Archivi del mese: maggio 2014

Il questionario di Kalandraka, Oscar Villan

“Il piccolo coniglio bianco” è appena uscito con una nuova ristampa dopo la prima del 2008.
Abbiamo parlato per l’occasione con Xosé Ballesteros, autore del testo (link sotto) e rivolto il nostro questionario a Oscar Villan, illustratore del libro e di un altro albo del nostro catalogo “La zebra Camilla”. Conversando, prima del questionario, gli abbiamo chiesto un piccolo confronto su come, da artista, lavora sul racconto tradizionale e che tecnica ha scelto per questa storia, tratta da un racconto della tradizione portoghese.

All’inizio non faccio alcuna distinzione.  Appendo all’attaccapanni le etichette (“testo d’autore” o “racconto tradizionale”, per esempio) prima di entrare nel testo. Ogni genere ha le sue caratteristiche, però, lavoro su ciascuno basilarmente partendo dal suo contenuto e dalla sua struttura particolare e concreta.  Per “Il piccolo coniglio bianco ” ho utilizzato tempera. È stata la prima volta che l’ho usata. Tubetti che mi aveva regalato mia madre. Colori decisi, molto intensi. Una meraviglia.

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Ricordi chi ti regalò il primo astuccio di colori?

No. Suppongo i miei genitori.

È arrivato prima il disegno o il colore?

Insieme.

Un sogno ricorrente, un’immagine della tua infanzia.

Mio nonno che fa volare le farfalle che ha realizzato ritagliando le cartine.

Che storie preferivi da bambino?

Tutte. Che si sedessero accanto a me a letto e raccontassero. Poi, quando già leggevo da solo, mi gustavo Asterix, Tintin. Il piccolo Nicolas. E poi, un po’ più grande, Tolkien.

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Ricordi la prima volta che hai provato il desiderio di accompagnare una storia con le immagini?

Ricordo l’opposto: di avere coperto le illustrazioni di alcuni racconti perché la rappresentazione dei personaggi non invadesse quello che io immaginavo.

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In che momento hai deciso che volevi fare l’illustratore di mestiere? [l’idea di Munari dell’arte come mestiere]

Poco prima di diventarlo. Se devo pensare a un momento decisivo potrebbe essere dopo la fine della scuola superiore: mi sono dato l’obiettivo non precisamente di fare l’illustratore, ma di mantenere vivo e accrescere il mio lato concreto, creativo, così, con questa idea, mi sono iscritto a Belle Arti, con l’intenzione di aumentare le possibilità che questo aspetto della mia vita si mantenesse vivo e possibilmente accresciuto alla fine dello studio. Dopo, una serie di circostanze hanno fatto in modo che mi ritrovassi a cercare lavoro come illustratore: il mio interesse per l’illustrazione della stampa (specialmente per il meraviglioso, divergente, eterogeneo lavoro di Raul (ndr Raul, Raúl Fernández Calleja) per l’editoriale di El Pais di quell’epoca, la fine del percorso di studio, i buoni consigli di una professoressa, la nascita della casa editrice Kalandraka quasi al lato di casa mia.

Il tuo percorso di apprendimento è stato intuitivo o progettato con metodo?

Al di là del fatto di aver studiato Belle Arti, direi basicamente intuitivo. Osservando. Provando. Leggendo.

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Chi riconosci come maestri? [Non è una domanda limitata al campo dell’ illustrazione, ma anche ad altri settori, il campo dell’arte in generale, la musica in particolare, la fiolosofia, l’iconografia religiosa etc…]

Tanti. A cominciare da bravi professori di scuola e della facoltà. Per l’illustrazione posso citare Isidro Ferrer o Raul, Alejandro Magallanes o Puño o Javier Jaén; esploratori della grafica, avventurieri che si inoltrano nella giungla delle immagini (o nel deserto del foglio bianco), determinati, con allegria, curiosi e giocherelloni, per vedere cosa c’è, cosa trovano, cosa viene fuori. Però cerco di assorbire  da tutte le parti…

Cosa ti ispira nel tuo lavoro?

Il foglio bianco. Non sapere cosa verrà fuori.

Quali tecniche usi normalmente? Con quali ti trovi più a tuo agio? Quali ti permettono maggiore espressività?

China, tempera, computer.  Mi piace sia lavorare sulla carta che col digitale. Si è già parlato tanto di questo. Ogni mezzo ha i suoi vantaggi e i suoi inconvenienti. Io mi trovo bene con tutti e due.Combinandoli. Se posso utilizzare anche la scultura o la fotografia, tanto meglio.

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 Secondo te, quali sono le tre capacità indispensabili per un illustratore?

Direi che l’unica irrinunciabile è la voglia. Il desiderio di fare.

