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I libri del 2015 che hanno reso più bello AtlantideKids

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1. Pinocchio prima di Pinocchio, di Alessandro Sanna – Orecchio acerbo Pinocchio prima di Pinocchio3

Quando lo vedo, lì dritto, impettito, stagliarsi nell’aurora, o nel tramonto, lo immagino pronto a mirabolanti avventure. E non mi sbaglio: parte a grandi balzi. Non conosce mezze misure. Sembra felice, ma non pare Pinocchio, non vedo il naso lungo che, così di profilo, certamente salterebbe agli occhi. D’altra parte, da come capitombola e si diverte, sembra proprio lui. Non so… io continuo a seguirlo, e con una certa trepidazione, perché il ragazzino di legno si sta fidando ciecamente di un gatto e di una volpe, silhouette nere nella neve bianca, e s’avvia a passo sicuro verso una folla di altri legnosi, verso un bosco, che dal tanto danzare s’infiammano. []

2. C’era una volta una bambina, di Giovanna Zoboli e Joanna Concejo – Topipittori

C'era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo - 2015, Topipittori C’era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo – 2015…

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Ancora approfondimenti sui libri banditi

La redazione di Bossy – il blog femminista che tratta tematiche connesse alla discriminazione e disuguaglianza maschile e femminile, ai fenomeni di abusi e violenze, ai diritti LGBT- ha dedicato un articolo di approfondimento ai libri banditi dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.  Per quanto riguarda noi della Kalandraka avremmo piacere a sapere se iniziata la scuola, i libri continuano lontani dalle mani degli insegnanti e dei bambini veneziani. Tutto tace presso la Serenissima.

http://www.bossy.it/venezia-censura-i-libri-e-noi-li-leggiamo-tutti-e-poi-ve-li-regaliamo.html

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Cari estinti, finalmente ci siamo incontrati (in biblioteca)

Mercoledì 12 agosto, alla Biblioteca Canova di Firenze,  si è svolta una lettura di Cari estinti da parte degli operatori della sezione Junior del posto.  Il libro è stato scelto per un incontro attività di questa  mattinata di quasi Ferragosto, periodo di viaggi.  In effetti, il libro  di Arianna Papini, ci fa letteralmente viaggiare nel tempo e nello spazio. Una bambina in partenza per le isole Galapagos, conosce già il geochelone e la sua storia e , con emozione, la  condivide con gli altri partecipanti, mentre ne  riascolta la poesia dalla voce degli operatori della sezione. È una delle presenze che animano le pagine di questo albo, capace di ridare vita a venti specie animali estinte per mano dell’uomo, che si raccontano con poesie, accompagnate da ritratti di ispirazione funebre,  e interrogano con sottile ironia il lettore, inevitabilmente  coinvolto in prima persona.

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In copertina, il DODO, Raphus cucullatus; ottava poesia del libro

20150812_104111“Son geochelone, enorme tartaruga, vivevo bene nell’ isola di Pinta …” (si presenta: il GEOCHELONE, chelonodis abingdonii)

20150812_104429Già fui cacciata dai compari di Colombo  quando per mare le Americhe scoprì…(si presenta: la FOCA DEI CARAIBI, neomonachus tropicaliis)

  20150812_111059(1)-PER-WEB dopo la lettura, i partecipanti si sono messi all’opera.  Colori, piccoli pennelli, tappi di sughero a disposizione…

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…ma i più piccoli hanno preferito le mani, senza mediazioni

20150812_111313-PER-WEBal lavoro per realizzare la carta di identità di un animale estinto, scelto tra quelli del libro, oppure per pensarne uno a fantasia o, ancora, uno esistente e immaginare quali potrebbero essere le cause della sua estinzione, se non ce ne prendiamo cura..

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Dopo circa due ore, ci siamo salutati. I partecipanti hanno messo i disegni ad asciugare, e ognuno è partito  con proprio animale estinto nel cuore, in attesa del prossimo incontro.

