Archivi del mese: luglio 2015

“Cari estinti” su Andersen

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Mentre nuotiamo nel mare, nei fiumi, nei laghi, esploriamo e passeggiamo per  boschi o montagne, cieli e terre, facciamo  attenzione, sono tante  le presenze invisibili, quelle degli abitanti del pianeta  che c’erano e non ci sono più , che sussurrano e ci parlano, se sappiamo prestargli ascolto. Qualcuno si nasconde, sembra prenderci in giro, facendoci credere di non esistere, per trovare un po’ di pace.  Magari i loro versi,  i loro pensieri possono essere tradotti in poesie amare e ironiche, malinconiche e sagaci.  Sono i nostri cari estinti, quelli diversi da noi, specie non  umane, scomparse per la mano tiranna dell’ uomo. Tanti percorsi  che si incrociano nel destino finale dell’estinzione. A volte le nostre scelte e le nostre sorti  sembrano essere mosse dalle motivazioni apparentemente più futili, più invisibili. La vita sembra prendersi gioco di noi, quasi a ricordarci che spesso ciò che tiene le fila delle nostre azioni è ciò che meno ci aspettiamo, di meno “elevato”, tanto che non lo  riconosciamo.  E, come un capriccio, agisce in noi. Così, tante specie viventi sono scomparse, per i motivi più svariati, per le troppo frittate fatte con le loro uova o per essere state mangiate dopo anni di fedele servizio nei confronti dell’ uomo, che le ha prima allevate per il loro latte o per altre loro risorse, come la capra dei pirenei.  Lasciamo che siano loro a raccontarcelo, attraverso Cari estinti di Arianna Papini e la riflessione che ne fa lo studioso  Walter Fochesato,  nella segnalazione  del libro su Andersen di questa estate.

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Che lingua parla il silenzio di Sara? “È non è” tradotto in Cina

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Sara non somiglia a nessuno. Credi che esistano due pietre, due cani, due foglie o due persone uguali?

Che lingua parla il silenzio di Sara?

Che lingua parlano i pensieri di suo fratello, immaginati nelle parole di Marco Berrettoni Carrara?  Lo dice il testo e lo  dicono  i disegni, i collages, i colori di  Chiara Carrer. Lo dice l’ombra di Sara che scivola lungo i muri.  Lo racconta l’abbraccio con cui Sara soffoca d’affetto suo fratello.

Il cielo che Sara guarda ha lo stesso colore di quello che guarda lui? Ed ha lo stesso colore in un altro spazio del mondo?

Sicuramente un libro è un ponte che può unire i luoghi più lontani.  Un ponte fatto di comprensione. Nel senso del “capire insieme”.

Oggi abbiamo avuto una bella sorpresa. Un bel pacchetto dalla Cina con “È non è” di Marco Berrettoni Carrara e Chiara Carrer in cinese.

Dunuqe,  il libro è andato lontano, grazie, anche, alla mediazione di Patricia Aldana dell’  International Board on Books for Young People ( IBBY) che ha fatto da tramite tra Italia e Cina.  Ne diamo la bella notizia.

http://www.kalandraka.com/fileadmin/images/books/dossiers/e-non-e-IT_01.pdf

Censura nei libri per l’infanzia, perché è giusto parlarne.

Uno dei titoli più emblematici del catalogo di Kalandraka, Orecchie di farfalla, censurato nelle scuole veneziane.

A2010304Piazza San Marco a Venezia con la Biblioteca Marciana

Il libro “Orecchie di farfalla”, scritto dall’autrice spagnola Luisa Aguilar e illustrato dal brasiliano André Neves, è uno dei 49 titoli che il neo eletto sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha fatto ritirare dagli asili e dalle scuole dell’infanzia comunali, perché incluso nel programma “Leggere senza stereotipi” promosso dall’amministrazione uscente.
Lo avevo annunciato durante la campagna elettorale e adesso lo metto in pratica- ha dichiarato il primo cittadino di Venezia lo scorso 24 giugno a “La Nuova” di Venezia e Mestre-“ Nessun bambino sarà discriminato o trattato diversamente.  Nella loro casa potranno esserci papà 1 e papà 2, mamma 1 e mamma 2 e sarà certamente incoraggiata qualsiasi integrazione, ma va riconosciuta la maggioranza delle persone che hanno una mamma e un papà. Sono temi che non devono riguardare i bambini, materie da lasciare ai loro genitori, nella piena libertà di scelte degli adulti”.