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Quello che un editore non ti ha mai chiesto e che ti piacerebbe sentirti dire.

Ho ricevuto tante  richieste che mi hanno lusingato  e che non mi aspettavo né immaginavo. Che continui così. Ogni chiamata è una sorpresa.

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link all’intervista a Xosé Ballesteros: embed]https://libripersognare.wordpress.com/2014/05/29/ristampa-de-il-piccolo-coniglio-bianco-conversazione-con-xose-ballesteros/[/embed]

 

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Ristampa de “Il piccolo coniglio bianco”, conversazione con Xosé Ballesteros

In occasione della ristampa de “Il piccolo coniglio bianco” abbiamo parlato con l’autore del libro, Xosé Ballesteros, che da anni lavora sul recupero dei racconti della tradizione orale e che grazie al progetto Kalandraka, riadatta in albi illustrati, facendo rivivire quelle storie che si tramandano da un tempo remoto.
Scoprirete anche il percorso che la parola Kalandraka ha fatto fino a noi. O meglio, come questa parola, “zuppa di gallette che i marinai mangiavano quando non restava più niente”, sia arrivata a essere il progetto editoriale che è oggi, attraverso il teatro.

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Come hai scelto questo racconto?

È stato un periodo durante il quale ho dedicato molto tempo alla ricerca sulla traduzione orale in Galizie e il recupero dei racconti classici. Facevo parte di un gruppo legato alla classe di teatro dell’Università di Vigo e, in questo gruppo, sotto la direzione della Scuola di Espressione Drammatica “Kalandraka” si tenevano incontri teorici e pratici sul racconto e l’arte del raccontare. Attingevamo ai racconti di Basile, Perrault, dei fratelli Grimm, di Afanasiev, ai racconti popolari di Italo Calvino, a quelli della tradizione spagnola raccolti da A.R. Almodovar…
In questo contesto, un giorno ho scoperto, durante un viaggio in Portogallo, la raccolta di Adolfo Coelho, un importante intellettuale portoghese del secolo XIX. Nelle sue pagine mi sono imbattuto nella storia di un piccolo coniglio bianco e una formica. Era una storia sconosciuta in Spagna e l’ho fatta mia appena l’ho letta. L’ho inclusa nel mio repertorio perché la sua semplicità e freschezza mi chiedevano che lo raccontassi, che lo adattassi e lo traducessi e così ho fatto. Ho seguito la missione di non fare sparire questa storia nella nebbia della Storia.

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Sei anche l’adattatore di altri due racconti della tradizione orale pubblicati dalla Kalandraka in Italia, “I tre orsi ” e “Il vestito nuovo del re”. Dove affonda le sue radici il tuo interesse in questo tipo di letteratura popolare? 

In un primo momento il mio interesse era recuperare in favore della lingua galiziana, una lingua che si parla sempre meno, un corpus di racconti che formassero un catalogo vivo a partire dalla tradizione orale. Successivamente, con la creazione della casa editrice Kalandraka, è stato possibile fissarli in un testo e accompagnarli con le illustrazioni, trasformandoli così in albi illustrati. Grazie a questo formato, i racconti hanno preso nuova vita giungendo in luoghi lontani come la Corea o il Giappone. Dopodiché, nel mezzo della mia ricerca, mi sono soffermato sull’aspetto etico delle storie, questo messaggio di morale ingenua che trasmettono, come nota André Jolles, e di avvertimento su quello in cui ogni bambino si imbatterà nel corso della vita: le prove, le carenze, la sofferenza, le malattie, la morte… che potrà superare solo grazie alla fortuna, l’intelligenza, la generosità, la costanza e… all’aiuto degli altri.

Come lavori sull’adattamento? Qual è il punto di partenza?

Recuperare la memoria e il tono. Voglio dire, alcuni racconti fanno parte della mia propria memoria, dei miei ricordi di bambino. C’è una voce femminile che me li ha trasmessi, nel mio caso una certa nonna che  mi regalava anche libri, i pochi libri che a quel tempo un bambino della mia classe sociale (molto umile) poteva avere.
In questo lavoro di recupero emerge il tono che riporto sulla carta. Scrivo al bambino che sono stato, che ricordo di essere stato, e così mi connetto con i bambini di oggi e di sempre, perché lo stupore davanti alla vita continua a essere lo stesso indipendentemente dai cambiamenti della tecnologia che ci circonda.
Cerco di fare in modo che le parole che scrivo siano limpide come lo sono quando si racconta una storia a voce. Dalle mie parole si deve trasmettere la voce della tribù, quella voce che viene da un passato remoto e che ci presenta gli eterni problemi con i quali si deve confrontare l’umanità.
E nei miei adattamenti cerco di includere degli ammiccamenti, piccole variazioni personali che rispettino il testo originale donandogli però un tocco di freschezza, di umorismo.
Il caso più evidente è quello del coniglio bianco, in quel gioco che ho impostato sulle caratterizzazioni, che non appaiano nel testo originale. Alla fine la struttura del racconto rimane ma la forma si è purificata, è cresciuta.*

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Tu e Óscar Villán avete lavorato insieme al libro o hai proposto il testo all’illustratore?