Tribù dei lettori. Volano i ricordi con Roberto Parmeggiani e “La nonna addormentata”

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Siamo stati a Roma con Roberto Parmeggiani e la nonna. La nonna addormentata. Prima tappa, la scuola primaria dell’ istituto comprensivo Nicolai. L’autore del libro, con i disegni di Joao Vaz de Carvalho, ha incontrato in un caldissimo pomeriggio romano due seconde elementari in questa scuola nel quartiere di San Basilio. Un lungo viaggio per raggiungere la zona ci ha condotti insieme a Saba Farivar della Tribù.  L’idea della Tribù era, infatti, quest’ anno di allargarsi e coinvolgere nel progetto anche zone più periferiche della città, spesso mal raggiunte e dunque sacrificate.

Roberto Parmeggiani ha accettato doppiamente volentieri l’invito.  Si trattava di un pomeriggo dell’ultimo giorno di scuola, per giunta un venerdiì. Tutte le circostanze per trovare stanchi ragazzi, in attesa di un tuffo dell’acqua liberatorio, ma anche felici di concludere l’anno con un evento speciale, magari.

E in effetti un fiume di voci,  domande, pensieri, ricordi ha travolto lo spazio palestra della scuola…

Prima il cerchio, naturalmente. E le presentazioni. Ma ogni bambino ha presentato il suo vicino. Doveva dire una cosa che piaceva fare al compagno seduto accanto a lui sul tappeto della palestra. E sono emersi punti di vista diversi…

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Poi il libro…

La mia nonna dorme.

La mia nonna dorme tutto il giorno.

La mia nonna dorme tutto il giorno, da un mese.

– Ma allora è morta…

Ma è la tua nonna ? E se tu hai scritto questo libro, e quella era la tua nonna, come hai fatto a scriverlo da bambino?

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Prima di addormentarsi e prima di fare delle cose strane,

io passavo tanto tempo con la mia nonna.

Leggevamo tanti libri e mi raccontava tante storie.

Cucinava le pizzette e me le dava per merenda.

Mi portava in edicola e mi comprava le figurine.

Mmmm,  buone le pizzette!

Mia nonna cucina le patate arrosto buonissime,

mia nonna le lasagne

La mia nonna è morta tanto tempo fa

Pensieri, ricordi e desideri scorrevano ininterrottamente nelle parole di tutti…

Poi un bel saluto e tante tante domande

La seconda tappa è stata sabato mattina alla biblioteca Mameli di via del  Pigneto.

Ad accoglierci, un gattone nero, dall’aria di saperla lunga sul luogo.

E’ stato lui ad accompagnarci all’ingresso. Si sa, che i gatti amano i libri, oltre alle trattorie

Qua, nell’atrio della biblioteca, c’era il simbolo della Tribù dei Lettori, il tepee con i libri. Siamo entrati.

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Dalla cartella Roberto ha estratto il libro

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E ,dopo la lettura, un aquilone

La mia nonna forse sogna.

La mia nonna forse sogna le cose che le piacciono.

La mia nonna forse sogna il mare, la limonata,

il pane e gli aquiloni.

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Fogli ritagliati  e un filo di lana per unire pensieri, ricordi, della nonna, dei nonni o di qualcuno di caro e poi legarli all’aquilone

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Alla ricerca delle parole

mentre c’è chi legge le figure dei libri

La coda dell’aquilone è sempre più lunga, i ricordi sono tantissimi e si fanno compagnia…

Immaginiamo per ora custoditi nella cartella dell’autore. E poi?

Per scaldarsi ci vuole la lana. E le storie. Allo Spazio Libro con “Pecorella dammi lana”

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Allo Spazio Libro nella palazzina dell’ex fabbrica Fila a Firenze,  si è tenuto un’altra attività da libro del nostro catalogo.

Questa volta l’evento  era dedicato a “Pecorella dammi lana”di Isabela Minhós Martins e Yara Kono.

