Il questionario di Kalandraka, Oscar Villan

“Il piccolo coniglio bianco” è appena uscito con una nuova ristampa dopo la prima del 2008.
Abbiamo parlato per l’occasione con Xosé Ballesteros, autore del testo (link sotto) e rivolto il nostro questionario a Oscar Villan, illustratore del libro e di un altro albo del nostro catalogo “La zebra Camilla”. Conversando, prima del questionario, gli abbiamo chiesto un piccolo confronto su come, da artista, lavora sul racconto tradizionale e che tecnica ha scelto per questa storia, tratta da un racconto della tradizione portoghese.

All’inizio non faccio alcuna distinzione.  Appendo all’attaccapanni le etichette (“testo d’autore” o “racconto tradizionale”, per esempio) prima di entrare nel testo. Ogni genere ha le sue caratteristiche, però, lavoro su ciascuno basilarmente partendo dal suo contenuto e dalla sua struttura particolare e concreta.  Per “Il piccolo coniglio bianco ” ho utilizzato tempera. È stata la prima volta che l’ho usata. Tubetti che mi aveva regalato mia madre. Colori decisi, molto intensi. Una meraviglia.

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Ricordi chi ti regalò il primo astuccio di colori?

No. Suppongo i miei genitori.

È arrivato prima il disegno o il colore?

Insieme.

Un sogno ricorrente, un’immagine della tua infanzia.

Mio nonno che fa volare le farfalle che ha realizzato ritagliando le cartine.

Che storie preferivi da bambino?

Tutte. Che si sedessero accanto a me a letto e raccontassero. Poi, quando già leggevo da solo, mi gustavo Asterix, Tintin. Il piccolo Nicolas. E poi, un po’ più grande, Tolkien.

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Ricordi la prima volta che hai provato il desiderio di accompagnare una storia con le immagini?

Ricordo l’opposto: di avere coperto le illustrazioni di alcuni racconti perché la rappresentazione dei personaggi non invadesse quello che io immaginavo.

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In che momento hai deciso che volevi fare l’illustratore di mestiere? [l’idea di Munari dell’arte come mestiere]

Poco prima di diventarlo. Se devo pensare a un momento decisivo potrebbe essere dopo la fine della scuola superiore: mi sono dato l’obiettivo non precisamente di fare l’illustratore, ma di mantenere vivo e accrescere il mio lato concreto, creativo, così, con questa idea, mi sono iscritto a Belle Arti, con l’intenzione di aumentare le possibilità che questo aspetto della mia vita si mantenesse vivo e possibilmente accresciuto alla fine dello studio. Dopo, una serie di circostanze hanno fatto in modo che mi ritrovassi a cercare lavoro come illustratore: il mio interesse per l’illustrazione della stampa (specialmente per il meraviglioso, divergente, eterogeneo lavoro di Raul (ndr Raul, Raúl Fernández Calleja) per l’editoriale di El Pais di quell’epoca, la fine del percorso di studio, i buoni consigli di una professoressa, la nascita della casa editrice Kalandraka quasi al lato di casa mia.

Il tuo percorso di apprendimento è stato intuitivo o progettato con metodo?

Al di là del fatto di aver studiato Belle Arti, direi basicamente intuitivo. Osservando. Provando. Leggendo.

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Chi riconosci come maestri? [Non è una domanda limitata al campo dell’ illustrazione, ma anche ad altri settori, il campo dell’arte in generale, la musica in particolare, la fiolosofia, l’iconografia religiosa etc…]

Tanti. A cominciare da bravi professori di scuola e della facoltà. Per l’illustrazione posso citare Isidro Ferrer o Raul, Alejandro Magallanes o Puño o Javier Jaén; esploratori della grafica, avventurieri che si inoltrano nella giungla delle immagini (o nel deserto del foglio bianco), determinati, con allegria, curiosi e giocherelloni, per vedere cosa c’è, cosa trovano, cosa viene fuori. Però cerco di assorbire  da tutte le parti…

Cosa ti ispira nel tuo lavoro?

Il foglio bianco. Non sapere cosa verrà fuori.

Quali tecniche usi normalmente? Con quali ti trovi più a tuo agio? Quali ti permettono maggiore espressività?

China, tempera, computer.  Mi piace sia lavorare sulla carta che col digitale. Si è già parlato tanto di questo. Ogni mezzo ha i suoi vantaggi e i suoi inconvenienti. Io mi trovo bene con tutti e due.Combinandoli. Se posso utilizzare anche la scultura o la fotografia, tanto meglio.

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 Secondo te, quali sono le tre capacità indispensabili per un illustratore?

Direi che l’unica irrinunciabile è la voglia. Il desiderio di fare.

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Quello che un editore non ti ha mai chiesto e che ti piacerebbe sentirti dire.

Ho ricevuto tante  richieste che mi hanno lusingato  e che non mi aspettavo né immaginavo. Che continui così. Ogni chiamata è una sorpresa.

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link all’intervista a Xosé Ballesteros: embed]https://libripersognare.wordpress.com/2014/05/29/ristampa-de-il-piccolo-coniglio-bianco-conversazione-con-xose-ballesteros/[/embed]

 

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