche mese, ho capito che non era possibile includere nel mio libro tutte le forme di maternità e che la chiave era intenderlo da un punto di vista poetico. Un libro pensato per creare un momento di condivisione tra madre e figlio. Ho immaginato ogni doppia pagina come qualcosa che avrei guardato un giorno insieme a Pedro. Sicuramente dalla lettura sarebbe emerso quello che io non avevo potuto dire e molto altro”

PER-WEB-1L’anno successivo “Mama” era un progetto che iniziava a concretizzarsi, che dalla mente  dell’autrice si plasmava in una prima versione del testo, e si traduceva in un insieme di bozze al computer. Il Premio Compostela era un desiderio che aleggiava nella testa di Mariana Ruiz Johnson. Sono stati mesi di intenso lavoro durante il quale è stato fondamentale l’aiuto della famiglia per permettere all’opera di prendere forma.

“Ho detto a mio marito: “Mi piacerebbe presentarmi al Premio Compostela per Albi Illustrati, ma avrò bisogno di aiuto con Pedro. “ E durante questo tempo lui si è occupato di più dei pannolini, dei giochi, delle pappe, e di fare in modo che io non perdessi l’entusiasmo! Il libro cresceva poco a poco, si trasformava, quasi come un bimbo nella pancia della sua mamma”

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Azzurri, gialli, rossi, verdi… colori intensi e in armonioso contrasto prendono forma nelle pagine di questo libro. L’ essere umano è una specie tra le altre in questo albo dove si celebra anche la figura femminile, circondata da piante, da bellezza e da frammenti del mondo che ci circonda.
la-mamma-It-12“Nelle immagini compaiono gli animali con i loro piccoli che rappresentano l’universale e l’istintivo della maternità; e la piccola storia di una mamma con suo figlio, da quando nasce a quando diventa adulto, che si basa sulla mia lunga esperienza di figlia e la mia breve esperienza di madre”

“Dal punto di vista estetico, mi sono ispirata allo stile ornamentale dell’arte popolare latinoamericana, incluse le figure delle sante e santi popolari presenti nel mio paese e in gran parte del mio continente. Questo linguaggio rinforza l’idea di “beatificazione” della figura materna, con immagini iconiche e un’abbondanza di elementi quasi barocca. Dall’altro lato, mi ha ispirato la forza poetica della pittura di Paul Klee e il suo uso del colore.”

la-mamma-It-13Conoscendo il percorso di un libro come “La mamma”, i lettori si renderanno conto che qualunque libro ben fatto nasce da sforzo, decisioni, riflessioni, rinunce, che non è una traiettoria facile e veloce come potrebbe sembrare. Che il suo valore va ben oltre quello prettamente economico, che a ogni giro di pagina corrispondono tante emozioni e illusioni.
“Durante il periodo di gestazione del libro e di preparazione per il concorso ho rifiutato un lavoro, un invito alle vacanze al mare, ho investito in stampa e posta, ho preparato la festa del primo compleanno di Pedro, e mi chiedevo continuamente se tutto questo  fosse invano. Mi sembrava molto difficile poter ottenere il premio, però questo progetto mi rappresentava fortemente e sentivo che il concorso era la scusa perfetta per portarlo avanti. Ho avuto un grande aiuto e appoggio da parte della mia famiglia e dei miei amici. Tutti hanno fatto del loro meglio perché potessi farcela, prendendosi cura di Pedro, ascoltandomi, leggendo il testo o impaginando il menabò”

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Tanta perseveranza avrà una grata ricompensa: “ Mama” sarà pubblicato in castigliano, galiziano, catalano, euskera, portoghese, inglese e italiano.

Così è stato.

“Il giorno che mi hanno chiamata per dirmi che ero la vincitrice, era mattina presto e ero emozionatissima quando ho risposto al telefono. Pedro mi guardava sorpreso, eravamo soli in casa. Con le lacrime agli occhi, gli spiegai cosa mi avevano detto. Non parve importargli granché. Voleva che gli cambiassi il pannolino. Un piccolo modo di festeggiare la notizia!”

100_6474.jpg-per-WEB-4E certamente il libro, come ha desiderato Mariana Ruiz Johnson, sarà dedicato “a tutte le mamme del mondo”.

E aggiungiamo noi, anche in questo caso, così è stato.

http://www.kalandraka.com/blog/2013/05/03/mama-de-mariana-ruiz-johson/

Giornata del Libro e del Diritto d’autore, tre domande a Chiara Carrer

L’illustratrice veneziana Chiara Carrer ha alle spalle più di cento libri pubblicati da i principali editori di settore italiani ed esteri. Per Kalandraka ha illustrato “È non è”, testo di Marco Berrettoni Carrara. Accanto alla libera professione di illustratrice unisce da anni anche l’insegnamento presso l’ISIA di Urbino e l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Un’esperienza che lei definisce la naturale continuazione della sua personale ricerca. A Bologna Children’s Book Fair le abbiamo proposto tre spunti di riflessione alla luce dell’epoca attuale-  dal ruolo del Maestro d’illustrazione al significato del diritto d’autore, che scegliamo di pubblicare oggi in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore patrocinata dall’Unesco. Chiara_48

 

Della tua lunga  esperienza di illustratrice e ricercatrice del settore fa parte anche l’insegnamento.  Qual è secondo te il ruolo del Maestro dell’illustrazione?

