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Mostra personale di Chiara Carrer a Arezzo

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Sabato 26 luglio alle ore 18.00 in piazza S. Francesco 10, di Arezzo, l’associazione MEGA+MEGA presenta la mostra personale dislocata in tre sedi, dell’artista Chiara Carrer. Opere digitali dall’albo pubblicato dalla Kalandraka “E’ non e’”  sonno in mostra presso il passaggio pedonale del Palazzo Vescovile (scale mobili), dal 26 Luglio al 31 agosto 2014.

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Il testo di Marco Berrettoni Carrara è una approssimazione poetica e vicina al fenomeno dell’ autismo dal punto di vista di un bambino. La comunicazione e la reciproca comprensione non sono tanto facili però niente è paragonabile alla specificità di Sara fatta di assenza, mistero, solitudine, panico, timore, tenerezza, rabbia, affetto..

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A cura di Matilde Puleo, il progetto si articola e coinvolge alcuni punti strategici del centro storico con format diversificati finalizzati a molteplici tipologie di pubblico. Chiara Carrer presenta la personale “Amo quel che svanisce”, presso lo spazio espositivo Piazza San Francesco 10, e l’installazione “Alice” presso galleria Mega+Mega, via Cesalpino 2. Creatrice nel campo dell’editoria da più di vent’anni con più di cento libri pubblicati in tutta Europa, si è diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e in incisione alla Scuola di Arti Ornamentali San Giacomo. E’ insegnante di illustrazione all’ISIA di Urbino e all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

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“In questo evento articolato che si sviluppa in tre sedi, l’artista dà prova che le illustrazioni di un libro sono un fatto artistico reale, nel quale si ha l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di sorprendentemente “utile”, sia in termini di contenuto che di forma. Il valore aggiunto di certi libri illustrati, ciò che li fa apparire al tempo stesso nuovi e necessari, è la genuinità degli interessi che li ha generati, il fatto cioè che essi rappresentino il risultato di un’attività di studio e di ricerca sincera. Le immagini di Chiara Carrer qui esposte sono un invito a ripercorrere il cammino ideativo dell’artista, dal colore al bianco e nero e dalla campitura al segno e all’incisione e stratificazione, in modo da impreziosire una forma artistica troppo spesso emarginata dal mondo dell’Arte”. [Dal comunicato stampa MEGA+MEGA].

Il questionario di Kalandraka, Oscar Villan

“Il piccolo coniglio bianco” è appena uscito con una nuova ristampa dopo la prima del 2008.
Abbiamo parlato per l’occasione con Xosé Ballesteros, autore del testo (link sotto) e rivolto il nostro questionario a Oscar Villan, illustratore del libro e di un altro albo del nostro catalogo “La zebra Camilla”. Conversando, prima del questionario, gli abbiamo chiesto un piccolo confronto su come, da artista, lavora sul racconto tradizionale e che tecnica ha scelto per questa storia, tratta da un racconto della tradizione portoghese.

All’inizio non faccio alcuna distinzione.  Appendo all’attaccapanni le etichette (“testo d’autore” o “racconto tradizionale”, per esempio) prima di entrare nel testo. Ogni genere ha le sue caratteristiche, però, lavoro su ciascuno basilarmente partendo dal suo contenuto e dalla sua struttura particolare e concreta.  Per “Il piccolo coniglio bianco ” ho utilizzato tempera. È stata la prima volta che l’ho usata. Tubetti che mi aveva regalato mia madre. Colori decisi, molto intensi. Una meraviglia.

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Ricordi chi ti regalò il primo astuccio di colori?

No. Suppongo i miei genitori.

È arrivato prima il disegno o il colore?

Insieme.

Un sogno ricorrente, un’immagine della tua infanzia.

Mio nonno che fa volare le farfalle che ha realizzato ritagliando le cartine.

Che storie preferivi da bambino?

Tutte. Che si sedessero accanto a me a letto e raccontassero. Poi, quando già leggevo da solo, mi gustavo Asterix, Tintin. Il piccolo Nicolas. E poi, un po’ più grande, Tolkien.

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Ricordi la prima volta che hai provato il desiderio di accompagnare una storia con le immagini?

Ricordo l’opposto: di avere coperto le illustrazioni di alcuni racconti perché la rappresentazione dei personaggi non invadesse quello che io immaginavo.

