Archivi del mese: aprile 2015

“Racconti per bambini che si addormentano subito” su Il Corriere del Ticino

Il Corriere del Ticino

I “Racconti per bambini che si addormentano subito” sono tornati, anzi non proprio, visto che è un titolo tecnicamente esaurito.  Ci vuole ancora un po’ di pazienza per poter (ri)godere  di questo libro,  toccandolo con mano.

Ma Il Corriere del Ticino ricorda le 28  brevi storie di Carlos López e David Pintor, in arte Pinto e Chinto,  in una recensione di Claudio Origoni dal titolo “Racconti brevi con il gusto del paradosso”.  Il tutto in una pagina intera dal nome “Letteratura e infanzia.”

Eccoli qua sotto. Intanto.

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Conversazione con Roberto Parmeggiani, parte seconda

Abbiamo parlato con Roberto Parmeggiani de “La nonna addormentata“, il libro da lui scritto, illustrato dal portoghese  João Vaz de Carvalho, novità da noi presentata a Bologna Children’s Book Fair 2015 .  Nel frattempo il libro ha spiccato il volo, passando sotto tanti occhi e mani che lo hanno sfogliato, tra cui quelle di giornalisti e ricercatori di settore,  ultimo frutto una recensione su Andersen di questo mese.

http://www.kalandraka.com/fileadmin/images/books/dossiers/La-nonna-addormentata-It_01.pdf

La nostra intervista l’abbiamo suddivisa in una prima parte più direttamente biografica, per avvicinarsi al vissuto e ai ricordi  dell’autore, rispetto alla figura dei nonni. Un incontro con la memoria, che, come sempre, passa attraverso i sensi, le emozioni, e le elaborazioni  individuali. https://libripersognare.wordpress.com/2015/03/31/incontro-con-roberto-parmeggiani-a-la-nonna-addormentata-piccola-anteprima/

Ecco la seconda parte, le ultime due domande, in cui il vissuto personale diventa esistenziale , e si parla del significato del raccontare, dell’esperienza della trasformazione, in cui qualcosa muore sempre,  ma anche della scoperta dell’altro nelle sue diversità, che ci rimanda al percorso professionale dello scrittore.  Scopritelo nelle sue parole.

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 Infanzia e vecchiaia si incontrano. Alla fine della vita, sembra di tornare un po’ a una dimensione bambina, immaginativa. Forse l’immaginazione si incontra con la memoria e sempre di più la sostituisce. La nonna leggeva storie al nipote e il nipote legge storie alla nonna quando è a letto dormiente. Il raccontare, le storie sembrano essere un ponte tra memoria e immaginario.
Qual è il tuo vissuto in proposito?

Secondo la mia esperienza, ogni volta che raccontiamo facciamo ricorso sia al nostro personale vissuto sia a un mondo immaginario. Quando, come educatore, ho avuto l’opportunità di incontrare persone anziane con problemi legati alla sfera della memoria, il raccontare è stato uno degli strumenti più utili per attivare la relazione. Come nell’antica tradizione orale, le storie diventano il luogo dell’incontro e, come succede a ognuno di noi quando vogliamo raccontare un fatto, anche il più semplice, si uniscono la veridicità di ciò che è accaduto e l’immaginazione dello sguardo personale.

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La fase che precede la morte è fatta di cambiamento e assenza. Si vive la perdita di qualcosa che c’era prima e che continua ad essere visibile, ma in una forma totalmente diversa-
Successivamente, la scomparsa fisica della nonna lascia spazio all’immaginazione che consente al bambino di pensare la nonna tornata tra le cose che ama e di riviverla per sempre nel suo pensiero. Cambiamento che precede la perdita, ma anche stato di diversità, possibili diverse condizioni di vita.
Tu ti confronti con molte diversità nel tuo lavoro con i bambini e adulti disabili. Come sei arrivato a questo tipo di scelta?

Il tema del limite e della diversità mi interessa da sempre. Non solo a livello fisico ma in generale, per ciò che ha a che fare con l’umano. Dopo una rapida esperienza alla facoltà di economica e commercio e qualche mese come agente immobiliare, ho accettato che ciò che mi interessava erano le persone. Sono quindi diventato un educatore e ho scelto di lavorare con la disabilità, secondo la logica del C.D.H di Bologna.
Ciò è messo in evidenza anche nel libri. Il limite e la diversità che la nonna offre al bambino non è qualcosa di negativo, che chiude bensì è l’opportunità di aprirsi allo sconosciuto e al mistero.
Ecco, è questa opportunità che a me interessa, l’occasione che nasce da ciò che si differenzia, l’inclusione vera e propria, cioè la necessità che un contesto, qualunque, si modifichi quando entra in relazione con qualcosa o qualcuno che porta una diversità.

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