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Il sapore della Luna

64926 A QUE SABE LA LUNA Portada

 

“Le illustrazioni hanno una texture dal sapore speciale, morbido. La luna ha una sua consistenza, se ne percepisce la rotondità la caratteristica luminescenza.”

AtlantideKids

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?*

Oltre a far venire l’acquolina in bocca a quelle nove paia di occhi che rilucono del tuo pallido bagliore, s’intende. Perché che sia d’oro e d’argento è chiaro, così come ruvida e un po’ liscia, a volte a spicchio a volte piena, ma è dolce? È salata?

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Gli animali del bosco guardano ogni notte alla luna chiedendosi che sapore abbia; tutti provano a raggiungerla per conquistarne un pezzetto, dare una leccatina…, stirandosi, allungandosi, tendendo colli e zampe, ma nulla, ogni tentativo si rivela vano.

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Fino a quando la tartaruga non ricorda la fiaba dei fratelli Grimm, quella del cane che sale sulla groppa dell’asino e il gatto sulla schiena del cane e il gallo in cima a tutti, e idea! Se, pur salendo su una collinetta, e mettendosi sulle punte, lei da sola non riesce nemmeno a toccare la…

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Achille il puntino | di G. Risari e M. Taeger | Kalandraka

Un libro per sognare, un albo illustrato per bambini che libera la fantasia, un libro che non termina all’ultima pagina ma da lì inizia la storia di ognuno di noi

Un post di Stefania Pessina sul blog “Mamma, mi leggi una storia?” (16/06/2018) [https://mamma-mileggiunastoria.blogspot.com/2018/06/achille-il-puntino-risari-taeger-kalandraka.html]

Achille il puntino

Achille il puntino” è la storia di un puntino. Perché tutto parte da lì, da un semplice puntino.
Un puntino che si trova su un foglio di carta, un foglio bianco, tutto bianco, tranne che per quel puntino.

Ma cosa sarà questo puntino?

Il puntino può assumere diversi significati.
Può rappresentare quello che alla fine viene illustrato, ossia lo svilupparsi di un puntino in un essere dotato di testa, occhi, orecchie, gambe, mani e piedi…portando così i piccoli lettori ad analizzare e prendere in considerazione le singole parti del corpo umano, che, come sappiamo, sono oggetto di curiosità  già dai primi anni di vita.

Il puntino può essere inteso come un’idea, il nascere di un’idea, dapprima un’idea vaga, un pensiero, una bozza che pian piano si trasforma e diventa via via qualcosa di sempre più definito.

Oppure può, più in generale, essere inteso come la nascita di qualcosa e qualunque cosa sia, il puntino ne è l’inizio!
E’ l’inizio della storia, è l’inizio che stimola la fantasia, è l’inizio che ci porterà da qualche parte.
E allora vediamo dove ci condurrà questo puntino.

“All’inizio, nel mezzo di un foglio bianco senza disegni né tracce c’era un puntino.”

Il puntino diventa dapprima un occhio, incuriosito a guardare ciò che lo circonda, e poi due, perché uno non era più sufficiente.
Dopo gli occhi si crea la testa e il puntino inizia così anche a pensare oltre che a guardare.

Achille il puntino

In quanto essere pensante, il puntino decide di darsi un nome: Achille.
Ma oltre che a pensarlo, Achille lo pronunciò grazie alla bocca che si era creato.

Assistiamo alla vera e propria creazione di Achille: ogni pezzettino che Achille si crea, è giustificato dalla necessità di fare qualcosa.
E così, siccome Achille vuole andare ad esplorare il mondo, si fa crescere due gambe, e poi il naso per annusare il fiore che trova, e poi un braccio per raccogliere un frutto, e due orecchie per cantare ed ascoltare.

Ogni volta che Achille scopre qualcosa, lui cresce: trova una pietra tonda e per giocare a calcio si fa crescere due piedi.

Achille il puntino

Arriviamo alla fine della storia che Achille è cambiato, è cresciuto, si è evoluto.
Le cose che ha incontrato l’hanno cambiato.
Il mondo esterno l’ha portato ad evolversi.
Le cose che ha incontrato, le necessità che ha vissuto, la voglia di conoscere, la sua curiosità, la sua apertura al mondo, alle cose, alla vita…tutto ciò l’ha spinto a migliorarsi, a trovare una soluzione, a crescere, a modificarsi, a diventare ciò che è alla fine della storia.
Ma…tutti i cambiamenti sono voluti da Achille stesso. Non c’è una volta che Achille abbia subito il cambiamento.

