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La famiglia C, una famiglia come tante

2015-09-23 10.58.35…Venite, venite, signori e signore, bambini e bambine. Venite a vedere l’unico, l’ineguagliabile, e, fino ad ora mai visto, spettacolo della Famiglia C che solo con l’uso dell’immaginazione, senza rete, senza nessun artificio, senza trucchi ne inganni, riesce a riempire di colore anche i giorni più grigi.

Emanuele Morel dedica una recensione a “La famiglia C” sul suo blog Pillole&Books

http://emanuelemorel.it/index.php/category/libri-per-bambini/

La rassegna: L’ombrello giallo

 

Donatella Romanelli, dal portale Mangialibri, dedica una recensione a “L’ombrello giallo”. “Un albo illustrato che richiama alla memoria il film “Pleasantiville” del 1998 – qui la pellicola, inizialmente in bianco e nero, inizia a colorarsi gradualmente (per primo un fiore) quando Jennifer, la protagonista femminile, inizia a sovvertire le regole previste dalla trama – sia il capolavoro “Tempi Moderni”, diretto e interpretato da Charlie Chaplin nel 1936, geniale atto di protesta contro l’alienazione industriale della catena di montaggio”.

viaLombrello giallo.

La rassegna: Caleidoscopio di colori – L’ombrello giallo

78 – Writers Magazine Italia

(maggio 2012)

PICCOLE DONNE CRESCONO

rubrica
di Laura Castellani

Siamo alle porte dell’estate e la voglia di circondarci di colori si fa sempre più insistente anche nel leggere albi illustrati pieni di sfumature…
Quest’aria frizzante di tarda primavera mi fa venir voglia di circondarmi di colore. Lo shopping selvaggio a caccia di vestiti, frutta, verdura, fiori allegri e colorati mi risveglia dal torpore invernale. È per questo che anche negli albi illustrati ricerco le
sfumature più brillanti.
Uno dei colori che preferisco è il giallo e proprio questa tinta è la protagonista di L’ombrello giallo edito da Kalandraka.
L’incipit è caleidoscopico: “A quei tempi tutti gli ombrelli erano neri, marroni o, tutt’al più, blu di Prussia o verde scuro.”
Poi si scopre che in fabbrica è stato fatto per errore un ombrello giallo che fa imbufalire il responsabile del controllo della qualità perché un ombrello giallo “non si è mai visto”. L’operaio che l’aveva tinto non ha il coraggio di affermare che era stato lui a schiacciare il bottone tinta giallo pulcino proprio “pensando a come sarebbe sembrato bello un ombrello color del sole in mezzo alla pioggia”. Non volendo buttarlo, alla fine il responsabile decide di venderlo insieme agli altri e così comincia l’avventura dell’ombrello giallo che, però, nessuno vuole comprare. Questo passa il tempo in vetrina sempre più depresso finché arriva un ometto buffo e lo compra ma… non per usarlo sotto la pioggia! È così che l’ombrello scoprirà di essere l’aiutante di un pagliaccio che lo utilizza per “fare capriole, equilibrismi, giochi di magia per far divertire la gente che andava al circo e che torna a casa contenta come chi porta un girasole vivo nel petto”.

