Ursula Wölfel, piccola storia di una creatrice di storie. Prima parte

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La scrittrice tedesca Ursula Wölfel è scomparsa il 23 luglio 2014 all’età di 92 anni. Attraverso la scrittura, sua passione sin da bambina, ha parlato all’infanzia di ieri e di oggi, con quell’universalità che contraddistingue le opere capaci di superare confini spazio temporali. Nata nel 1922 a Hamborn ha vissuto gli anni della Germania sotto la dittatura nazionalsocialista e del dopoguerra. In questo mondo le sue scelte sono state due indissolubili, la scrittura e l’infanzia. Le “28 storie per ridere” che Kalandraka ha ripresentato in una nuova versione con illustrazioni del portoghese Joao Vãz de Carvalho, sono un invito silenzioso a capovolgere il prestabilito, l’ordine e la visione degli avvenimenti, dunque dell’esistenza umana. Quella visione che il bambino è aperto ad accogliere se gli viene data la possibliità di liberarla, e che è, proprio in quanto interpretazione del reale, illusione e verità. Quindi possibilità, quindi alla fine fiducia. Le stesse verità della Storia, con i suoi drammi che hanno coinvolto i bambini, ma anche con le sue speranze. Una Storia le cui storie non bisogna nascondere ai giovanissimi. Piuttosto, offrire finali aperti, accompagnare il bambino a trovare la sua conclusione perché abbia un senso la narrazione partendo da quelle verità difficili. Così il giovane sarà più facilmente lettore attivo del libro e della vita. Delle numerosissime opere della scrittrice non sono molti i titoli tradotti nel nostro paese. Coerentemente con la scelta della pubblicazione di “28 storie per ridere” desideriamo offrire una visione di questa autrice al pubblico italiano, seguendo un po’ il percorso  bibliografico che ha preceduto i racconti. Con immagini e un racconto dal libro edito da Kalandraka, vi proponiamo in due parti  alcuni passaggi dal suo sito ufficiale tedesco.  Pezzi di interviste all’autrice si intervallano a  riflessioni del ricercartore e professore Malte Dahrendorf, studioso di pedagogia e letteratura infantile, che ha, tra le altre cose,  approfondito il tema della produzione letteraria per l’infanzia durante la seconda guerra mondiale e della rappresentazione di essa nella letteratura infantile e giovanile.  

Ursula Wölfel

Ursula Wölfel era nata il 16 settembre del 1922 ad Hamborn (città della regione della Ruhr), ultima di quattro fratelli. Il padre era direttore dell’orchestra della città di Hamborn, all’epoca importante nucleo dell’industria pesante e che fu poi assimilata a Duisburg. La madre, Luise, era maestra di scuola primaria e secondaria per bambine. Come si usava all’epoca smise di lavorare dopo il matrimonio. I genitori avevano un conservatorio di musica privato, che dovettero chiudere dopo la prima guerra mondiale.

 IMMAGINE I genitori        IMMAGINE DUE i fratelli

Ursula Wölfel: ero la più giovane di quattro fratelli, inoltre ero arrivata abbastanza tardi. Per questo motivo ho avuto tutti i vantaggi di un figlio unico, ero molto viziata. Allo stesso tempo avevo il vantaggio di avere fratelli stimolanti che, ad esempio, mi hanno insegnato a leggere molto presto perché non avevano voglia di leggere per me tutte le volte che piagnucolavo. Essendo molto più grandi di me, passavo abbastanza tempo da sola. I miei genitori non erano più tanto giovani, quando sono nata avevano quaranta anni. Mio padre era direttore d’orchestra e musicista, aveva pochissimo tempo libero e mia madre doveva aiutarlo molto. Per questo io trascorrevo quasi tutti i giorni nell’orto di famiglia, stavo sempre fuori e dovevo rientrare solamente all’imbrunire. Da bambina già scrivevo. A dieci anni con la classe mettemmo in scena la prima rappresentazione teatrale scritta da me. Questo ci veniva un po’ dalla mia famiglia, mia madre era una persona piena di fantasia, che sapeva narrare stupendamente e che capiva bene i giochi e tutto quello che era fuori dagli schemi prestabiliti. Lo scrivere per me ha molto a che fare col fatto che amo spiegare e trasformare in parole quello che vivo. È in assoluto un piacere che concedo a me stessa.

IMMAGINE TRE           IMMAGINE QUATTRO

1943                                        1952

Ursula Wölfel studiò germanistica, storia, filosofia e psicologia a Heidelberg. Nel 1943 sposò l’architetto Heinrich Wölfel, e un anno più tardi nacque la figlia Bettina. Il marito morì nel 1945 come prigioniero di guerra. Dopo la guerra lavorò come aiutante in una scuola. Studiò per diventare maestra di scuola primaria e lavorò come assistente presso l’Istituto Pedagogico Jegenheim in Bergstrase. Dal 1951 al 1954 studiò germanistica, storia dell’arte e pedagogia presso l’Università di Francoforte. Dal 1955 al 1958 tenne lezioni come insegnante di educazione speciale a Darmstadt e, nei primi anni 60, fu collaboratrice accademica del Prof. Dr Klaus Doderer nel periodo della costruzione dell’Istituto per la ricerca giovanile. Nel 1959 apparve il suo primo libro per l’infanzia Der rote Rächer und die glücklichen Kinder  e lo stesso anno il secondo “Fligender Stern” (“Augh, stella cadente”, in Italia edito nel 1993 da Piemme ndr) entrambi pubblicati da Hoch-Verlag

