Marina Marcolin premiata a Cento, voce alle due autrici di “Lettere fra i lacci”

Dopo essere stata selezionata per la mostra degli illustratori  e per la terna dei finalisti del Concorso Illustratori di Cento, Marina Marcolin ha ritirato il secondo premio su decisione della giuria popolare, per le illustrazioni di  “Lettere fra i lacci”.  Un riconoscimento, seguìto alla selezione per la Biennale di Bratislava,  al lavoro dell’artista e ad un libro che è nato sotto una stella di silenziose sintonie tra l’autrice Cristina Maldonado, Marina e la direttrice di Kalandraka Italia, Lola Barcelo’, che le ha fatte incontrare. Sì, perchè, mentre Cristina pensava a Marina per il suo libro dopo averla improvvisamente scoperta a Bologna Children’s Book Fair tramite altri lavori, Lola  già l’aveva contattata, pensando la stessa cosa. E sempre a Bologna, a distanza di due anni,  abbiamo parlato con loro tra una firma e l’altra.

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A partire dagli apprezzamenti avuti per il suo lavoro  con Marina abbiamo discorso di cosa è per lei oggi questo libro e quanto sia importante per l’artista essere sempre pronto  a nuove ricerche

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Ancora adesso ogni volta che lo riguardo, che rivedo le tavole,  che ripenso al periodo in cui ci ho lavorato lo guardo con affetto, è un lavoro in cui mi sono sentita molto a mio agio, molto libera… E’ uno dei libri che tengo più nel cuore anche per come è venuto fuori per la dimensione che ha avuto nel mio percorso..

Quando lavori diciamo che non pensi al dopo, quando appoggi il pennello, la matita la cosa è conclusa quasi per te da un certo punto di vista, poi il libro va… per cui ogni cosa che arriva dopo è un regalo che ti sorprende anche, ma non perché tu non sia contenta del lavoro o anche magari consapevole  di avere fatto un buon lavoro… è una cosa in più, che ritorna ma su cui tu non avevi puntato mentre facevi il libro, perché  tu ti leghi alla storia, al concetto della cosa–poi quello che arriva sono cose bellissime che certo alla fine ti ripagano anche dell’impegno che avevi messo nel lavoro…

E’ importantissima anche la parte di ricerca che hai fatto per conto tuo, è una parte importante il non fermarsi a delle cose sempre sicure, andare dove hai voglia ancora di esplorare, di camminare-  l’aspetto bello per me non è dove arrivo ma mentre sto camminando, anche nel mio percorso artistico lascio sempre una parte libera…”

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Così è nato “Lettere fra i lacci”, una storia in cui il potere delle lettere è libertà, in un Venezuela agricolo dove per raggiungere la scuola Flor, la maggiore di sette fratelli, deve scendere la montagna e percorrere a piedi chilometri. E solo prima di varcare la soglia della scuola indossa le scarpe, come un rito, per averle belle  in quello che, per la protagonista, è un luogo di possibilità e speranza.

La distanza geografica tra le due autrici  ha favorito uno spazio universale, una libertà che nei disegni di Marina entrano in contatto con una memoria interiore personale di ognuno e condivisa, un proprio ricordo, una strada personale e universale.

Nella voce della scrittrice Cristina Falcon, appena rientrata da un viaggio nel suo paese, il Venezuela, emerge il potere delle lettere, come potere di cambiamento.

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Le lettere in generale, in particolare nei sogni di questa bambina sono un filo, un filo che sostiene un ponte che  è il ponte alla realizzazione di sogni, a viaggiare, a scoprire. Questo avviene quando si mettono insieme questi disegni strani, belli, misteriosi che dopo pronunciati, ti permettono di ,non solo pronunciare, ma anche leggere e leggendo aprire finestre ad altre storie, altri mondi, altre vite e,anche, altri sogni.

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Siccome penso che lei (Flor) abbia capito questa cosa,  sente anche la necessità di non interromperla e  la voglia di dare quello che lei ha avuto la fortuna di ricevere che è trasmetterla a sua volta.

Lotta per questo sogno, impossibile nel mondo dove lei abita e cresce, un po’ precario materialmente, ma molto ricco affettivamente.

Flor ha avuto una maestra che le ha passato questo filo invisibile,  come io ho avuto la fortuna di avere delle maestre che sono state molto importanti nella mia vita, una di queste è stata mia nonna e poi a scuola. Flor non  vuole che questa trasmissione si  interrompa, vuole essere lei stessa un giorno quella che passa questo filo ad altre mani, continuando a sostenere i sogni di altri bambini…

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“Nella mia mente nasce un’immagine in cui ogni lettera può essere una piccola nave, come le barche di carta che si fanno da bambini, e diventano belle realtà che bisogna difendere e che non hanno niente a che vedere con questa precarietà, sono, all’opposto delle armi, mezzi amabili, gentili che rinforzano chi le pronuncia le legge, fanno forti le persone.. E poi quando un bambino si innamora delle lettere, questo sarà un amore al quale potrà sempre fare riferimento…

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Il quotidiano difficilmente permette ai maestri di valutare l’immenso potere che viene concesso loro di trasmettere  questo amore a un bambino per tutta la vita,  e tra l’altro, come in questo caso, a una bambina… sappiamo che le donne al mondo devono in certi casi fare più fatica, uno sforzo in più per essere valutate, prese in considerazione, rispettate…

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una bambina  che riceve il dono della scoperta delle lettere sarà una bambina che avrà un qualcosa in più, una coperta dal freddo della vita, un qualcosa che la proteggerà non solo dalle persone ma da tutti gli elementi che nella vita ci colpiscono, non sarà mai sola, un lettore non è mai solo interiormente…

Nella solitudine si costruiscono i sogni, io ho sempre difeso il nulla fare dei bambini…perchè i sogni arrivino il bambino deve avere momenti di silenzio, di solitudine, per strada, su un divano, in un giardino, quei momenti sono come un salvadanaio dal quale nella vita si potrà sempre attingere…

Io posso fare riferimento solo alla mia vita. Ho giocato molto da sola, anche se sono cresciuta in una famiglia di sei figli, ma erano più grandi e ho avuto quindi molto spazio per la mia solitudine

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Difendo il potere di trasmissione del maestro, ma oltre a questo difendo l’importanza del fatto che facciano uno sforzo per comprendere e per  far capire anche ai genitori la necessità del bambino seduto con i suoi pensieri…  spesso cerchiamo di riempire lo spazio, il tempo dei bambini in continuazione per colmare  un vuoto affettivo che per molti motivi, anche di gestione vita quotidiana, non riusciamo a condividere con loro… anche con la scuola c’è questo problema,  i bambini arrivano alla sera e stanno ancora lottando con i compiti da finire, questo è un modo per allontanarli dalla lettura, ci vorrebbe un po’ di misura, uno sforzo di misurare quelle cose che gettiamo nel tempo dei bambini…

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