Ristampa de “Il piccolo coniglio bianco”, conversazione con Xosé Ballesteros

In occasione della ristampa de “Il piccolo coniglio bianco” abbiamo parlato con l’autore del libro, Xosé Ballesteros, che da anni lavora sul recupero dei racconti della tradizione orale e che grazie al progetto Kalandraka, riadatta in albi illustrati, facendo rivivire quelle storie che si tramandano da un tempo remoto.
Scoprirete anche il percorso che la parola Kalandraka ha fatto fino a noi. O meglio, come questa parola, “zuppa di gallette che i marinai mangiavano quando non restava più niente”, sia arrivata a essere il progetto editoriale che è oggi, attraverso il teatro.

XBallesteros
Come hai scelto questo racconto?

È stato un periodo durante il quale ho dedicato molto tempo alla ricerca sulla traduzione orale in Galizie e il recupero dei racconti classici. Facevo parte di un gruppo legato alla classe di teatro dell’Università di Vigo e, in questo gruppo, sotto la direzione della Scuola di Espressione Drammatica “Kalandraka” si tenevano incontri teorici e pratici sul racconto e l’arte del raccontare. Attingevamo ai racconti di Basile, Perrault, dei fratelli Grimm, di Afanasiev, ai racconti popolari di Italo Calvino, a quelli della tradizione spagnola raccolti da A.R. Almodovar…
In questo contesto, un giorno ho scoperto, durante un viaggio in Portogallo, la raccolta di Adolfo Coelho, un importante intellettuale portoghese del secolo XIX. Nelle sue pagine mi sono imbattuto nella storia di un piccolo coniglio bianco e una formica. Era una storia sconosciuta in Spagna e l’ho fatta mia appena l’ho letta. L’ho inclusa nel mio repertorio perché la sua semplicità e freschezza mi chiedevano che lo raccontassi, che lo adattassi e lo traducessi e così ho fatto. Ho seguito la missione di non fare sparire questa storia nella nebbia della Storia.

Ballesteros-(24)

Sei anche l’adattatore di altri due racconti della tradizione orale pubblicati dalla Kalandraka in Italia, “I tre orsi ” e “Il vestito nuovo del re”. Dove affonda le sue radici il tuo interesse in questo tipo di letteratura popolare? 

In un primo momento il mio interesse era recuperare in favore della lingua galiziana, una lingua che si parla sempre meno, un corpus di racconti che formassero un catalogo vivo a partire dalla tradizione orale. Successivamente, con la creazione della casa editrice Kalandraka, è stato possibile fissarli in un testo e accompagnarli con le illustrazioni, trasformandoli così in albi illustrati. Grazie a questo formato, i racconti hanno preso nuova vita giungendo in luoghi lontani come la Corea o il Giappone. Dopodiché, nel mezzo della mia ricerca, mi sono soffermato sull’aspetto etico delle storie, questo messaggio di morale ingenua che trasmettono, come nota André Jolles, e di avvertimento su quello in cui ogni bambino si imbatterà nel corso della vita: le prove, le carenze, la sofferenza, le malattie, la morte… che potrà superare solo grazie alla fortuna, l’intelligenza, la generosità, la costanza e… all’aiuto degli altri.

Come lavori sull’adattamento? Qual è il punto di partenza?

Recuperare la memoria e il tono. Voglio dire, alcuni racconti fanno parte della mia propria memoria, dei miei ricordi di bambino. C’è una voce femminile che me li ha trasmessi, nel mio caso una certa nonna che  mi regalava anche libri, i pochi libri che a quel tempo un bambino della mia classe sociale (molto umile) poteva avere.
In questo lavoro di recupero emerge il tono che riporto sulla carta. Scrivo al bambino che sono stato, che ricordo di essere stato, e così mi connetto con i bambini di oggi e di sempre, perché lo stupore davanti alla vita continua a essere lo stesso indipendentemente dai cambiamenti della tecnologia che ci circonda.
Cerco di fare in modo che le parole che scrivo siano limpide come lo sono quando si racconta una storia a voce. Dalle mie parole si deve trasmettere la voce della tribù, quella voce che viene da un passato remoto e che ci presenta gli eterni problemi con i quali si deve confrontare l’umanità.
E nei miei adattamenti cerco di includere degli ammiccamenti, piccole variazioni personali che rispettino il testo originale donandogli però un tocco di freschezza, di umorismo.
Il caso più evidente è quello del coniglio bianco, in quel gioco che ho impostato sulle caratterizzazioni, che non appaiano nel testo originale. Alla fine la struttura del racconto rimane ma la forma si è purificata, è cresciuta.*

Il-piccolo-coniglio-It.jpg-coniglio

Tu e Óscar Villán avete lavorato insieme al libro o hai proposto il testo all’illustratore?

Il testo era già deciso quando abbiamo proposto a Óscar Villán di illustrarlo. Era un racconto che avevo narrato mille e una volta, lo avevo provato molto con i bambini, e la sua struttura consentiva pochi cambiamenti di testo.
Però Oscar lo ha fatto suo e lo ha materializzato in modo tale con i suoi disegni che non riesco a immaginare personaggi diversi in questa storia. Con il tempo, a 14 anni dalla sua pubblicazione, il piccolo coniglio bianco è diventato un vero e proprio personaggio classico.

*Le caratterizzazioni della capra che invade la casa del coniglio bianco impedendogli di entrarci-un esempio di come Elena Rolla le ha rese nella traduzione italiana: “io sono la capra capraccia, e se non te ne vai ti salto sulla faccia”…, “ …sono tornato a casa per farmi una bella zuppa, ma dentro c’è la capra caprona, che se mi salta addosso me le suona…” Alla fine saranno gli stessi giochi di parole a trarre in inganno la capra facendola affacciare alla finestra della casa per curiosiare quando la formica Santippa, venuta in soccorso del coniglio, glieli riproporrà: “ .. Sono la formica Santippa e se non apri, ti pizzico la trippa” Alla capra sembrò una barzelletta e così decise di affacciarsi…

Link al questionario di Kalandraka all’illustratore del libro, Oscar Villan:https://libripersognare.wordpress.com/2014/05/29/il-questionario-di-kalandraka-oscar-villan/

 

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