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-“Mamma tu credi che io abbia le orecchie a sventola?”   – No, mia figlia, hai le orecchie  come farfalle”   -“Ma come sono le orecchie come farfalle?”   -“Sono orecchie che svolazzano sopra la testa e le cose brutte le colorano di festa” (da Orecchie di farfalla, L. Aguilar, A. Neves)

Le dichiarazioni di Brugnaro sono servite per sospendere il progetto sulle differenze di genere nell’educazione infantile, ideato nel 2014 dalla consigliera ai Diritti Civili e contro le discriminazioni del Comune di Venezia, Camilla Seibezzi.

Il programma prevedeva l’acquisto di 1.098 libri per 49 titoli, già classici della letteratura infantile, con una spesa approvata di 10.000 euro. I libri sarebbero andati ad arricchire le biblioteche di sezione degli asili e delle scuole per l’infanzia. Tra i titoli censurati, solo per citare alcuni tra i più noti a livello internazionale, “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, “Sono io il più forte!” di Mario Ramos, “E con Tango siamo in tre” di Justin Richardson, “Ernest e Celestine” di Gabriel Vincent e “Se io fossi tu” di Richard Hamilton e Babette Cole, “A caccia dell’orso” di Helen Oxenbury e Micheal Rosen. Tra quelli provenienti dall’editoria di progetto italiana, “Piccolo uovo” di Francesca Pardi e Altan, “Ninna Nanna per una pecorella” di Eleonora Bellini e Massimo Caccia, “Salverò la principessa” di Nicola Cinquetti e Silvia Vignale e molti altri.

Già a suo tempo, l’assessora alla Pubblica Istruzione , Tiziana Agostini, non aveva sostenuto il progetto e i libri hanno trascorso molti mesi nei magazzini comunali, fino al via libera, giunto nelle seconda metà del 2014 e i volumi poterono essere consegnati alle scuole, lasciando ai docenti la libertà della loro lettura.

Camilla Seibezzi segnala che “una squadra di pedagogisti e psicologi ha scelto accuratamente i titoli, che dopo incontri di formazione con i docenti, sono stati integrati nelle scuole.”.
La scelta di Brugnaro di sospendere un progetto che conta sull’appoggio delle università e di 70 amministrazioni pubbliche italiane, in un momento in cui la scuola affronta l’ennesimo progetto di legge per la sua riforma, sta provocando reazioni nel settore editoriale, nei movimenti per i diritti civili e nel settore dell’educazione.

Lo scorso 4 luglio, Brugnaro, tramite il suo portavoce Alvise Sperandio, e per contenere le critiche, ha annunciato che sottoporrà ad un’ analisi i 49 titoli e che, eventualmente, riconsidererà la sua decisione su alcuni di essi.
L’ufficio stampa del Comune di Venezia non ha emesso alcuna nota ufficiale per dare spiegazioni della decisione del primo cittadino, come ha dichiarato oggi stesso la sua titolare, Anna Bardella, che ha ammesso di essere venuta a conoscenza del ritiro dei libri solamente dalla stampa. Ciò nonostante ha confermato il fatto ed ha assicurato di non essere in possesso di alcuna ulteriore informazione dal momento che non ha ancora il telefono degli assessori.
Al di là di una possibile ritrattazione e di spiegazioni a posteriori, il fatto di ritirare 49 titoli di case editrici di riconosciuto prestigio come Lapis, Babalibri, Lo Stampatello, Mondadori, Fatatrac, Kite, Il Castoro o la stessa Kalandraka, evidenzia, nella migliore delle ipotesi, l’ingenuità del politico, nella peggiore, la negligenza, l’ignoranza e l’opportunismo.

Non si tratta di voci di corridoio, ma di un atto della giunta municipale, orgogliosamente, a quanto emerge dalla sua dichiarazione, rivendicato dal Sindaco. Un gesto che accade oggi in una delle città di riferimento dell’immaginario collettivo mondiale, in un ricco paese della democratica e civile Unione Europea.