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In che momento hai deciso che volevi fare l’illustratore di mestiere? [l’idea di Munari dell’arte come mestiere]

Poco prima di diventarlo. Se devo pensare a un momento decisivo potrebbe essere dopo la fine della scuola superiore: mi sono dato l’obiettivo non precisamente di fare l’illustratore, ma di mantenere vivo e accrescere il mio lato concreto, creativo, così, con questa idea, mi sono iscritto a Belle Arti, con l’intenzione di aumentare le possibilità che questo aspetto della mia vita si mantenesse vivo e possibilmente accresciuto alla fine dello studio. Dopo, una serie di circostanze hanno fatto in modo che mi ritrovassi a cercare lavoro come illustratore: il mio interesse per l’illustrazione della stampa (specialmente per il meraviglioso, divergente, eterogeneo lavoro di Raul (ndr Raul, Raúl Fernández Calleja) per l’editoriale di El Pais di quell’epoca, la fine del percorso di studio, i buoni consigli di una professoressa, la nascita della casa editrice Kalandraka quasi al lato di casa mia.

Il tuo percorso di apprendimento è stato intuitivo o progettato con metodo?

Al di là del fatto di aver studiato Belle Arti, direi basicamente intuitivo. Osservando. Provando. Leggendo.

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Chi riconosci come maestri? [Non è una domanda limitata al campo dell’ illustrazione, ma anche ad altri settori, il campo dell’arte in generale, la musica in particolare, la fiolosofia, l’iconografia religiosa etc…]

Tanti. A cominciare da bravi professori di scuola e della facoltà. Per l’illustrazione posso citare Isidro Ferrer o Raul, Alejandro Magallanes o Puño o Javier Jaén; esploratori della grafica, avventurieri che si inoltrano nella giungla delle immagini (o nel deserto del foglio bianco), determinati, con allegria, curiosi e giocherelloni, per vedere cosa c’è, cosa trovano, cosa viene fuori. Però cerco di assorbire  da tutte le parti…

Cosa ti ispira nel tuo lavoro?

Il foglio bianco. Non sapere cosa verrà fuori.

Quali tecniche usi normalmente? Con quali ti trovi più a tuo agio? Quali ti permettono maggiore espressività?

China, tempera, computer.  Mi piace sia lavorare sulla carta che col digitale. Si è già parlato tanto di questo. Ogni mezzo ha i suoi vantaggi e i suoi inconvenienti. Io mi trovo bene con tutti e due.Combinandoli. Se posso utilizzare anche la scultura o la fotografia, tanto meglio.

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 Secondo te, quali sono le tre capacità indispensabili per un illustratore?

Direi che l’unica irrinunciabile è la voglia. Il desiderio di fare.

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Quello che un editore non ti ha mai chiesto e che ti piacerebbe sentirti dire.

Ho ricevuto tante  richieste che mi hanno lusingato  e che non mi aspettavo né immaginavo. Che continui così. Ogni chiamata è una sorpresa.

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link all’intervista a Xosé Ballesteros: embed]https://libripersognare.wordpress.com/2014/05/29/ristampa-de-il-piccolo-coniglio-bianco-conversazione-con-xose-ballesteros/[/embed]

 

Marina Marcolin premiata a Cento, voce alle due autrici di “Lettere fra i lacci”

Dopo essere stata selezionata per la mostra degli illustratori  e per la terna dei finalisti del Concorso Illustratori di Cento, Marina Marcolin ha ritirato il secondo premio su decisione della giuria popolare, per le illustrazioni di  “Lettere fra i lacci”.  Un riconoscimento, seguìto alla selezione per la Biennale di Bratislava,  al lavoro dell’artista e ad un libro che è nato sotto una stella di silenziose sintonie tra l’autrice Cristina Maldonado, Marina e la direttrice di Kalandraka Italia, Lola Barcelo’, che le ha fatte incontrare. Sì, perchè, mentre Cristina pensava a Marina per il suo libro dopo averla improvvisamente scoperta a Bologna Children’s Book Fair tramite altri lavori, Lola  già l’aveva contattata, pensando la stessa cosa. E sempre a Bologna, a distanza di due anni,  abbiamo parlato con loro tra una firma e l’altra.

