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Le combinazioni infinite di un puzzle nato dal “ricicla-riusa”

Sul numero di aprile 2017 del mensile di letteratura e illustrazione per l’infanzia, Andersen, Elisabetta Civard dedica una recensione alla nostra novità “Il puzzle infinito”, dell’autore argentino Diego Bianki.

“È una parola”, novità a sorpresa alla fiera di Bologna

Sentirsi simili anche quando siamo diversi, non preoccuparsi delproprio aspetto, appoggiarsi nei momenti difficili, è una parola!

Ma quale?   Lo scopriamo solo alla fine del libro di Arianna Papini. Novità di Kalandraka, presto in distribuzione anche nelle librerie, arrivata a sorpresa alla fiera di Bologna.

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Alla fiera di Bologna arriva a sorpresa la novità di Kalandraka, È una parola, della scrittrice e illustratrice fiorentina Arianna Papini e che presto sarà in distribuzione anche nelle librerie. Il cambio di distributore della casa editrice non aveva fatto prevedere la possibilità di un lancio a Bologna.

La sorpresa è stata presto svelata quando Arianna si è seduta per una dedica e un momento di tranquillità si è trasformato in una lunga attesa di persone alle quali l’autrice ha pazientemente dedicato qualcosa di personale  anche nella grafica tra collages, disegni e colori.

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Il resoconto: Aperitivo letterario a Verolanuova

Venerdì 14 settembre l’autore di “e’ non e’”, Marco Berrettoni Carrara, e la direttrice di Kalandraka Italia, Lola Barcelo’ Morte, sono stati i protagonisti di un aperitivo letterario organizzato dal Festival Occhio di Bue di Verolanuova, una iniziativa dell’uomo di teatro Pietro Arrigoni che vuole coinvolgere la Bassa Bresciana.

La sindaco di Verolanuova, Maria Carlotta Bragadina, presenta l’aperitivo. Al tavolo, Marco Berrettoni, Lola Barcelo’ e la giornalista Laura Penocchio.

“È non è” è un’approssimazione poetica vicina al fenomeno dell’autismo.  L’artista Chiara Carrer,  una delle principali esponenti dell’illustrazione in Italia, è l’autrice delle tavole. Le immagini si sovrappongono sulla carta da parati; sono linee, disegni, ombre, figure che si applicano a mo’ di collage su delle superfici di diversa consistenza. Trasmettono visivamente quello che il testo esprime in modo letterario: astrazione, assenza, mistero,solitudine, panico, timore, tenerezza, rabbia, affetto…

In una prospettiva infantile, questo libro contribuisce a rendere visibili –in modo rispettoso, tenero e sensibile- le persone con necessità educative speciali con un linguaggio metaforico di grande bellezza che non fugge la realtà.

“Appena l’ho avuto in mano -racconta Pietro Arrigo sul sito del festival- ho sentito il bisogno di recensirlo per raccontarvi subito un libro che è stato prima di tutto una forte emozione perché si avvicina in punta di piedi a un tema che sarebbe stato facile banalizzare o spettacolarizzare alla Rain Man. Le parole che Marco Berrettoni Carrara usa per descrivere (o meglio far descrivere) Sara, la bambina autistica al centro della narrazione, dimostrano o una sensibilità fuori dal comune o una conoscenza approfondita del tema. Il punto di vista scelto non è banale: il narratore è il fratello, una figura che in famiglie con questi problemi si trova spesso a essere giocoforza lasciata un po’ sola e caricata di pesi che non dovrebbe avere sulle spalle. Ma l’autismo di Sara non è solo un innegabile problema, ma la storia di un rapporto difficile tra due persone che non si assomigliano”.

LA BORSETTA DELLA SIRENA (LIBRI PER INCANTARE) L’OMBRELLO GIALLO, Joel Franz Rosell, Giulia Frances Kalandraka 2012

Da letturacandita.blogspot.com

VENERDÌ 9 MARZO 2012

 

 
 
“A quei tempi tutti gli ombrelli erano neri, marroni o, tutt’al più, blu di Prussia o verde scuro. Così quando nella bottega saltò fuori quell’ombrello giallo, tutti quanti rimasero di stucco. Un ombrello di un colore simile non era previsto né nei piani, né nei cataloghi, né negli ordini.”
 
ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)
 
Tra mille ombrelli neri, o tutt’al più marroni, blu o verdi, quell’ombrello giallo spiccava un bel po’. Quell’operaio, stanco del suo solito tran tran stecche-impugnatura-fodera stecche-impugnatura-fodera, decise di dare un colpetto alla levetta del colore: giallo pulcino. E così uscì fuori, dopo una lunga serie di ombrelli neri, un unico ombrello giallo, giallo come un girasole giallo. E poi tutto ricominciò come prima: ombrelli neri, ombrelli neri, ombrelli neri.
Il responsabile del controllo qualità sbraitò un bel po’, ma alla fine fu costretto ad infilare l’ombrello anomalo in un fodero regolamentare, nero anche quello.
 
 
L’ombrello giallo era nato da un colpo di fantasia dell’operaio che pensava che giallo, il colore del sole, sarebbe stato molto bene in mezzo al grigio, sotto la pioggia. E questo bel pensiero segnò la vocazione di quell’ombrello che per tutta la sua vita non smise mai di crederci. Ma giallo in un mondo di grigi, non fa fortuna e così finì in una vetrina stantia di un grande magazzino, tra oggetti in disarmo. 
 
 
Ma arrivò il giorno in cui un ometto basso, con il nasone e capelli stopposi, lo volle acquistare a tutti i costi. Sebbene non fece mai il parapioggia sotto un cielo grigio, tuttavia trovò un suo posto nel mondo ed il suo sogno di rischiarare tra tanti colori tetri continuò a scaldargli il cuore, a tal punto che, seppure non sotto la pioggia, riuscì a rischiarare comunque gli animi di tutti quelli che lo videro ondeggiare tra le mani di un pagliaccio sotto un grande tendone da circo…
Così va la vita. Non sempre il sogno si realizza appieno. Sta a noi cercare di dare un senso alle cose che ci capitano. Sta a noi non perdere la fiducia nel sogno e sta a noi saperlo comunicare agli altri. Sta a noi fare della nostra diversità una forza. Ed è esattamente quello che capitò all’ombrello. Avvolto dalla grande protagonista della storia che è l’alienazione, dopo la solitudine e l’attesa chiuso in una vetrina, l’ombrello protagonista non riuscì mai ad essere fino in fondo quello per cui si sentiva portato, non sentì mai il ticchettio della pioggia sulle sue stecche tirate e sulla sua tela tesa, ma riusci ugualmente a sembrare un sole giallo per la gente che, andando al circo, voleva dimenticare per un paio d’ore il gran grigiore della città estranea.
 
Realizzato all’interno del corso Ars in fabula che ogni anno ‘sforna’ un buon numero di talenti (penso per esempio all’esordiente Claudia Palmarucci che ha illustrato già La rosa e di recente I musicanti di Brema, Orecchio acerbo 2012), questo libro costruito su un racconto del famoso scrittore cubano, è fatto di colori ed atmosfere. Un grigio che conosce molte sfumature, che crea una patina su ogni altro colore sottostante, un grigio imperante che ha il compito di creare, per l’appunto, un’atmosfera opaca, che pervade ogni angolo di quella città ed è in grado di infiltrarsi anche sotto il tendone del piccolo circo. A ben guardare, lo stesso giallo dell’ombrello giallo, che dovrebbe essere il protagonista indiscusso, sembra intimidito da tutto quel gran grigio, come a voler ribadire anche attraverso il disegno ciò che le parole ci hanno raccontato.
 
Carla Ghisalberti

Noterella a margine: brava, davvero brava,  Giulia Frances a inventare e poi giocare con quella luce ghiaccia.

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Recensione- L’OMBRELLO GIALLO

Recensione- L’OMBRELLO GIALLO

Vogliamo riportare la magnifica recensione di Eleonora Bellini sul blog Le letture di don Chisciotte.

“[…] La lettura è indicata a tutti, bambini e anche adulti, e particolarmente a chi vorrebbe essere sempre uguale agli altri e si interroga sul perché della propria unicità e/o diversità. E’ adatta a chi si sente messo da parte e non se ne capacita. E’ adatta a chi sa fare bene delle cose e nessuno gliele chiede […]”