Tenendo conto che tutti gli illustratori affiancano al loro mestiere quello di docenze, workshops, incontri, la docenza è una parte fondamentale del mio percorso e sebbene io non abbia avuto un’educazione pedagogica istituzionale, probabilmente è una parte naturale che completa la mia ricerca.
Il docente ha il compito di cercare il più possibile di tirar fuori da ogni singolo individuo quello che ha da dire e di tentare allo stesso tempo il modo pertinente alla stessa persona con cui dirlo.
Si tratta di un compito non facile. C’è molta insicurezza nei giovani che incontro, poca coscienza di sé che spesso si manifesta in egocentrismo. Il docente deve far capire loro che non sono delle persone arrivate rispetto al mestiere che non hanno ancora uno stile, che non possono avere già un’identità completamente formata rispetto ad esso.
L’identità che si affianca all’arte e quindi all’artista si sviluppa se si capisce che esistono delle regole e che non puoi parlare di te ma attraverso di te. Un comportamento in cui c’è difficoltà a darsi, a rischiare, non c’è generosità, probabilmente dipende da un senso di smarrimento rispetto alla società che ci attende, e facilmente si trasforma in aggressività. Questo si percepisce in modo forte e inevitabilmente il docente vien investito di ruoli non suoi, psicologo e/o genitore.
L’esperienza dell’insegnamento è un’esperienza di annullamento rispetto all’identità della propria professione, in quanto docente offri le tue competenze i tuoi consigli, ma con una veduta mentale aperta, non puoi vedere con gli occhi con cui vedi la tua opera.
Tu sei davanti a tante personalità e devi entrare nella testa di ciascuno in maniera diversa.
Questa identità personale deve però poi confluire nel concetto di mestiere, di professione, in una mediazione tra il proprio desiderio di comunicare se stessi e quello che è il linguaggio che invece diventa condiviso con gli altri, col lettore che si deve identificare.
Ci deve essere una tale apertura per cui anche gli altri possano identificarsi.

Nella scuola cerchi la tua identità, ricerca che magari richiederà tantissimo tempo, ma è anche il luogo dove hai tempo di sperimentare.
Io non ho seguito un corso specifico d’illustrazione, non erano così frequenti come ora, ma ho studiato pittura e incisione all’Accademia. Per chi segue all’Università Illustrazione, potrebbe avere un processo molto più veloce. L’importante è capire che la ricerca necessita di tempo, di studio e fatica.  Non sempre il modo di esprimere quello che sentiamo è quello che credevamo.

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L’illustrazione ha radici lontane nella storia dell’arte. Qual è nella tua opinione l’evoluzione di questa forma espressiva e quale la sua identità contemporanea?

Io posso solo suggerire il mio punto di vista di chi l’illustrazione la fa.
Per la mia modesta esperienza posso dire che l’illustrazione è un vero e proprio linguaggio, penso appartenga di diritto all’arte visiva, utilizza lo stesso vocabolario e gli stessi strumenti. Non a caso la maggioranza degli illustratori ha una formazione principalmente artistica. Sanno bene che se vogliono arricchirsi, hanno bisogno di una serie di strumenti, basi culturali colte, conoscere la storia dell’arte e la letteratura.
Credo che l’illustrazione sia una forma espressiva costantemente legata alla forma narrativa, alla letteratura.  Anche i silent book devono avere una struttura narrativa per catturare lo sguardo. Ci sono anche libri in cui la parte visiva sviluppa una metodologia di narrazione diversa da quella sequenziale, immagini che stimolano la riflessione e l’attività, sollecitano l’osservazione e l’attenzione sull’ ambiguità della forma, come il classico “È questo o quello? ”della Agostinelli.
Spesso a parole si riconosce all’immagine un ruolo importante nella cultura, ma nella realtà dei fatti ancora si fatica a dare piena autonomia all’immagine e all’apporto culturale a lei proprio.
C’è una sorta di competizione tra scrittura e immagine e non di complementarietà di cui si parla tanto. Esse sono due forme complementari quando negli eventi pubblici o in seno alle catalogazioni in Biblioteche o librerie, i nomi degli autori sono entrambi rintracciabili.
Spesso in un festival di letteratura lo scrittore viene invitato a parlare e l’illustratore a fare un laboratorio, credo che questo comportamento rifletta una mentalità chiusa dentro schemi a mio avviso logori, luoghi comuni, definizioni di ruoli, etichette che io personalmente non condivido.

