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Il resoconto: La festa dei lettori alla Libreria Cuccumeo di Firenze

Nel contesto della Festa dei Lettori l’Associazione Scioglilibro ha organizzato diverse letture animate il 29 settembre alla Libreria Cuccumeo di Firenze.

Carlotta Cubbeddu ha presentato il nostro libro “Non è una scatola”.

Poi abbiamo giocato un po’…

E poi la Cubbeddu ha fatto una magia, l’abbiamo visto tutti quanti. C’eravamo e lo potremmo giurare…

O forse la magia l’hanno fatta i bambini e le bambine che la guardavano mentre disegnava sulla lavagna…

Fatto sta che non era una scatola, ma un trattore…

Insomma, anche i gufi della Cuccumeo sono rimasi di stucco!

La rassegna: Non è una scatola

…è tutto quello che vuoi tu!

Una scatola è una scatola è una scatola è una scatola… così diceva Gertrude Stein, mi pare. Ah no! Il discorso semantico era riferito alle rose (o alle promesse?)! E infatti questa Non è una scatola; sebbene sia di cartone, quadrata, sia ben evidenziato il suo peso (250 gr) e un bel timbro rosso sul retro specifichi che non si debba capovolgerla.

Pagina dopo pagina si apre la scatola, si va oltre l’imballaggio e una scritta rossa grande e grossa lo ribadisce: Non è una scatola.

Una voce simile alla nostra chiede a un coniglietto seduto in una scatola: “Perché ti sei seduto in una scatola?” Il coniglietto drizza le orecchie che appena voltata la pagina si piegano perché investite dal vento: “Non è una scatola”! È una macchina da corsa rossa fiammante e poi scusami, non ti sento, ho il vento tra i capelli, nelle orecchie, sembra dire il coniglietto che prosegue la sua corsa.

Si continua così, con la voce, sempre più simile alla nostra, che chiede “Che cosa fai su quella scatola?” E perché te la sei messa addosso, e perché ci giri intorno… Non è una scatola, è il Monte Coniglio e io sono un robot, e un addestratore d’elefanti indiani. Una variazione sul tema che non stanca mai, piuttosto incuriosisce. Se non è una scatola allora cos’è? Facciamo finta che… è questo il gioco, naturale e spontaneo, che coinvolgerà certamente anche il genitore narrante.

Grafica e layout sono essenziali e fungono da guida: il coniglietto e la scatola sono il frutto di linee nere, senza ombra, e mostrano ciò che il genitore vede. Il rosso (che già ci aveva sgridati all’inizio quando ostinati continuavamo a parlare di scatole) manifesta invece la fantasia, la libertà dirompente dell’immaginazione: è grazie alle sue linee che vediamo la mongolfiera, il razzo spaziale, la nave dei pirati.

Antoinette Portis è un’autrice che non dovrebbe assolutamente mancare nella libreria dei vostri bambini, sarebbe come se mancasse Munari, se non proponeste loro mai Sendak. E Kalandraka a un prezzo equo, considerato l’allestimento complesso e raffinato, ci offre l’occasione di far loro un bel regalo. Sono certa che offrendo ai bambini prodotti di qualità, leggendoli assieme a loro, dando loro la possibilità di entrare in contatto con albi studiati, creati con intelligenza e affetto, essi avranno l’occasione di maturare un gusto personale e proprio, assolutamente distante dalla banale omologazione dai colori pacchiani, dalle linee banali e dalle parole urlate e mielose che affollano una (ahimè!) grande parte della produzione letteraria destinata ai piccoli lettori. Perché albi come questo fanno in modo che la lettura (e l’albo permette la lettura anche ai bimbi che non sanno leggere) diventi esperienza, gioco, confronto con la realtà, viaggio con l’immaginazione.

Infine la scelta del coniglietto piuttosto che del bambino: perché un animaletto? Perché non il bambino? Si tocca un punto fondamentale della narrazione ai bimbi: perché è un bambino? Potrebbe chiedere la bambina lettrice? Perché ha i capelli ricci questa bambina? Potrebbe chiedere la bimba coi capelli lisci; perché questo bambino è bianco? Potrebbe chiedere il bimbo nero Non sono io… non mi ci rivedo, è un altro bambino. Il coniglietto è un coniglietto è un coniglietto, è un coniglietto. E a furia di esserlo diviene ciascun bambino, simbolo di ciascuna bambina. Permette un’immedesimazione completa e perfetta.

No, questo libro non è affatto, affatto una scatola.

Titolo: Non è una scatola
Autore: Antoinette Portis
Editore: Kalandraka
Dati: 2011, 40 pp., 14,00 €

Barbara Ferraro
atlantidekids.wordpress.com/2012/06/07/e-tutto-quello-che-vuoi-tu/

Chi vorresti essere?

Rebecca vorrebbe essere un pesce per “nuotare libera nel mare”; ma anche il pesce vorrebbe essere qualcun altro, magari un barbagianni “per volare libero nel cielo”; il barbagianni a sua volta vorrebbe essere un coccodrillo “per stare disteso sotto il sole”… e così passando dal tucano al camaleonte,

viaChi vorresti essere?.

La rassegna: Non è una scatola

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Finalmente pubblicato anche in Italia per i tipi della Kalandraka, questo albo era apparso nel 2oo6 negli Stati Uniti, dove aveva raccolto numerosi consensi: era stato inserito nella lista dei 1oo libri consigliati daìla Biblioteca di New York, selezionato tra i migliori albi dell’anno dalla prestigiosa ALA (associazione dei bibliotecari statunitensi)e aveva vinto iÌ premio intitolato al Dr. Seuss (TheodorSeuss Geisel Award).