Il testo era già deciso quando abbiamo proposto a Óscar Villán di illustrarlo. Era un racconto che avevo narrato mille e una volta, lo avevo provato molto con i bambini, e la sua struttura consentiva pochi cambiamenti di testo.
Però Oscar lo ha fatto suo e lo ha materializzato in modo tale con i suoi disegni che non riesco a immaginare personaggi diversi in questa storia. Con il tempo, a 14 anni dalla sua pubblicazione, il piccolo coniglio bianco è diventato un vero e proprio personaggio classico.

*Le caratterizzazioni della capra che invade la casa del coniglio bianco impedendogli di entrarci-un esempio di come Elena Rolla le ha rese nella traduzione italiana: “io sono la capra capraccia, e se non te ne vai ti salto sulla faccia”…, “ …sono tornato a casa per farmi una bella zuppa, ma dentro c’è la capra caprona, che se mi salta addosso me le suona…” Alla fine saranno gli stessi giochi di parole a trarre in inganno la capra facendola affacciare alla finestra della casa per curiosiare quando la formica Santippa, venuta in soccorso del coniglio, glieli riproporrà: “ .. Sono la formica Santippa e se non apri, ti pizzico la trippa” Alla capra sembrò una barzelletta e così decise di affacciarsi…

Link al questionario di Kalandraka all’illustratore del libro, Oscar Villan:https://libripersognare.wordpress.com/2014/05/29/il-questionario-di-kalandraka-oscar-villan/

 

Marina Marcolin premiata a Cento, voce alle due autrici di “Lettere fra i lacci”

Dopo essere stata selezionata per la mostra degli illustratori  e per la terna dei finalisti del Concorso Illustratori di Cento, Marina Marcolin ha ritirato il secondo premio su decisione della giuria popolare, per le illustrazioni di  “Lettere fra i lacci”.  Un riconoscimento, seguìto alla selezione per la Biennale di Bratislava,  al lavoro dell’artista e ad un libro che è nato sotto una stella di silenziose sintonie tra l’autrice Cristina Maldonado, Marina e la direttrice di Kalandraka Italia, Lola Barcelo’, che le ha fatte incontrare. Sì, perchè, mentre Cristina pensava a Marina per il suo libro dopo averla improvvisamente scoperta a Bologna Children’s Book Fair tramite altri lavori, Lola  già l’aveva contattata, pensando la stessa cosa. E sempre a Bologna, a distanza di due anni,  abbiamo parlato con loro tra una firma e l’altra.

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A partire dagli apprezzamenti avuti per il suo lavoro  con Marina abbiamo discorso di cosa è per lei oggi questo libro e quanto sia importante per l’artista essere sempre pronto  a nuove ricerche

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Ancora adesso ogni volta che lo riguardo, che rivedo le tavole,  che ripenso al periodo in cui ci ho lavorato lo guardo con affetto, è un lavoro in cui mi sono sentita molto a mio agio, molto libera… E’ uno dei libri che tengo più nel cuore anche per come è venuto fuori per la dimensione che ha avuto nel mio percorso..

Quando lavori diciamo che non pensi al dopo, quando appoggi il pennello, la matita la cosa è conclusa quasi per te da un certo punto di vista, poi il libro va… per cui ogni cosa che arriva dopo è un regalo che ti sorprende anche, ma non perché tu non sia contenta del lavoro o anche magari consapevole  di avere fatto un buon lavoro… è una cosa in più, che ritorna ma su cui tu non avevi puntato mentre facevi il libro, perché  tu ti leghi alla storia, al concetto della cosa–poi quello che arriva sono cose bellissime che certo alla fine ti ripagano anche dell’impegno che avevi messo nel lavoro…

E’ importantissima anche la parte di ricerca che hai fatto per conto tuo, è una parte importante il non fermarsi a delle cose sempre sicure, andare dove hai voglia ancora di esplorare, di camminare-  l’aspetto bello per me non è dove arrivo ma mentre sto camminando, anche nel mio percorso artistico lascio sempre una parte libera…”

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Così è nato “Lettere fra i lacci”, una storia in cui il potere delle lettere è libertà, in un Venezuela agricolo dove per raggiungere la scuola Flor, la maggiore di sette fratelli, deve scendere la montagna e percorrere a piedi chilometri. E solo prima di varcare la soglia della scuola indossa le scarpe, come un rito, per averle belle  in quello che, per la protagonista, è un luogo di possibilità e speranza.