Ursula Wölfel: “In quel periodo lavoravo come insegnante di educazione speciale ma pensavo già a scrivere. Una mia amica libraia lo sapeva, e diceva che voleva mettermi alla prova. Conosceva un editore. Dovevo terminare il manoscritto in tempo per una fiera del libro che si sarebbe tenuta dopo sei settimane. Così inizia a scrivere sei settimane prima della fiera. Lavorai giorno e notte, con un coinvolgimento inverosimile. Non ho mai più scritto con così tanto entusiasmo. Durante le parti divertenti ridevo a voce alta, e mentre scrivevo quelle commoventi piangevo a calde lacrime. Ero totalmente immersa, altrimenti non avrei potuto farlo in così poco tempo. Il manoscritto era pronto e finito dopo sei settimane, perfettamente battuto a macchina anche se scritto male  da un punto di vista linguistico. Lo revisionai almeno cinque volte. Ma questo era solo l’inizio”.

 

1962  IMMAGINE 4

In seguito, ogni anno apparve un nuovo libro. Con la quarta opera  ottenne nel 1962 il primo riconoscimento importante, il  Deutschen Jugendbuchpreis (premio tedesco per la letteratura giovanile)

I suoi libri sono considerati innovativi sotto vari aspetti per la letteratura infantile. Nel racconto giovanile “Mond, mond, mond” (luna, luna, luna) , apparso nel 1962 Ursula Wölfel affrontò un tema che nel 1970, con “Die grauen und die grünen Felder ” (i grigi e i verdi campi), dette spontaneamente vita a un genere letterario. In “Mond, mond, mond” narra una storia d’amore poetica sullo sfondo della persecuzione di nomadi e dei gitani ai tempi del nazismo. In “Die grauen und die grünen Felder” si rappresenta, in quattordici racconti un mondo realista e conflittuale, un mondo che non è sempre buono ma vulnerabile.

INDICE-WOLFEL

Ursula Wölfel: Nessun altro libro per l’infanzia è stato per me tanto importante sin dall’inizio come questo. Nel 1968 avevo scritto circa dieci libri per l’infanzia e testi di libri illustrati, oltre a un abecedario, innumerevoli testi per libri di lettura e più di cinquanta “raccolte” e “storie da ridere” di fantasia sfrenata. Ora desideravo raccontare anche vicende infantili vere e collezionai tra gli amici storie della loro infanzia, ricordi, che erano stati importanti per questi uomini e donne adulti. Mi aspettavo cose divertenti, anche  pensierose e interessanti sull’infanzia da quaranta fino a sessant’anni prima. Ci sarebbero state anche retrospettive idealizzate con nostalgia, pensavo. Ma giunse l’inaspettato: quello che mi raccontarono, sopratutto a voce, a volte anche per scritto, furono, senza eccezione, le esperienze vitali più profonde. (…) A questo proposito ricevetti anche una cronaca commovente di un’amica che lavorò in Africa (e più tardi in Sud America), e informazioni da Friedensdorf di Oberhausen (iniziativa internazionale che aiuta i bambini malati in zone di guerra e regioni svantaggiate n.d.r) su bambini che erano stati gravemente feriti durante la guerra in Vietnam.

Dovevo raccontare questo a tutti i bambini? Certo. Perché tutte queste cose brutte erano accadute a bambini. I miei testi trovarono il loro modo di farlo: l’informazione laconica, mantenendo la distanza, senza permettermi sentimenti. Dove c’era bisogno di offrire conforto, lo prometteva il finale aperto dei racconti brevi. Non si nascondeva quello che era accaduto, e allo stesso tempo si apriva uno spiraglio per altre possibilità, più gioiose

Il libro “Die grauen und die gruenen Fielder” è considerato uno dei libri più importanti della letteratura infantile del dopoguerra.

Come dichiara il Prof. Malte Dahrendorf: “si trattava di un piccolo opuscolo con 14 storie su un mondo disgraziato, una procellosa apertura della letteratura infantile alla critica sociale, relativa ai problemi e alle rappresentazioni di conflitti; quasi tutti i tabù della letteratura infantile esistenti fino a quel momento trovarono qui  un punto di rottura. Allo stesso tempo il libro dette il via alla letteratura infantile e giovanile orientata su temi legati all’emancipazione degli anni 70: pregiudizi e minoranze, razzismo, nuove forme di convivenza e di famiglia, problemi sociali. L’autrice ebbe il coraggio di introdurre la sincerità esterna e interna dei racconti brevi nella letteratura infantile.”  (fine prima parte) 

http://www.ursula-wölfel.de/

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Traduzione dal tedesco di Anna Porta Serra e redazione Kalandraka

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