Essendo Ariete, che è governato da Marte, pianeta rosso per eccellenza, adoro anche questo colore in tutte le sue sfumature.
Quindi sono stata irresistibilmente attratta dalla copertina rossa con un cuore rosso di La notte dello stregone edito da Artebambini. Questo divertente albo illustrato narra le vicissitudini di uno stregone che “mangia a colazione i bomboloni al mascarpone” e che si innamora della donna cannone vista in un quadro al Museo dell’Espressione. Per incontrarla di persona chiama Babbo Natale che arriva sul coccodragone (incrocio tra un coccodrillo e un dragone) e che esaudisce il suo desiderio d’amore. Caterina Arciprete, con le sue coloratissime illustrazioni, rende omaggio alla donna paffuta, burrosa, gioiosa e mangiona di Fernando Botero, il grande pittore colombiano la cui pittura è impregnata di ironia.
Di divertimento e umorismo sono ricche anche le pagine di Lupo favoloso edito da Nuove Edizioni Romane. È un albo senza parole dove il lupo, invece di essere il solito stereotipo di brutto e cattivo, diventa invece il protagonista di vari travestimenti colorati e si cala nei panni di molti personaggi delle storie più amate dai bambini, come Cenerentola con un bellissimo vestito rosa che perde la scarpetta pure rosa oppure Raperonzolo, con degli infiniti capelli biondi. Il lupo Biancaneve, in un abito multicolore, strappa un sorriso, mentre il lupo Brutto Anatroccolo è molto tenero. In questo piccolo grande albo Eva Rasano ha saputo con maestria mascherare il lupo in ben diciannove protagonisti delle fiabe: tutti divertentissimi.
I protagonisti di Gatti neri gatti bianchi edito da Editoriale Scienza sono invece i gatti di tutti i colori: bianchi, neri, rossi, grigi tranne verdi. Le illustrazioni di Anna Laura Cantone sono vivaci e spiritose, adatte a rendere in modo buffo i primi concetti di Logica narrati da Anna Cerasoli, la scrittrice che ha saputo far amare la matematica a moltissimi bambini. Nel box nella pagina che segue trovate una piccola intervista proprio ad Anna per scoprire il suo segreto: come riesce a rendere semplici dei concetti matematici difficili.

LA BORSETTA DELLA SIRENA (LIBRI PER INCANTARE) L’OMBRELLO GIALLO, Joel Franz Rosell, Giulia Frances Kalandraka 2012

Da letturacandita.blogspot.com

VENERDÌ 9 MARZO 2012

 

 
 
“A quei tempi tutti gli ombrelli erano neri, marroni o, tutt’al più, blu di Prussia o verde scuro. Così quando nella bottega saltò fuori quell’ombrello giallo, tutti quanti rimasero di stucco. Un ombrello di un colore simile non era previsto né nei piani, né nei cataloghi, né negli ordini.”
 
ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)
 
Tra mille ombrelli neri, o tutt’al più marroni, blu o verdi, quell’ombrello giallo spiccava un bel po’. Quell’operaio, stanco del suo solito tran tran stecche-impugnatura-fodera stecche-impugnatura-fodera, decise di dare un colpetto alla levetta del colore: giallo pulcino. E così uscì fuori, dopo una lunga serie di ombrelli neri, un unico ombrello giallo, giallo come un girasole giallo. E poi tutto ricominciò come prima: ombrelli neri, ombrelli neri, ombrelli neri.
Il responsabile del controllo qualità sbraitò un bel po’, ma alla fine fu costretto ad infilare l’ombrello anomalo in un fodero regolamentare, nero anche quello.
 
 
L’ombrello giallo era nato da un colpo di fantasia dell’operaio che pensava che giallo, il colore del sole, sarebbe stato molto bene in mezzo al grigio, sotto la pioggia. E questo bel pensiero segnò la vocazione di quell’ombrello che per tutta la sua vita non smise mai di crederci. Ma giallo in un mondo di grigi, non fa fortuna e così finì in una vetrina stantia di un grande magazzino, tra oggetti in disarmo. 
 
 
Ma arrivò il giorno in cui un ometto basso, con il nasone e capelli stopposi, lo volle acquistare a tutti i costi. Sebbene non fece mai il parapioggia sotto un cielo grigio, tuttavia trovò un suo posto nel mondo ed il suo sogno di rischiarare tra tanti colori tetri continuò a scaldargli il cuore, a tal punto che, seppure non sotto la pioggia, riuscì a rischiarare comunque gli animi di tutti quelli che lo videro ondeggiare tra le mani di un pagliaccio sotto un grande tendone da circo…
Così va la vita. Non sempre il sogno si realizza appieno. Sta a noi cercare di dare un senso alle cose che ci capitano. Sta a noi non perdere la fiducia nel sogno e sta a noi saperlo comunicare agli altri. Sta a noi fare della nostra diversità una forza. Ed è esattamente quello che capitò all’ombrello. Avvolto dalla grande protagonista della storia che è l’alienazione, dopo la solitudine e l’attesa chiuso in una vetrina, l’ombrello protagonista non riuscì mai ad essere fino in fondo quello per cui si sentiva portato, non sentì mai il ticchettio della pioggia sulle sue stecche tirate e sulla sua tela tesa, ma riusci ugualmente a sembrare un sole giallo per la gente che, andando al circo, voleva dimenticare per un paio d’ore il gran grigiore della città estranea.
 