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A partire dagli apprezzamenti avuti per il suo lavoro  con Marina abbiamo discorso di cosa è per lei oggi questo libro e quanto sia importante per l’artista essere sempre pronto  a nuove ricerche

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Ancora adesso ogni volta che lo riguardo, che rivedo le tavole,  che ripenso al periodo in cui ci ho lavorato lo guardo con affetto, è un lavoro in cui mi sono sentita molto a mio agio, molto libera… E’ uno dei libri che tengo più nel cuore anche per come è venuto fuori per la dimensione che ha avuto nel mio percorso..

Quando lavori diciamo che non pensi al dopo, quando appoggi il pennello, la matita la cosa è conclusa quasi per te da un certo punto di vista, poi il libro va… per cui ogni cosa che arriva dopo è un regalo che ti sorprende anche, ma non perché tu non sia contenta del lavoro o anche magari consapevole  di avere fatto un buon lavoro… è una cosa in più, che ritorna ma su cui tu non avevi puntato mentre facevi il libro, perché  tu ti leghi alla storia, al concetto della cosa–poi quello che arriva sono cose bellissime che certo alla fine ti ripagano anche dell’impegno che avevi messo nel lavoro…

E’ importantissima anche la parte di ricerca che hai fatto per conto tuo, è una parte importante il non fermarsi a delle cose sempre sicure, andare dove hai voglia ancora di esplorare, di camminare-  l’aspetto bello per me non è dove arrivo ma mentre sto camminando, anche nel mio percorso artistico lascio sempre una parte libera…”

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Così è nato “Lettere fra i lacci”, una storia in cui il potere delle lettere è libertà, in un Venezuela agricolo dove per raggiungere la scuola Flor, la maggiore di sette fratelli, deve scendere la montagna e percorrere a piedi chilometri. E solo prima di varcare la soglia della scuola indossa le scarpe, come un rito, per averle belle  in quello che, per la protagonista, è un luogo di possibilità e speranza.

La distanza geografica tra le due autrici  ha favorito uno spazio universale, una libertà che nei disegni di Marina entrano in contatto con una memoria interiore personale di ognuno e condivisa, un proprio ricordo, una strada personale e universale.

Nella voce della scrittrice Cristina Falcon, appena rientrata da un viaggio nel suo paese, il Venezuela, emerge il potere delle lettere, come potere di cambiamento.

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Le lettere in generale, in particolare nei sogni di questa bambina sono un filo, un filo che sostiene un ponte che  è il ponte alla realizzazione di sogni, a viaggiare, a scoprire. Questo avviene quando si mettono insieme questi disegni strani, belli, misteriosi che dopo pronunciati, ti permettono di ,non solo pronunciare, ma anche leggere e leggendo aprire finestre ad altre storie, altri mondi, altre vite e,anche, altri sogni.

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Siccome penso che lei (Flor) abbia capito questa cosa,  sente anche la necessità di non interromperla e  la voglia di dare quello che lei ha avuto la fortuna di ricevere che è trasmetterla a sua volta.

Lotta per questo sogno, impossibile nel mondo dove lei abita e cresce, un po’ precario materialmente, ma molto ricco affettivamente.

Flor ha avuto una maestra che le ha passato questo filo invisibile,  come io ho avuto la fortuna di avere delle maestre che sono state molto importanti nella mia vita, una di queste è stata mia nonna e poi a scuola. Flor non  vuole che questa trasmissione si  interrompa, vuole essere lei stessa un giorno quella che passa questo filo ad altre mani, continuando a sostenere i sogni di altri bambini…

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“Nella mia mente nasce un’immagine in cui ogni lettera può essere una piccola nave, come le barche di carta che si fanno da bambini, e diventano belle realtà che bisogna difendere e che non hanno niente a che vedere con questa precarietà, sono, all’opposto delle armi, mezzi amabili, gentili che rinforzano chi le pronuncia le legge, fanno forti le persone.. E poi quando un bambino si innamora delle lettere, questo sarà un amore al quale potrà sempre fare riferimento…

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Il quotidiano difficilmente permette ai maestri di valutare l’immenso potere che viene concesso loro di trasmettere  questo amore a un bambino per tutta la vita,  e tra l’altro, come in questo caso, a una bambina… sappiamo che le donne al mondo devono in certi casi fare più fatica, uno sforzo in più per essere valutate, prese in considerazione, rispettate…

