“Cari estinti” su Andersen

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Mentre nuotiamo nel mare, nei fiumi, nei laghi, esploriamo e passeggiamo per  boschi o montagne, cieli e terre, facciamo  attenzione, sono tante  le presenze invisibili, quelle degli abitanti del pianeta  che c’erano e non ci sono più , che sussurrano e ci parlano, se sappiamo prestargli ascolto. Qualcuno si nasconde, sembra prenderci in giro, facendoci credere di non esistere, per trovare un po’ di pace.  Magari i loro versi,  i loro pensieri possono essere tradotti in poesie amare e ironiche, malinconiche e sagaci.  Sono i nostri cari estinti, quelli diversi da noi, specie non  umane, scomparse per la mano tiranna dell’ uomo. Tanti percorsi  che si incrociano nel destino finale dell’estinzione. A volte le nostre scelte e le nostre sorti  sembrano essere mosse dalle motivazioni apparentemente più futili, più invisibili. La vita sembra prendersi gioco di noi, quasi a ricordarci che spesso ciò che tiene le fila delle nostre azioni è ciò che meno ci aspettiamo, di meno “elevato”, tanto che non lo  riconosciamo.  E, come un capriccio, agisce in noi. Così, tante specie viventi sono scomparse, per i motivi più svariati, per le troppo frittate fatte con le loro uova o per essere state mangiate dopo anni di fedele servizio nei confronti dell’ uomo, che le ha prima allevate per il loro latte o per altre loro risorse, come la capra dei pirenei.  Lasciamo che siano loro a raccontarcelo, attraverso Cari estinti di Arianna Papini e la riflessione che ne fa lo studioso  Walter Fochesato,  nella segnalazione  del libro su Andersen di questa estate.

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