Copertina e risvolti in carta marrone richiamano colore e aspetto di una scatola vera, anticipando così la narrazione, che si sviluppa in forma dialogica. Il testo propone un contrappunto a due voci, a simulare un adulto senza immaginazione che chiede: “Perché ti sei seduto in una scatola?” e un piccolo coniglio che risponde con la stessa frase del titolo: “Non è una scatoIa”. Non è una scatola infatti quella che il protagonista ha accanto. Ma l’oggetto da cui traggono origine gli immaginari giochi infantili che la storia narra – non con le parole ma col disegno. Una linea di contorno nera, semplicissima, tratteggia coniglio e scatola. Mentre al girar di pagina una linea rossa visualizza quanto il piccolo si figura: un’automobile, un robot, una nave dei pirati… Non una scatola, per l’appunto. La forma dialogica del testo è sottolineata dal colore delle pagine (marrone chiaro quelle dove compaiono le domande, rosse quelle delle risposte) sul quale spiccano i caratteri bianchi delle parole, in un alternarsi di pochi, studiati colori, a sottolineare il ritmo semplice ma essenziale del libro. Le illustrazioni dal tratto netto molto devono al disegno di Crockett e Johnson in Harold e la matita viola (Einaudi ragazzi, 2ooo), mentre danno corpo ai voli della fantasia che il protagonista, silenziosamente, realizza, in un crescendo di intensità, fino a concludersi con l’affermazione che si tratta di una “nonscatola”, a citazione della famosa negazione in Alice nel paese delle meraviglie, quella del “non-compleanno”. Tutto è, tranne una scatola. Approviamo la decisione di tradurre il libro, ma ci resta il desiderio di vedere tradotti anche altri, importanti titoli di Antoinette Portis, in particolare l’ultimo,  “A penguin story” (2009), che i francesi (sempre attenti) già hanno pubblicato.

Angela Dal Gobbo (Liber gennaio-marzo 2012)

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La Rassegna: L’ombrello giallo

La Rassegna: L’ombrello giallo

Marco Mondino si occupa dell’albo “L’ombrello giallo”, di Joel Franz Rosell e Giulia Campolmi nella puntata del 23 marzo di Assaggi Letterari, rubrica televisiva dedicata al mondo del libro e dell’editoria. Va in onda ogni venerdì all’interno del tg Hercole Tv News.

La rassegna: Chi vorresti essere?

A Cair Paravel si è parlato di “Chi vorresti essere?”… E vi consiglio di leggere questa recensione perché parte dal dubbio meditato da una giornalista e mamma (l’ordine dei fattori non altera…) e  raggiunge una conclusione risultato della lettura ai bambini.

Chi vorresti essere?.

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La rassegna: L’ombrello giallo

La rassegna: L'ombrello giallo

Giusi Germenia, responsabile dello spazio bambini della Biblioteca “V. Bellini” di Catania, scrive una recensione dell’albo “L’ombrello giallo” su “Vivere” (23/24-03-2012), il settimanale di società, salute e tempo libero del giornale “La Sicilia”.

La Rassegna: L’ombrello giallo

 

Quando ho aperto per la prima volta il libro sono rimasta immediatamente colpita dalle illustrazioni, per poi leggere che è nato proprio durante Ars in Fabula, il master di illustrazione che si svolge presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata.

Mi piace sempre quando il libro per ragazzi assume colori che non ci aspettiamo: detesto le grafiche definite dai colori caciaroni e privi di spessore così sfacciatamente digitali da editoria da supermercato, ma mi innamoro immediatamente di un libro che fa delle variazioni di grigio (con una punta di giallo canarino!) la sua cifra essenziale. E mi piace perdermi nelle citazioni che piacciono agli adulti e che riconosceranno nella fabbrica di ombrelli quella che Chaplin, in Tempi Moderni, ha inscritto nel nostro immaginario.
Il libro narra la storia di un operaio che, lavorando nella fabbrica da cui escono solo ombrelli neri, marroni o blu di Prussia, un giorno vuole sovvertire le regole e schiaccia la leva del giallo. Ma all’operaio manca il coraggio di dichiarare il suo gesto e l’ombrello, privo di un tutore che rivendichi la rivoluzionarietà del gesto anticonformista, si avvia al non facile destino delle cose che sono diverse da come ce le aspettiamo di solito. Nonostante questo il nostro ombrello giallo finirà nella vetrina di un grande magazzino, per poi rendersi conto che è la vetrina degli articoli a saldo o resi da clienti insoddisfatti. Anche per l’ombrello giallo tuttavia arriva un compratore, ma non ci avviamo verso un lieto fine strombazzante con un ombrello che esce sotto la pioggia con un padrone magari dandy e trendsetter che lo guida verso il cammino di affermazione della dignità degli ombrelli gialli.

Il grigio è il colore delle sfumature tra il bianco e il nero e così anche il finale del libro non è un netto finale come quelli dei film, ma qualcosa di molto più simile alla vita, dove non è poi vero che se sei diverso vieni accettato incondizionatamente, ma solo che forse riuscirai a trovare una forma di felicità, anche se lontana dal sogno della vita.

L’ombrello non dimenticò il suo sogno, quello che aveva avuto l’operaio quando aveva spinto la levetta della tinta color pulcino: essere come un piccolo sole che splende in mezzo alla pioggia.

E alla fine essere un girasole nel petto degli spettatori del circo, non è un così brutto destino.

Scritto da Valeria Baudo per il blog Le Letterature di Biblioragazzi

La Rassegna: Ballare sulle nuvole

Donatella Romanelli pubblica una recensione sull’albo dell’autrice argentina Vanina Starkoff sul blog Mangialibri.

viaBallare sulle nuvole.