Una mattinata che ha davvero scaldato grandi e piccoli con la narrazione da parte di Lola Barceló e la piccola scenografia realizzata insieme a Laura Bonomo che gestisce lo spazio.  Poi, fuori dallo stanza del teatro, laboratorio con la lana e le pecorelle realizzate con carta e cartoncini reciclati di varia origine.  Ogni tipo di carta una qualità  diversa. Tanti gomitolini di lana colorati, con tocco di classe, l’etichetta realizzata ad hoc con l’immagine di copertina del libro.

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Pecorella, dammi lana.

-A che ti serve la mia lana?

– Voglio fare un maglioncino per star bene riparato.

E se copro il mio pancino non sarò più raffredato.

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– Pecorella, dammi lana

-A che ti serve la mia lana?

-Voglio fare una cuffietta per tener calda la testa.

Con le orecchie ben coperte

nessun male mi molesta.

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Pecorella, dammi lana.

A che ti serve la mia lana?

– Voglio fare delle calze

Perché più non muovo i piedi!

Guarda come sono freddi,

pecorella, non lo vedi?

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Dalla testa ai piedi, fino a che la pecorella dona tutta la sua lana e allora..

 

– Pecorella, pecorella

con la lana mi son fatto

un maglione e una cuffietta

e son proprio soddisfatto.

Una sciarpa, dei guantini

 e delle calze che ho già qua

ma ho pensato, pecorella…

se facessimo a metà?

.

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Quindi…tanti mini gomitili per far coprire a piccole mani laboriose tante mini pecorelle…

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con brevetto “Pecorella dammi lana”..

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…E poi tutti al lavoro

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Il lavoro di Area Onlus su “Orecchie di farfalla”. Realizzazione di un progetto molto inclusivo.

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Non è la prima volta che Area Onlus, associazione impegnata dal 1982 con i bambini disabili e le loro famiglie sull’inclusione e sulla diffusione di una corretta cultura della disabilità, ci contatta per lavorare su albi del nostro catalogo.  Due anni fa al Salone del libro di Torino  è stato proposto   “È non è” di Marco Berrettoni Carrara e Chiara Carrer.  Un testo che avvicina al tema dell’autismo in modo delicato e non invadente con   illustrazioni che ci portano nell’intimità del vissuto descritto.   Da qualche tempo l’Associazione ha, infatti, il libro come riferimento per il suo lavoro sull’inclusione. E da un bel po’ Elena Corniglia, impegnata , puntava a un altro titolo, “Orecchie di farfalla”di Luisa Aguilar e André Neves,  per il suo messaggio fortemente rappresentativo delle possibilità di punti di vista differenti  sulle diversità.  L’occasione si è presentata con La Settimana del Libro Accessibile .  “Orecchie di farfalla” è stato al centro di un grande lavoro. Un laboratorio in cui  l’albo  è  stato  reso “accessibile”, proponendolo in diversi codici linguistici. Unire la passione per i bei  libri  con la realizzazione pratica del proprio impegno sui bisogni speciali è un’idea al cuore della Onlus che per la prima volta è riuscita a sperimentare in questa forma,  giocando su un unico libro.

Elena Corniglia   ha scritto un resoconto di questa attività e riflessioni su quello che è stato un impegno che ha suscitato grande coinvolgimento,  confermando,  tra le altre cose, i tanti modi possibili e necessari di intendere l’inclusione e la vivibilità.

http://www.areato.org/   http://dito.areato.org/cose-area/

Settimana del Libro Accessibile

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Tra le iniziative progettate e proposte da Area sul tema della lettura accessibile quest’anno è nata anche la Settimana del Libro Accessibile: una settimana di incontri e laboratori per le classi e per gli insegnanti volta a promuovere la conoscenza dei libri accessibili, delle possibilità che nascondono, dei linguaggi che svelano e dei percorsi inclusivi che suggeriscono. Grazie al contributo della Fondazione Agnelli e della Compagnia di San Paolo la totalità delle iniziative è stata gratuita, facilitando così l’accesso da parte delle classi e degli operatori.
La settimana si è aperta con un convegno dal titolo BEST4BES, dedicato all’editoria accessibile come strumento di apprendimento, inclusione e crescita sociale, che ha coinvolto esperti di ambito pedagogico, editoriale e letterario come Andrea Canevaro, Della Passarelli, Silvana Sola, Caterina Ramonda e Andrea Mangiatordi.  Nella settimana seguente, ogni giorno è stato dedicato a una tipologia diversa di libro accessibile, approfondita la mattina all’interno dei laboratori con le classi e alla sera all’interno degli incontri per adulti. Per farlo è stato utilissimo e stimolante fare rete con altre realtà e altri professionisti che si occupano a loro volta di accessibilità editoriale e che si sono resi disponibili a offrire la loro competenza per sensibilizzare e formare il pubblico. Proprio in occasione dei laboratori proposti alle classi durante questa settimana abbiamo deciso di lavorare su Orecchie di farfalla di Luisa Aguilar e André Neves.