Realizzato all’interno del corso Ars in fabula che ogni anno ‘sforna’ un buon numero di talenti (penso per esempio all’esordiente Claudia Palmarucci che ha illustrato già La rosa e di recente I musicanti di Brema, Orecchio acerbo 2012), questo libro costruito su un racconto del famoso scrittore cubano, è fatto di colori ed atmosfere. Un grigio che conosce molte sfumature, che crea una patina su ogni altro colore sottostante, un grigio imperante che ha il compito di creare, per l’appunto, un’atmosfera opaca, che pervade ogni angolo di quella città ed è in grado di infiltrarsi anche sotto il tendone del piccolo circo. A ben guardare, lo stesso giallo dell’ombrello giallo, che dovrebbe essere il protagonista indiscusso, sembra intimidito da tutto quel gran grigio, come a voler ribadire anche attraverso il disegno ciò che le parole ci hanno raccontato.
 
Carla Ghisalberti

Noterella a margine: brava, davvero brava,  Giulia Frances a inventare e poi giocare con quella luce ghiaccia.

La Rassegna: L’ombrello giallo

 

Quando ho aperto per la prima volta il libro sono rimasta immediatamente colpita dalle illustrazioni, per poi leggere che è nato proprio durante Ars in Fabula, il master di illustrazione che si svolge presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata.

Mi piace sempre quando il libro per ragazzi assume colori che non ci aspettiamo: detesto le grafiche definite dai colori caciaroni e privi di spessore così sfacciatamente digitali da editoria da supermercato, ma mi innamoro immediatamente di un libro che fa delle variazioni di grigio (con una punta di giallo canarino!) la sua cifra essenziale. E mi piace perdermi nelle citazioni che piacciono agli adulti e che riconosceranno nella fabbrica di ombrelli quella che Chaplin, in Tempi Moderni, ha inscritto nel nostro immaginario.
Il libro narra la storia di un operaio che, lavorando nella fabbrica da cui escono solo ombrelli neri, marroni o blu di Prussia, un giorno vuole sovvertire le regole e schiaccia la leva del giallo. Ma all’operaio manca il coraggio di dichiarare il suo gesto e l’ombrello, privo di un tutore che rivendichi la rivoluzionarietà del gesto anticonformista, si avvia al non facile destino delle cose che sono diverse da come ce le aspettiamo di solito. Nonostante questo il nostro ombrello giallo finirà nella vetrina di un grande magazzino, per poi rendersi conto che è la vetrina degli articoli a saldo o resi da clienti insoddisfatti. Anche per l’ombrello giallo tuttavia arriva un compratore, ma non ci avviamo verso un lieto fine strombazzante con un ombrello che esce sotto la pioggia con un padrone magari dandy e trendsetter che lo guida verso il cammino di affermazione della dignità degli ombrelli gialli.

Il grigio è il colore delle sfumature tra il bianco e il nero e così anche il finale del libro non è un netto finale come quelli dei film, ma qualcosa di molto più simile alla vita, dove non è poi vero che se sei diverso vieni accettato incondizionatamente, ma solo che forse riuscirai a trovare una forma di felicità, anche se lontana dal sogno della vita.

L’ombrello non dimenticò il suo sogno, quello che aveva avuto l’operaio quando aveva spinto la levetta della tinta color pulcino: essere come un piccolo sole che splende in mezzo alla pioggia.

E alla fine essere un girasole nel petto degli spettatori del circo, non è un così brutto destino.

Scritto da Valeria Baudo per il blog Le Letterature di Biblioragazzi

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Recensione- L’OMBRELLO GIALLO

Recensione- L’OMBRELLO GIALLO

Vogliamo riportare la magnifica recensione di Eleonora Bellini sul blog Le letture di don Chisciotte.

“[…] La lettura è indicata a tutti, bambini e anche adulti, e particolarmente a chi vorrebbe essere sempre uguale agli altri e si interroga sul perché della propria unicità e/o diversità. E’ adatta a chi si sente messo da parte e non se ne capacita. E’ adatta a chi sa fare bene delle cose e nessuno gliele chiede […]”