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una bambina  che riceve il dono della scoperta delle lettere sarà una bambina che avrà un qualcosa in più, una coperta dal freddo della vita, un qualcosa che la proteggerà non solo dalle persone ma da tutti gli elementi che nella vita ci colpiscono, non sarà mai sola, un lettore non è mai solo interiormente…

Nella solitudine si costruiscono i sogni, io ho sempre difeso il nulla fare dei bambini…perchè i sogni arrivino il bambino deve avere momenti di silenzio, di solitudine, per strada, su un divano, in un giardino, quei momenti sono come un salvadanaio dal quale nella vita si potrà sempre attingere…

Io posso fare riferimento solo alla mia vita. Ho giocato molto da sola, anche se sono cresciuta in una famiglia di sei figli, ma erano più grandi e ho avuto quindi molto spazio per la mia solitudine

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Difendo il potere di trasmissione del maestro, ma oltre a questo difendo l’importanza del fatto che facciano uno sforzo per comprendere e per  far capire anche ai genitori la necessità del bambino seduto con i suoi pensieri…  spesso cerchiamo di riempire lo spazio, il tempo dei bambini in continuazione per colmare  un vuoto affettivo che per molti motivi, anche di gestione vita quotidiana, non riusciamo a condividere con loro… anche con la scuola c’è questo problema,  i bambini arrivano alla sera e stanno ancora lottando con i compiti da finire, questo è un modo per allontanarli dalla lettura, ci vorrebbe un po’ di misura, uno sforzo di misurare quelle cose che gettiamo nel tempo dei bambini…

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“La mamma”, riflessioni dell’autrice

Kalandraka in Spagna ha scelto di affrontare con l’autrice di “La mamma”, Mariana Ruiz Johnson,  alcune riflessioni sul processo di preparazione dell’opera.

Noi ne parliamo oggi in occasione della Festa della Mamma, che in Italia quest’anno si celebra domani, 11 maggio 2014, seconda domenica del mese. Il libro ha iniziato il suo viaggio sette mesi fa anche nel nostro paese, in occasione della sua pubblicazione dopo la vincita del Premio Compostela per Albi Illustrati. Con gli auguri al libro e a tutte le mamme, riportiamo le risposte  che Mariana ha dato a Paz Castro, responsabile comunicazione di  di KLK Spagna, al momento della notizia del Premio.

 

Si parla sempre dei libri finiti, che hanno già superato il processo dialettico della pubblicazione e della progettazione; libri per i quali è stata scelta la carta più adatta, le cui pagine sono uscite da una stampa attenta alla minima sfumatura del tono cromatico, che dopo la cartonatura arrivano alla nave dei Libri per Sognare di KALANDRAKA per viaggiare verso le librerie, le biblioteche, le scuole, i musei, le abitazioni.

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Per Mariana Ruiz Johnson (Buenos Aires, 1984), vincitrice del VI Premio Internazionale Compostela per Albi Illustrati, la maternità non è stata solo una vicenda personale, ma anche un’esperienza creativa. Si è presentata al concorso sotto lo pseudonimo di Pepa Bellon con “Mama”. L’opera, che è stata poi prescelta dalla giuria del concorso, è nata nel 2012, lo stesso anno in cui l’autrice è diventata  mamma.

MarianaRuizJohnson.jpg-PER-WEB“Fino a quel momento avevo lavorato come illustratrice a tempo pieno, ma un giorno è nato Pedro e con lui è arrivata la rivoluzione. I pennelli sono scomparsi in un istante, perché mi ero dimenticata di loro. Improvvisamente, ero una mamma. Attraversavo un cambiamento esistenziale, vertiginoso, allucinante, che sarebbe stato per tutta la vita. Guardavo le altre mamme per la strada, sul treno, ai giardini. Tutte erano passate attraverso la mia stessa condizione. Queste donne dovevano nutrire i loro figli, coprirli quando faceva freddo, aiutarli a dormire la notte, portarli dal dottore quando erano malati. Tutte, ognuna a modo suo, amavano i loro figli. Questa esperienza, questa vicinanza, mi accomunava a loro. E mi accomunava a mia madre, a mia nonna, a milioni di donne di oggi e di sempre”

La mamma è tante cose…

È una casa tonda,

morbida e ambulante…

È un centro felice, sicuro e raggiante.