Di lui mi ha colpito proprio questo: la sua volontà, il suo voler conoscere il mondo.
Il percorso di Achille non è un percorso perfetto: anche lui si trova a dover “correggere il tiro”.
Eh già, perché le due orecchie che si fa crescere, le mette dapprima tutte da una parte.

“Poi capì ch’era meglio metterne una di qui e l’altra di là.”

Ma le cose che “non vanno” non vengono mai viste come qualcosa di negativo, ma semplicemente come un primo tentativo, seguito poi dal cambiamento grazie alle esperienze che Achille vive.

Non vi ho però ancora parlato del finale.

Achille si sdraia sotto il cielo stellato, un cielo fatto di tanti puntini, infiniti puntini.
E questi puntini cosa sono?
I puntini del cielo possono essere tante cose.
Achille stesso ci pone il dubbio che quei puntini non siano semplicemente delle stelle.

“Forse un giorno avrebbero abbandonato anche loro il foglio della notte per raggiungerlo.”

Ecco che i puntini che Achille ammira possono essere i puntini di un altro foglio, un altro inizio.
E ciò che possono diventare dipende da noi.

 

Achille il puntino

L’ultima pagina di “Achille il puntino” diventa, a mio avviso, la prima pagina di un altro libro.
Ma quale?
Ma il nostro, il vostro, quello del piccolo ascoltatore o di voi grandi lettori.
Chiuso “Achille il puntino”, il piccolo lettore può così iniziare a creare il proprio Achille o ciò che la fantasia gli suggerisce partendo proprio da quei puntini.

Achille il puntino è un bellissimo inno alla fantasia, alla libertà di espressione della fantasia del lettore.
Troppo spesso i bambini vengono indirizzati, bombardati da consigli, da indicazioni, da compiti. Troppo spesso la loro fantasia viene limitata da ciò che è meglio o non è meglio fare.

Achille ci accompagna per mano in questo cammino della sua nascita e crescita per poi lasciarci liberi di trasformare il nostro puntino in ciò che la nostra fantasia ci suggerisce.

E non c’è un giusto o un sbagliato, un meglio o un peggio.
A me piace pensare che il piccolo lettore possa trovare in questo albo illustrato un incoraggiamento alla libera espressione della fantasia, quella che ci fa viaggiare anche stando in casa, quella che non dovrebbe assopirsi mai nemmeno a novant’anni, quella che alimenta anima e mente, quella che andrebbe valorizzata, stimolata e tenuta viva tanto da piccoli quanto da grandi.
Cosa sarebbe l’uomo senza la fantasia?
Una noia mortale!

E allora, dopo aver letto “Achille il puntino” prendete le vostre matite colorate e, da un puntino, vedete dove vi porta la vostra fantasia, senza limiti né barriere, alla scoperta del mondo…e oltre!

Due parole sull’autrice e l’illustratore

L’autrice di questo albo illustrato è la milanese Guia Risari, scrittrice, giornalista e traduttrice che vanta una produzione letteraria che si estende a diversi generi, dalla saggistica ai romanzi, dai racconti alla poesia, dalla letteratura per l’infanzia alle traduzioni.
Giusto per farvi capire di chi stiamo parlando, Wikipedia scrive di lei:
“Gli scritti per l’infanzia di Guia Risari s’innestano nel nuovo modello letterario italiano del XXI secolo, tramite il quale i bambini vengono sollecitati ad una lettura attiva e critica, incoraggiati a rielaborare la realtà in maniera creativa.”
Le illustrazioni sono di Marc Taeger e ben rappresentano in modo semplice e chiaro i testi di Guia Risari.
Il tratto di Marc Taeger è inconfondibile: semplice, geometrico, essenziale, chiaro, unico.
E con i due colori predominanti (il rosso e il blu) sembra volersi non solo rivolgere ad un pubblico di bambini ma far sì che i bambini si sentano all’altezza di partire da questo libro per creare il proseguo del proprio puntino.