Nell’ambito lavorativo ci sono illustratori più esecutivi e altri più autoriali, ci sono tante sfaccettature del fare illustrazione, però non si può più definire l’illustrazione come dare lustro al testo, lo dimostrano tantissime belle edizioni e collane.  Sono  i comportamenti che non danno meritato riconoscimento a questa nuova e fertile proposta visiva.

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Si può parlare di una rieducazione al vedere, alla libertà del vedere…

Chi guarda e chi vive principalmente secondo il senso del vedere, ha un cervello che si forma secondo questa sensibilità che non deve essere per forza affiancata ad altri linguaggi per essere capita.
La sensibilità della vista esiste autonomamente. L’illustrazione ha una ricchezza culturale enorme.
A volte mi domando cosa insegno nel biennio dell’ Isia di Urbino. Prediligo insegnare il metodo, la riflessione e la progettazione, rispetto alle tecniche e introdurre gli strumenti del fare, perchè sebbene questi siano molto importanti, credo che prima di tutto si debbano rompere una serie di preconcetti.
La prima cosa che faccio è stimolare gli studenti ad imparare a vedere, e come si fa ad imparare a vedere? Attraverso l’esperienza diretta del disegno dal vero, l’osservazione analitica e la ricerca, credo che in questo modo si possa restituire, nella costruzione di un’immagine, il giusto ritmo.
Le immagini hanno una loro dimensione, una forma narrativa propria in cui non è indispensabile la sequenza narrativa.
La scrittura ha una logica di svolgimento, un prima e un dopo, un inizio, uno sviluppo e una fine, l’immagine può essere ora in questo momento e tutto finisce lì, ma in quell’istante contemplativo, tutto si ferma e modifica il tuo vedere successivo. La stessa cosa la vedrai con occhi diversi e da quel momento tutto avrà un sapore diverso, esattamente come una stessa lettura cambia nell’arco di una vita.
Decidi tu il modo per entrare nella narrazione, puoi decidere di visualizzare anche solo un frammento della vita, ma il come lo renderà unico.

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Che significato assume secondo te il diritto d’autore alla luce della realtà attuale?

In un’epoca in cui tutto e fruibile da tutti, in cui tutto è copia di tutto, è difficile salvaguardare il diritto d’autore, ma credo che ci siano buone ragioni per difenderlo: prima di tutto per una questione di onestà e rispetto reciproco.
Un autore non dovrebbe rubare nulla da un altro autore, ma se si ispira al lavoro di qualcun altro sarebbe bene trovasse una forma interpretativa diversa e ne riconoscesse la fonte.
Bisogna riconoscere il lavoro di ciascuno, capire l’importanza della cooperazione, della condivisione, condizione che secondo me nasce solo se esiste un rispetto reciproco profondo.
Riconoscimento del valore e del lavoro, vuol dire giusti contratti, restituzione dell’opera in cui ci siano degli originali, diritti d’autore per ogni utilizzo dell’opera diverso da quello concordato nel contratto, i nomi dello scrittore e dell’illustratore in copertina uno accanto all’altro e stessa importanza nella catalogazione dei libri.
Questi criteri potrebbero restituire a ciascuno il proprio merito, non c’è un mestiere che vale più di un altro, tutti sono indispensabili solo ne riconoscessimo l’importanza.
Ogni gesto di riconoscimento per ogni parte coinvolta nel processo di realizzazione, equivale a una legittimità di ogni competenza senza diseguaglianze. Non credo sia così, anche in ambito culturale esistono sistemi di sopravvivenza inaccettabili, copie, furti, appropriazioni illegittime, competizioni, oltre al diritto d’autore che dovrebbe attenersi al codice di comportamento deontologico della professione, ci dovrebbe essere un comportamento etico.

e-non-e-It-15È non èhttp://www.kalandraka.com/fileadmin/images/books/dossiers/e-non-e-IT_01.pdf

http://www.chiaracarrer.com/bio.aspx

 

 

 

 

 

 

Sette domande a Carlos Lópes e David Pintor autori di “Racconti per bambini che si addormentano subito”

L’8 ottobre esce “Racconti per bambini che si addormentano subito”, ventotto storie scritte da Carlos Lópes e illustrate da David Pintor, con le quali Kalandraka inaugura la collana “Sette Leghe”. Sotto lo pseudonimo di Pinto e Chinto, i due  sono il principale riferimento dell’umorismo politico in Galizia. Un umorismo che con naturalezza hanno riportato nella letteratura per l’infanzia tra figure grottesche e storie assurde  che in realtà rivelano una saggezza infantile che i grandi dimenticano, sepolta dalla loro “visione cartesiana” del mondo.