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I laboratori su Orecchie di farfalla
Orecchie di farfalla non è un albo di recentissima pubblicazione perché lo avete proposto nel 2008, se non sbaglio, ma è un libro che abbiamo sempre avuto ben presente in mente: uno di quei libri che leggi (e magari recensisci) e che poi ti ronzano in testa a lungo come a suggerire che ci potresti tirare fuori qualcosa di straordinario. Ecco perché quando abbiamo pensato di provare a fare di un unico libro la base per diverse versioni accessibili il nostro pensiero è subito andato al lavoro di Luisa Aguilar e André Neves. Lo abbiamo riguardato con calma, riscoperto ed esaminato e alla fine lo abbiamo scelto per diverse ragioni. Non solo perché è appunto un libro bellissimo, sorprendente e ammaliante ma anche e soprattutto perché sembrava calzare a pennello per il lavoro che avevamo in testa.

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Si tratta di un libro che racconta la diversità, l’unicità, il pensiero positivo e la capacità di affrontare le difficoltà in maniera poetica ed essenziale: il tema del libro, quindi, ci veniva in qualche modo incontro a supporto del lavoro sull’inclusione e sulla valorizzazione delle differenze. Ci aiutava cioè, senza bisogno di tante spiegazioni e quasi silenziosamente, a focalizzare l’attenzione sulla questione della resilienza, che ci sta molto a cuore e sulla quale lavoriamo quotidianamente insieme alle famiglie che si rivolgono ad Area. Non solo: per la sua struttura, molto cadenzata e iterata, e per il suo testo molto intenso e concentrato, Orecchie di farfalla ci pareva (e ci pare a maggior ragione tutt’ora, a laboratori conclusi) particolarmente adatto a supportare una traduzione in codici diversi, peraltro condotta a piccoli gruppi e in un tempo limitato.

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Ogni giorno abbiamo proposto infatti una lettura animata del libro, agevolata dalla proiezione delle meravigliose tavole dell’albo che Kalandraka ci ha gentilmente concesso in formato digitale, una presentazione delle diverse tipologie di libri accessibili con particolare attenzione a quella trattata nello specifico laboratorio, un’attività di scoperta e traduzione in un nuovo codice e un momento di confronto e restituzione finale.

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In particolare, nella giornata dei libri tattili i bambini hanno realizzato una versione dell’albo con immagini a collage materico e con il testo (parzialmente) tradotto in Braille; nella giornata dei libri in comunicazione aumentativa e alternativa hanno dapprima scovato il significato dei diversi simboli messi a loro disposizione, con una sorta di caccia al tesoro tra i libri, e poi provato a ricomporre il testo ordinandoli sulla pagina; nella giornata dei libri ad alta leggibilità hanno ricreato delle immagini da associare al testo stampato con un font opendislexic e registrato il testo su cd in modo da poter unire al libro la versione audio; e infine nella giornata dei libri in Lingua Italiana dei Segni hanno imparato a raccontare la storia con le mani e, mettendo insieme i pezzetti di ogni gruppo, hanno dato vita a un video-racconto in LIS dell’intero albo.  Alla fine della settimana abbiamo così potuto esporre e disporre di quattro versioni diverse e variamente accessibili del medesimo volume e altrettante possibilità di raccontare una storia meravigliosa, capaci di offrire a ciascuno la possibilità di scegliere quella a lui più congeniale.