Achille il puntino
di Guia Risari – illustrato da Marc Taeger
Edizioni Kalandraka

“Un’ultima lettera”: un segno di speranza

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La annusi, la puoi toccare, la sfiori e con un dito ne percepisci rugosità, porosità, la delicatezza leggera e la sembianza contornata dai sentimenti che caratterizza la carta, la scrittura, la corrispondenza, la lettera nel mondo caotico di internet, delle facili relazioni, dove tutto perde di valore tridimensionale e dove la quantità vince sulla qualità, sempre. La lettera, i pensieri scritti, la parola quindi perpetuata nel tempo, la bellissima cosa chiamata attesa che ci coinvolge e non ci abbandona, ma piuttosto nutre di speranza le nostre azioni, i nostri sentimenti più belli, più profondi, più sicuri.

Un’ultima lettera è un libricino prezioso, ci fa comprendere appieno l’epoca in cui viviamo o meglio ci racconta di un passato che non c’è più, quell’intelligibilità tra le persone che traspare nei rapporti, nello sperato, scavando nelle profondità delle piccole cose che sono e che fanno da base per le relazioni degli uomini e delle donne future, dei bambini che verranno. Qualcosa si è perso lunga la strada, qualcosa che nelle pagine scritte e illustrate da Antonis Papatheodoulou e Iris Samartzi prende vita raccontando di un postino, del suo ultimo giorno di lavoro e di una sorpresa che lo attenderà come commiato per il prezioso lavoro svolto e per tutto ciò che è stato il suo infaticabile venire al mondo tra la gente.

Immagine correlata

Il libro edito da Kalandraka ricorda un altro capolavoro della narrativa per l’infanzia Il postino dei messaggi in bottiglia anche se qui, nella creazione della coppia greca, la struttura in parte similare si abbandona ad un comparto grafico che fa del collage emozionale un tocco distintivo e apprezzabile. Il disegno prende forma, prende vita ribadendo concetti inespressi e capaci di scavare e scavare all’interno del lettore per ricreare un senso di concretezza davvero convincente grazie ad una stabilità cromatica che predilige i colori tenui, quei virati seppia e quegli azzurri di un’epoca che sembra non esistere più.

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto

Un’ultima lettera è prima di tutto un segno di speranza, una concretezza storica da ribadire, da narrare e ricordare, prima che sia troppo tardi. Questo illustrato d’autore è un piccolo fascio di luce solitario in tanto caos multimediale, un’essenziale ricerca che nel gesto si fa punto d’approdo, un modo diverso di comunicare e tramandare significati che hanno bisogno di essere inviati, aperti, imbucati come piccoli cenni d’amore.

(Pubblicato il 18/04/2018 da Marco Zordan, Indiepercui)

Sorgente: http://indiepercui.altervista.org/libri-illustrati-antonis-papatheodoulou-iris-samartzi-unultima-lettera-kalandraka/)