la-mamma-It-5“Mi sono sentita come parte di una rete invisibile di amore materno che sostiene l’umanità. Un amore che ha mille aspetti, perché ci sono mamme di uno e di molti, madri adottive e biologiche, madri che scelgono di esserlo e altre che non lo scelgono, neo mamme e madri che sono già bisnonne. E mamme che affrontano la cosa più temibile, la perdita di un figlio. Così in un primo momento ho scritto una poesia dedicata a tutte noi, le mamme. “

Con la poesia mentalmente nascevano una serie di immagini esuberanti per contenuto e colori, in cui la natura era presente dall’inizio alla fine. E così- come una nuova nascita- ha preso forma il libro. Una seconda maternità per l’autrice , artistica e letteraria, non priva di inquietudini e dubbi.

“ Come affrontare qualcosa di tanto universale in un libro per bambini senza lasciare fuori niente? Perché ci sono pochi temi che risvegliano tanta passione e controversie come questo.
E oltre a essere universale, è un’esperienza molto personale. Dopo averci girato intorno per qualche mese, ho capito che non era possibile includere nel mio libro tutte le forme di maternità e che la chiave era intenderlo da un punto di vista poetico. Un libro pensato per creare un momento di condivisione tra madre e figlio. Ho immaginato ogni doppia pagina come qualcosa che avrei guardato un giorno insieme a Pedro. Sicuramente dalla lettura sarebbe emerso quello che io non avevo potuto dire e molto altro”

PER-WEB-1L’anno successivo “Mama” era un progetto che iniziava a concretizzarsi, che dalla mente  dell’autrice si plasmava in una prima versione del testo, e si traduceva in un insieme di bozze al computer. Il Premio Compostela era un desiderio che aleggiava nella testa di Mariana Ruiz Johnson. Sono stati mesi di intenso lavoro durante il quale è stato fondamentale l’aiuto della famiglia per permettere all’opera di prendere forma.

“Ho detto a mio marito: “Mi piacerebbe presentarmi al Premio Compostela per Albi Illustrati, ma avrò bisogno di aiuto con Pedro. “ E durante questo tempo lui si è occupato di più dei pannolini, dei giochi, delle pappe, e di fare in modo che io non perdessi l’entusiasmo! Il libro cresceva poco a poco, si trasformava, quasi come un bimbo nella pancia della sua mamma”

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Azzurri, gialli, rossi, verdi… colori intensi e in armonioso contrasto prendono forma nelle pagine di questo libro. L’ essere umano è una specie tra le altre in questo albo dove si celebra anche la figura femminile, circondata da piante, da bellezza e da frammenti del mondo che ci circonda.
la-mamma-It-12“Nelle immagini compaiono gli animali con i loro piccoli che rappresentano l’universale e l’istintivo della maternità; e la piccola storia di una mamma con suo figlio, da quando nasce a quando diventa adulto, che si basa sulla mia lunga esperienza di figlia e la mia breve esperienza di madre”

“Dal punto di vista estetico, mi sono ispirata allo stile ornamentale dell’arte popolare latinoamericana, incluse le figure delle sante e santi popolari presenti nel mio paese e in gran parte del mio continente. Questo linguaggio rinforza l’idea di “beatificazione” della figura materna, con immagini iconiche e un’abbondanza di elementi quasi barocca. Dall’altro lato, mi ha ispirato la forza poetica della pittura di Paul Klee e il suo uso del colore.”

la-mamma-It-13Conoscendo il percorso di un libro come “La mamma”, i lettori si renderanno conto che qualunque libro ben fatto nasce da sforzo, decisioni, riflessioni, rinunce, che non è una traiettoria facile e veloce come potrebbe sembrare. Che il suo valore va ben oltre quello prettamente economico, che a ogni giro di pagina corrispondono tante emozioni e illusioni.
“Durante il periodo di gestazione del libro e di preparazione per il concorso ho rifiutato un lavoro, un invito alle vacanze al mare, ho investito in stampa e posta, ho preparato la festa del primo compleanno di Pedro, e mi chiedevo continuamente se tutto questo  fosse invano. Mi sembrava molto difficile poter ottenere il premio, però questo progetto mi rappresentava fortemente e sentivo che il concorso era la scusa perfetta per portarlo avanti. Ho avuto un grande aiuto e appoggio da parte della mia famiglia e dei miei amici. Tutti hanno fatto del loro meglio perché potessi farcela, prendendosi cura di Pedro, ascoltandomi, leggendo il testo o impaginando il menabò”

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Tanta perseveranza avrà una grata ricompensa: “ Mama” sarà pubblicato in castigliano, galiziano, catalano, euskera, portoghese, inglese e italiano.