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Risposte e sollecitazioni
I laboratori sono stati straordinariamente ricchi di stimoli e sollecitazioni, anche per noi che li abbiamo condotti.  Li avevamo progettati da molto tempo ma è stata la prima vera occasione per sperimentarli concretamente con le classi e soprattutto di vedere se e come lo stesso albo di partenza potesse prestarsi a un lavoro multisfaccettato su linguaggi e traduzioni diverse in termini di accessibilità.  Abbiamo perciò seguito, rilevato e accolto con emozione e soddisfazione l’attenzione silenziosa manifestata durante la lettura in Lingua dei Segni e la sua riproduzione, l’impegno e la serietà profusi nel registrare la lettura ad alta voce, la puntigliosità con cui sono stati decifrati i diversi simboli e la cura con sui sono stati selezionati i materiali per le illustrazioni tattili.

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È stato bello constatare, una volta di più, che proporre diverse modalità di accesso alla lettura significa rendere partecipi e protagonisti anche i bambini che di solito ne sono esclusi, significa attivare processi di sincera curiosità nei confronti di realtà che altrimenti appaiono distanti e persino intimorenti e significa suggerire possibilità di contatto e relazione che resterebbero altrimenti inesplorate.

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In chiusura del laboratorio sulla traduzione in simboli una bambina  ha detto “è stato strano, ma anche divertente”.  Ecco, credo che qui si colga proprio nel segno: attività come queste e i libri accessibili cui si ispirano servono proprio e principalmente se riescono a suscitare un interesse verso un linguaggio che può apparire strambo, se aiutano a superare la diffidenza verso modi di comunicare insoliti e non convenzionali, se trasformano l’accostamento alla diversità in un percorso piacevole, stimolante e autenticamente arricchente.

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Marina Marcolin premiata a Cento, voce alle due autrici di “Lettere fra i lacci”

Dopo essere stata selezionata per la mostra degli illustratori  e per la terna dei finalisti del Concorso Illustratori di Cento, Marina Marcolin ha ritirato il secondo premio su decisione della giuria popolare, per le illustrazioni di  “Lettere fra i lacci”.  Un riconoscimento, seguìto alla selezione per la Biennale di Bratislava,  al lavoro dell’artista e ad un libro che è nato sotto una stella di silenziose sintonie tra l’autrice Cristina Maldonado, Marina e la direttrice di Kalandraka Italia, Lola Barcelo’, che le ha fatte incontrare. Sì, perchè, mentre Cristina pensava a Marina per il suo libro dopo averla improvvisamente scoperta a Bologna Children’s Book Fair tramite altri lavori, Lola  già l’aveva contattata, pensando la stessa cosa. E sempre a Bologna, a distanza di due anni,  abbiamo parlato con loro tra una firma e l’altra.

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A partire dagli apprezzamenti avuti per il suo lavoro  con Marina abbiamo discorso di cosa è per lei oggi questo libro e quanto sia importante per l’artista essere sempre pronto  a nuove ricerche

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Ancora adesso ogni volta che lo riguardo, che rivedo le tavole,  che ripenso al periodo in cui ci ho lavorato lo guardo con affetto, è un lavoro in cui mi sono sentita molto a mio agio, molto libera… E’ uno dei libri che tengo più nel cuore anche per come è venuto fuori per la dimensione che ha avuto nel mio percorso..

Quando lavori diciamo che non pensi al dopo, quando appoggi il pennello, la matita la cosa è conclusa quasi per te da un certo punto di vista, poi il libro va… per cui ogni cosa che arriva dopo è un regalo che ti sorprende anche, ma non perché tu non sia contenta del lavoro o anche magari consapevole  di avere fatto un buon lavoro… è una cosa in più, che ritorna ma su cui tu non avevi puntato mentre facevi il libro, perché  tu ti leghi alla storia, al concetto della cosa–poi quello che arriva sono cose bellissime che certo alla fine ti ripagano anche dell’impegno che avevi messo nel lavoro…