L’anno del coniglio

L’orto di Simone, Rocío Alejandro (trad. Emma Vaccaro)
Kalandraka 2017
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
“Finalmente è arrivata la primavera! Simone, come ogni anno, si preparava a seminare le sue carote. Per prima cosa recintò l’orto. Poi preparò la terra, cercò i semi e li sparse. Si prese gran cura delle piantine, che pian piano crescevano. Diversi giorni dopo… le carote erano pronte per essere raccolte.”
E ora che il lavoro pesante è tutto alle spalle, compare il primo collaboratore non richiesto. Paolo, appena arrivato, si offre volontario per la raccolta e mentre è lì che sgranocchia la prima carota suggerisce a Simone, piuttosto contrariato, di piantare anche la lattuga. Come se non bastasse, arriva Cora che suggerisce la coltivazione dei pomodori. E ognuno che passa dice la sua, e si dà da fare per ampliare il piccolo orto di Simone. Melanzane, mais, fragole e il gruppo di ‘contadini’ cresce almeno quanto il terreno messo a fruttare.
Ormai sono tutti lì, galline, caprette e maiali a zappare e annaffiare: l’unico che è scomparso è proprio Simone.
Sorge spontaneo il dubbio che si sia arrabbiato dell’intrusione a tal punto da andarsene altrove.
Ma quanto può resistere un coniglio lontano dalle sue carote?
Partito da un’idea ‘germogliata’ guardando gli orti comuni nel suo quartiere e costruito su uno schema semplice che gioca su successive entrate che si vanno ad addizionare l’una sull’altra in modo sostanzialmente analogo, questo libro color guscio d’uovo di Rocío Alejandro ha una serie di meriti.
Se una lettura superficiale potrebbe suggerire il paragone con libri decisamente migliori sotto il profilo del disegno e della qualità del testo, come per esempio Zuppa di sasso, che ha sostanzialmente la medesima struttura, ciò nonostante L’orto di Simonenasconde piccoli dettagli che lo rendono interessante.
Il primo dei quali, proprio con il segno ha a che fare. Fin dalla prima occasione Rocío Alejandro sfrutta l’idea della superficie della pagina come superficie coltivabile. Per cui, con un azzardo prospettico, si vede crescere la recinzione come se fosse cornice del foglio. E ancora nella parte centrale del foglio, con rigore maniacale le piantine si dispongono lungo linee precise che di fatto ‘quadrettano’ il foglio. Come se ancora non fosse sufficiente a ribadire l’effetto geometrico, i solchi del dissodare e del sarchiare la terra hanno l’aspetto di una carta millimetrata. Le carote in bell’ordine, le lattughe, i germogli di mais e le piantine di fragole sono tutti elementi che contribuiscono a dare dell’agricoltura amatoriale un’idea piuttosto geometrica. Come effettivamente ogni buon contadino potrebbe confermare.
Anche il secondo merito riguarda il disegno, o forse sarebbe più corretto dire la stampa. Difatti Rocío Alejandro ha lavorato qui con la stampigliatura di timbri colorati, che si autodenuncia nella inevitabile sovrapposizione cromatica di alcune forme. Usando solo due colori, il nero (nelle sue sfumature fino al grigio) e l’arancio (in onore delle carote), lei costruisce timbri ad hoc per ogni singolo elemento: un timbro per l’insalata, uno per per le gocce d’acqua, uno per i germogli di mais, uno per le carote e uno per le loro foglie. E via andare fino a conquistare la doppia pagina e anche di più. Un lavoro minuzioso e certosino che però crea un effetto straniante e allo stesso tempo piacevole per lo sguardo. Così come avviene nella storia raccontata a parole, così avviene nel riempimento della pagina che, sul finale, raggiunge l’effetto di una vera e propria tessitura con diversi pattern a carattere vegetale che solo a una attenta osservazione riprendono la loro forma concreta: le nascenti pannocchie di mais o le tondeggianti melanzane. E qui subentra il terzo dettaglio interessante: tanto più stilizzate sono le forme, tanto più leggibili continuano a essere. Evidente risultato di un ragionamento sull’essenza formale di oggetti e animali.
Ben meritato il Premio Internazionale Compostela 2017.
Pubblicato il 23 febbraio 2018 da Carla Ghisalberti (blog Lettura Candita http://letturacandita.blogspot.it/search?q=simone)

Minimalario, per la sera

Luisa Santinello dedica una breve recensione a “Minimalario”, di Pinto e Chinto, sul mensile Il Messaggero di Sant’Antonio di febbraio 2018.

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Originalità, immaginazione e bellezza: ecco “Minimalario”

Una recensione di Francesca Fabris sulla sua rubrica mensile, “Passione libri”

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Di porci, maiali e maialibri

AtlantideKids

Il maialibro, Anthony Browne - 2013, Kalandraka Il maialibro, Anthony Browne – 2013, Kalandraka

Poveri maiali! Vituperati mai come di questi tempi. Portati ad esempio di egoismo e cattivi comportamenti. Non nego che il pensiero che il “trionfale” ritorno tra le pagine degli albi illustrati del maiale sia dovuto all’impazzare di Peppa Pig sugli schermi e tra gli scaffali delle librerie mi abbia sfiorata. Piccola parentesi che nulla ha a che fare con l’albo che vado a recensire: Peppa Pig a mio parere è un prodotto di tutto rispetto con contenuti semplici, affini alla sensibilità dei bambini, privo di orpelli e affatto inneggiante a stereotipi consumistici. Che poi la RAI e, a ruota, le case editrici da libreria o edicola, la somministrino per ore ed ore e in tutte le salse (adesso anche in lingua originale) ai bambini è un altro problema che si affianca all’incapacità di taluni di arginarlo (non è obbligatorio che i bambini vedano…

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