Così è stato.

“Il giorno che mi hanno chiamata per dirmi che ero la vincitrice, era mattina presto e ero emozionatissima quando ho risposto al telefono. Pedro mi guardava sorpreso, eravamo soli in casa. Con le lacrime agli occhi, gli spiegai cosa mi avevano detto. Non parve importargli granché. Voleva che gli cambiassi il pannolino. Un piccolo modo di festeggiare la notizia!”

100_6474.jpg-per-WEB-4E certamente il libro, come ha desiderato Mariana Ruiz Johnson, sarà dedicato “a tutte le mamme del mondo”.

E aggiungiamo noi, anche in questo caso, così è stato.

http://www.kalandraka.com/blog/2013/05/03/mama-de-mariana-ruiz-johson/

“È una parola” su LG Argomenti

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La rassegna: Non è facile piccolo scoiattolo

Non è facile, piccolo scoiattolo!

Elisa Ramòn / Rosa Osuna

Firenze, Kalandraka, 2011

È difficile trovare le parole per aiutare ad affrontare la morte di una persona cara, soprattutto se bisogna parlare a un bambino. Storie come questa permettono di accostarsi al tema in modo allo stesso tempo sincero e delicato, passando attraverso un libro e un piccolo protagonista che si pone le stesse domande che probabilmente si pone qualsiasi bambino rimasto senza la mamma e che, nella vicinanza del papà e di un grande amico, trova la strada per consolarsi e non dimenticare.

Da Annalisa Brunelli.

Rivista Hacca Parlante, settembre 2012, Edizioni Erickson, Trento

PROSSIMA USCITA: UN GORILLA, UN LIBRO PER CONTARE

Testo e e illustrazioni: Anthony Browne
Rilegato
32 pagine a colori 26 cm x 30 cm
Collana Libri per Sognare
ISBN 978-88-95933-41-2
Prezzo: € 16,00

Un libro per bambini dai 3 anni e per adulti che si svegliano a una nuova consapevolezza.

Un dialogo sulla famiglia, la specie umana e le etnie  illustrato e realizzato da un maestro internazionale, il britannico Anthony Browne. Le tavole, dalla forte capacità narrativa, un misto di realismo quasi fotografico e sfumature surrealistiche, ci presentano uno stile tutto personale e vicino al pop.
Le applicazioni dell’albo:  imparare a contare, presentare l’ordine dei primati e l’evoluzione umana….

La rassegna: “Lettere fra i lacci” – Flor: Libri e fratelli

Lo studioso di letteratura per l’infanzia e di storia dell’illustrazione nonché coordinatore redazionale della rivista Andersen, Walter Fochesato, firma la recensione dedicata a “Lettere fra i lacci” pubblicata nell’ultimo numero di settembre.

 

La rassegna: “Chi vorresti essere?”

“Chi vorresti essere?” di Arianna Papini, Kalandraka.

Posted by in 2. Dai 3 ai 5 anni, ALBI ILLUSTRATI

Selezionato tra i tre finalisti al premio Andersen 2012 nella categoria “Miglior Libro 6/9 anni”, quest’albo bello e originale di Arianna Papini è, insieme, poetico ed evocativo, delicato e suggestivo.
La struttura è circolare: si parte da un punto inziale e vi si ritorna attraverso una serie di immagini e parole che si danno la mano e si concatenano.
Ma al punto di arrivo non ci si ferma, si va un po’ oltre con una chiusa perfetta che regala significato al gioco suggerito dall’albo.

Federica Pizzi

La rassegna: Capretti caproni

“Capretti-Caproni” adattamento dal racconto tradizionale di Olalla Gonzàles e Federico Fernàndez, Kalandraka.

Posted by  in 2. Dai 3 ai 5 anniALBI ILLUSTRATI

Tratto da un racconto tradizionale, questo bell’albo illustrato racconta ai bambini una favola dove l’astuzia e l’unione vincono sulla forza e la prepotenza