E’ importantissima anche la parte di ricerca che hai fatto per conto tuo, è una parte importante il non fermarsi a delle cose sempre sicure, andare dove hai voglia ancora di esplorare, di camminare-  l’aspetto bello per me non è dove arrivo ma mentre sto camminando, anche nel mio percorso artistico lascio sempre una parte libera…”

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Così è nato “Lettere fra i lacci”, una storia in cui il potere delle lettere è libertà, in un Venezuela agricolo dove per raggiungere la scuola Flor, la maggiore di sette fratelli, deve scendere la montagna e percorrere a piedi chilometri. E solo prima di varcare la soglia della scuola indossa le scarpe, come un rito, per averle belle  in quello che, per la protagonista, è un luogo di possibilità e speranza.

La distanza geografica tra le due autrici  ha favorito uno spazio universale, una libertà che nei disegni di Marina entrano in contatto con una memoria interiore personale di ognuno e condivisa, un proprio ricordo, una strada personale e universale.

Nella voce della scrittrice Cristina Falcon, appena rientrata da un viaggio nel suo paese, il Venezuela, emerge il potere delle lettere, come potere di cambiamento.

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Le lettere in generale, in particolare nei sogni di questa bambina sono un filo, un filo che sostiene un ponte che  è il ponte alla realizzazione di sogni, a viaggiare, a scoprire. Questo avviene quando si mettono insieme questi disegni strani, belli, misteriosi che dopo pronunciati, ti permettono di ,non solo pronunciare, ma anche leggere e leggendo aprire finestre ad altre storie, altri mondi, altre vite e,anche, altri sogni.

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Siccome penso che lei (Flor) abbia capito questa cosa,  sente anche la necessità di non interromperla e  la voglia di dare quello che lei ha avuto la fortuna di ricevere che è trasmetterla a sua volta.

Lotta per questo sogno, impossibile nel mondo dove lei abita e cresce, un po’ precario materialmente, ma molto ricco affettivamente.

Flor ha avuto una maestra che le ha passato questo filo invisibile,  come io ho avuto la fortuna di avere delle maestre che sono state molto importanti nella mia vita, una di queste è stata mia nonna e poi a scuola. Flor non  vuole che questa trasmissione si  interrompa, vuole essere lei stessa un giorno quella che passa questo filo ad altre mani, continuando a sostenere i sogni di altri bambini…

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“Nella mia mente nasce un’immagine in cui ogni lettera può essere una piccola nave, come le barche di carta che si fanno da bambini, e diventano belle realtà che bisogna difendere e che non hanno niente a che vedere con questa precarietà, sono, all’opposto delle armi, mezzi amabili, gentili che rinforzano chi le pronuncia le legge, fanno forti le persone.. E poi quando un bambino si innamora delle lettere, questo sarà un amore al quale potrà sempre fare riferimento…

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Il quotidiano difficilmente permette ai maestri di valutare l’immenso potere che viene concesso loro di trasmettere  questo amore a un bambino per tutta la vita,  e tra l’altro, come in questo caso, a una bambina… sappiamo che le donne al mondo devono in certi casi fare più fatica, uno sforzo in più per essere valutate, prese in considerazione, rispettate…

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una bambina  che riceve il dono della scoperta delle lettere sarà una bambina che avrà un qualcosa in più, una coperta dal freddo della vita, un qualcosa che la proteggerà non solo dalle persone ma da tutti gli elementi che nella vita ci colpiscono, non sarà mai sola, un lettore non è mai solo interiormente…

Nella solitudine si costruiscono i sogni, io ho sempre difeso il nulla fare dei bambini…perchè i sogni arrivino il bambino deve avere momenti di silenzio, di solitudine, per strada, su un divano, in un giardino, quei momenti sono come un salvadanaio dal quale nella vita si potrà sempre attingere…

Io posso fare riferimento solo alla mia vita. Ho giocato molto da sola, anche se sono cresciuta in una famiglia di sei figli, ma erano più grandi e ho avuto quindi molto spazio per la mia solitudine