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-“Mara legge sempre libri usati”

-“No! E’ che mille mani li hanno accarezzati”

Maria Silvia Fiego, della casa editrice Lo Stampatello, dichiara a Kalandraka che

togliere visibilità a temi già di per sé invisibili significa contribuire a crescere i bambini in una cultura di silenzio e intolleranza. Significa anche contribuire al malessere adolescenziale di tutti quei bambini che saranno adulti, insomma favorire la violenza generata dall’ignoranza.
Gli stereotipi di genere reiterati nell’infanzia diventano gabbie per i giovani. Riflettere durante l’infanzia su cosa significhi essere maschi o femmine e di come si possa esserlo liberamente contribuisce alla consapevolezza di sé. Essere consapevoli degli stereotipi ci aiuta a rapporti più maturi con sé e con gli altri. Più reali e dunque sicuramente più rispettosi. Capire che per essere maschi non è necessario essere forti e aggressivi è un primo passo fondamentale.

E le bambine italiane hanno bisogno di una educazione e valorizzazione della loro femminilità per acquisire autostima, hanno bisogno di storie attuali nelle quali si sentano protagoniste propositive di una realtà, che non significhi solamente inseguire il mondo maschile. Le bambine è bene che capiscano che questo mondo lo hanno costruito anche donne e che l’idea della famiglia non è statica né standardizzata, ma in continua evoluzione, relativa al momento storico e culturale. Nel XXI secolo le bambine e i bambini vogliono storie di cooperazione tra le persone, di amore incondizionato e libertà senza pregiudizi.
Luigi Brugnaro è un imprenditore di 53 anni, recentemente approdato alla politica, in seguito alle ultime elezioni amminsitrative. Ex presidente dell’agenzia di lavoro interinale Umana, con un fatturato di 300 milioni di euro, e della squadra di pallacanestro Reyer di Venezia, Brugnano è stato eletto come indipendente di una coalizione di destra con l’appoggio di Forza Italia, Area Popolare, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale e la Lega Nord.

Con la sua decisione il sindaco di Venezia va ad aggiungere il suo nome alla storia della censura della parola scritta che, tanto in occidente come in oriente, ci riporta a vari secoli della nostra era. Così, il nostro grazioso “Orecchie di farfalla” umilmente saluta Protagora di Abdera la cui opera letteraria fu distrutta nel V secolo a.C., accusato di empietà e blasfemia per aver affermato che non era possibile sapere se gli dei esistessero.

principio_ITA_5.3Immagine da “L’inizio”, P.Carballeira, S. Danowsky
Quante biblioteche dovranno ancora bruciare in nome della salvaguardia dei principi morali e le tradizioni? .

Da parte nostra, come Kalandraka Italia, vogliamo poter desiderare che nel futuro prossimo le persone condividano emozioni e responsabilità, senza pensare che la loro nascita abbia determinato l’avvenire della storia. La razza umana è una chimera, la religione, una costruzione culturale o una scelta personale, nel migliore dei casi, il genere, una caratteristica della natura per rendere possibile la riproduzione. Il resto sono pregiudizi, che, come patelle, si attaccano alla nave umana parassitando sul suo percorso e che impoveriscono la nostra intelligenza.

Abbiamo bisogno di libri contro gli stereotipi per riflettere sul cammino comune dell’umanità, fino al bene e alla tolleranza.
E dobbiamo iniziare dall’infanzia, abbiamo XX secoli di ritardo alle spalle.

E bene, dunque, che ne parli anche l’Associazione Editori Italiani. Sotto il link con la loro risposta e i titoli che erano stati scelti per il progetto

http://www.aie.it/Press/Leggiilcomunicato.aspx?IDUNI=1cb3r0jfvk1zbk4wxi1v00sl8891&MDId=10600&RAE=10645%3B1%3B102-71-2007.3.16%3B102-2054-2015.7.7%3B-1%3B102%3B&Skeda=MODIF102-2054-2015.7.7

INDICE (2)

“Mara ha le orecchie a sventola! O ora ci dirai che sono orecchie di farfalla?”        – “No! Sono solo orecchie grandi.  E… chi se ne importa!”