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Che significa per ciascuno di voi “autori per bambini”?

C.L. Per come la vedo io, devi essere molto in contatto con la mente dei bambini. Loro non sono ancora stati contaminati dalla nostra concezione cartesiana del mondo, sono molto più liberi nella loro visione delle cose, il confine tra il reale e l’irreale è ancora labile. Questo è l’universo nel quale l’autore deve collocare i suoi personaggi e le storie di cui sono protagonisti. Dall’altro lato il creatore di letteratura infantile ha una grande responsabilità: quella che il lettore bambino diventi un lettore adulto.

D.P. Dal punto di vista dell’immagine credo che il lavoro dei libri per l’infanzia sia molto importante per ampliare la cultura visiva dei bambini. In un mondo come quello odierno, in cui viviamo circondati da stimoli visivi, da schermi, da video, ritengo che sia fondamentale che un bambino si educhi alla cultura dell’immagine, allo stesso modo in cui lo fa con la cultura del linguaggio parlato, della matematica ecc… È qualcosa a cui non viene data abbastanza importanza nella scuola (l’insegnamento di disegno ha di norma poco valore accademico) ma che invece influenza il nostro mondo in maniera cruciale.

Che rapporto c’è tra infanzia e ironia? Come riuscite a trasmetterla, da un lato con la parola (Lópes) e dall’altro con l’immagine (Pintor)?

C.L. L’umorismo è il comune denominatore di tutta la nostra produzione letteraria. È intimamente legato al nostro modo di esprimerci, scorre in modo naturale nei racconti. Si tratta di giocare con le parole, di concepire personaggi assurdi che risultino strani o divertenti, di inventare storie strambe che facciano ridere. Per i bambini leggere deve essere un gioco.

I 28 “Racconti per bambini che si addormentano subito” rivelano, attraverso un umorismo intelligente e elementi di non sense, come la normalità può trasformarsi in qualcosa di straordinario e lo straordinario può divenire normalità. Da dove nasce questa ispirazione, qual è il processo interiore che ti permette di rendere così bene questo aspetto?

C.L. Immagino che sia una questione di stile, di modo di essere. Quando scrivi porti sulla pagina la tua maniera di concepire ciò che ti circonda. Da quasi tutto si può tirar fuori il lato umoristico, e questo è quello che facciamo noi. Ci muoviamo con disinvoltura nel mondo del surreale, dell’assurdo. E questo si connette molto bene con i piu’ piccoli.

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Gli stessi elementi li rivelano le illustrazioni di David. Quali sono le tue fonti di ispirazione?

D.P. Le mie fonti di ispirazioni sono molte. Ho iniziato il mio percorso professionale come umorista grafico, quindi ammiro molti caricaturisti. Poi con il tempo ho scoperto l’opera di molti pittori, scultori, registi. Ci sono tante persone interessanti dalle quali si puo’ imparare ogni giorno qualcosa, che poi incorporo nel mio lavoro. La lista è interminabile,ma dal punto di vista artistico, potrei citare Picasso, Chagall, Grosz, Steinberg, Chema Madoz, Mariscal, Sempé, Cezanne, Gauguin, Quentin Blake, Cartier Bresson, Matisse, Le Corbusier… Mi piacerebbe pensare che c’è qualcosa di loro nei miei lavori…

Che tecniche usi normalmente? Con quali ti senti più a tuo agio? Quali ti permettono maggiore espressività?

D.P. Ultimamente utilizzo un pennarello per realizzare i disegni, che poi scannerizzo e coloro al computer. La scelta della tecnica artistica dipende da molti fattori e ogni volta scegli quella che più corrisponde al tuo stato d’animo. Per quel che mi riguarda, sono ormai diversi anni che coloro al computer e credo che in un futuro non troppo lontano tornerò a tecniche più tradizionali come la cera, o la pittura acrilica. Si vedrà… Per il momento mi sento molto a mio agio con il tipo di espressività che ottengo con il disegno e poi  il colore digitale.

Com’è arrivato  il sodalizio tra di voi?

C.L. Da un punto di vista professionale ci dedichiamo all’umorismo grafico per la stampa dal 1993, David come disegnatore e io come sceneggiatore. Solo qualche anno più tardi abbiamo scritto e illustrato il nostro primo racconto per bambini, premettendo che si tratta di un terreno che ci ha sempre interessati. La stretta collaborazione nell’umorismo grafico si è trasferita nella letteratura infantile.

 Com’è nato “Racconti per bambini che si addormentano subito”?

In questo libro abbiamo riunito alcuni dei personaggi che popolano l’immaginario infantile (la strega, il gigante, il pirata ec…). È il nostro modo di rendere omaggio ai protagonisti delle storie che leggevamo e che ancora ci piace leggere.

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