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Difendo il potere di trasmissione del maestro, ma oltre a questo difendo l’importanza del fatto che facciano uno sforzo per comprendere e per  far capire anche ai genitori la necessità del bambino seduto con i suoi pensieri…  spesso cerchiamo di riempire lo spazio, il tempo dei bambini in continuazione per colmare  un vuoto affettivo che per molti motivi, anche di gestione vita quotidiana, non riusciamo a condividere con loro… anche con la scuola c’è questo problema,  i bambini arrivano alla sera e stanno ancora lottando con i compiti da finire, questo è un modo per allontanarli dalla lettura, ci vorrebbe un po’ di misura, uno sforzo di misurare quelle cose che gettiamo nel tempo dei bambini…

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Visioni da Sàrmede, “Le immagini della fantasia” 2013

Si è inaugurata a Sàrmede la 31esima edizione de “Le immagini della fantasia”. Come avevamo anticipato su questo blog ecco intanto un pò di cronologia di immagini dalla mostra, visitabile fino al 19 gennaio 2014, con gli autori che hanno pubblicato per Kalandraka.

In fondo le schede dei libri illustrati dagli autori in mostra, dal nostro catalogo

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PACECHO ANCORA Gabriel Pacheco, ospite di onore, Messico

Sotto tre tavole da  “Il pulcinetto del boschetto”, racconto tradizionale illustrato per Kalandraka  da Gabriel Pacheco

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MIGUEL TANCOMiguel Tanco, Spagna

Dalla sezione “Come nasce un libro”, David Pintor (Spagna)

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ANDRÈ NEVESAndré Neves, Brasile

PALOMA VALDIVIAPaloma Valdivia, Cile

ISIDRO FERRERIsidro Ferrer, Spagna

Marco SomàMarco Somà, Italia

“Il pulcinetto del boschetto”, ill. Gabriel Pacheco http://www.kalandraka.com/fileadmin/images/books/dossiers/il-pulcinetto-del-boschetto-It_01.pdf

“I tre orsi”, ill. Miguel Tanco http://www.kalandraka.com/fileadmin/images/books/dossiers/I-tre-orsi-IT_01.pdf

“Racconti per bambini che si addormentano subito” ill. David Pintor http://www.kalandraka.com/fileadmin/images/books/dossiers/Racconti-per-bambini-It_01.pdf

“Amelia vuole un cane”, ill. André Neves http://www.kalandraka.com/fileadmin/images/books/dossiers/Amelia-IT_01.pdf

“Orecchie di farfalla”, ill. André Neves http://www.kalandraka.com/fileadmin/images/books/dossiers/Orecchie-di-farfalla-It_01.pdf

“Quelli di sopra e quelli di sotto”, ill. Paloma Valdivia http://www.kalandraka.it/PDF/Quelli_di_sopra_e_quelli_di_sotto.pdf

“La merla”, ill. Isidro Ferrer  http://www.kalandraka.com/fileadmin/images/books/dossiers/La-merla-IT_01.pdf

“La gallinella rossa”, Marco Somà http://www.kalandraka.com/fileadmin/images/books/dossiers/La-gallinella-rossa-It_01.pdf

Non tutti vogliono volare. Da “Chi vorresti essere?”le voci dei bambini

Una piccola testimonianza del lavoro fatto da Arianna Papini per un anno con i bambini e gli educatori di alcuni asili nido del comune di Scandicci e che ha dato vita all’evento “Oh che bel castello!” e al convegno “Percorsi nella città che cresce” al Castello dell’Acciaiolo dal 13 al 15 giugno 2013

Dal lavoro sul libro “Chi vorresti essere?”

Io sono Isabel. Vorrei essere una farfallina per volare.

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Io sono Sara…

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Vorrei essere una zebra perchè è tutta bianca con le striscie e non vola.

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Da un lato chi sei, dall’altro chi vorresti essere. Il gioco delle identità. Il viaggio per arrivare a sè del libro di Arianna Papini. Con materiali che i bambini hanno liberamente scelto, i loro volti accanto ai loro desideri.

Fai clic per accedere a Chi-vorresti-essere-IT_01.pdf