La distanza geografica tra le due autrici  ha favorito uno spazio universale, una libertà che nei disegni di Marina entrano in contatto con una memoria interiore personale di ognuno e condivisa, un proprio ricordo, una strada personale e universale.

Nella voce della scrittrice Cristina Falcon, appena rientrata da un viaggio nel suo paese, il Venezuela, emerge il potere delle lettere, come potere di cambiamento.

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Le lettere in generale, in particolare nei sogni di questa bambina sono un filo, un filo che sostiene un ponte che  è il ponte alla realizzazione di sogni, a viaggiare, a scoprire. Questo avviene quando si mettono insieme questi disegni strani, belli, misteriosi che dopo pronunciati, ti permettono di ,non solo pronunciare, ma anche leggere e leggendo aprire finestre ad altre storie, altri mondi, altre vite e,anche, altri sogni.

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Siccome penso che lei (Flor) abbia capito questa cosa,  sente anche la necessità di non interromperla e  la voglia di dare quello che lei ha avuto la fortuna di ricevere che è trasmetterla a sua volta.

Lotta per questo sogno, impossibile nel mondo dove lei abita e cresce, un po’ precario materialmente, ma molto ricco affettivamente.

Flor ha avuto una maestra che le ha passato questo filo invisibile,  come io ho avuto la fortuna di avere delle maestre che sono state molto importanti nella mia vita, una di queste è stata mia nonna e poi a scuola. Flor non  vuole che questa trasmissione si  interrompa, vuole essere lei stessa un giorno quella che passa questo filo ad altre mani, continuando a sostenere i sogni di altri bambini…

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“Nella mia mente nasce un’immagine in cui ogni lettera può essere una piccola nave, come le barche di carta che si fanno da bambini, e diventano belle realtà che bisogna difendere e che non hanno niente a che vedere con questa precarietà, sono, all’opposto delle armi, mezzi amabili, gentili che rinforzano chi le pronuncia le legge, fanno forti le persone.. E poi quando un bambino si innamora delle lettere, questo sarà un amore al quale potrà sempre fare riferimento…

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Il quotidiano difficilmente permette ai maestri di valutare l’immenso potere che viene concesso loro di trasmettere  questo amore a un bambino per tutta la vita,  e tra l’altro, come in questo caso, a una bambina… sappiamo che le donne al mondo devono in certi casi fare più fatica, uno sforzo in più per essere valutate, prese in considerazione, rispettate…

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una bambina  che riceve il dono della scoperta delle lettere sarà una bambina che avrà un qualcosa in più, una coperta dal freddo della vita, un qualcosa che la proteggerà non solo dalle persone ma da tutti gli elementi che nella vita ci colpiscono, non sarà mai sola, un lettore non è mai solo interiormente…

Nella solitudine si costruiscono i sogni, io ho sempre difeso il nulla fare dei bambini…perchè i sogni arrivino il bambino deve avere momenti di silenzio, di solitudine, per strada, su un divano, in un giardino, quei momenti sono come un salvadanaio dal quale nella vita si potrà sempre attingere…

Io posso fare riferimento solo alla mia vita. Ho giocato molto da sola, anche se sono cresciuta in una famiglia di sei figli, ma erano più grandi e ho avuto quindi molto spazio per la mia solitudine

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Difendo il potere di trasmissione del maestro, ma oltre a questo difendo l’importanza del fatto che facciano uno sforzo per comprendere e per  far capire anche ai genitori la necessità del bambino seduto con i suoi pensieri…  spesso cerchiamo di riempire lo spazio, il tempo dei bambini in continuazione per colmare  un vuoto affettivo che per molti motivi, anche di gestione vita quotidiana, non riusciamo a condividere con loro… anche con la scuola c’è questo problema,  i bambini arrivano alla sera e stanno ancora lottando con i compiti da finire, questo è un modo per allontanarli dalla lettura, ci vorrebbe un po’ di misura, uno sforzo di misurare quelle cose che gettiamo nel tempo dei bambini…

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Allo Spazio Libro”La zebra Camilla”, condivisione di una storia di crescita

Sabato 17 maggio si è svolta la festa di chiusura estiva dello Spazio Libro, biblioteca per bambini da 2 a 6 anni del Comune di Firenze, in gestione  per il Consorzio metropoli alla Cooperativa Cepiss e alla Cooperativa Arca.  Laura Bonomo  educatrice  della cooperativa Cepiss cura la programmazione e l’organizzazione  del servizio.

La festa è stata un’occasione di condivisione nel segno della narrazione. La voce di figure professionali, ma anche di nonni, di bambini, di genitori che avevano scelto un racconto e realizzato personaggi e piccole scenografie, ha reso l’evento un vero momento di partecipazione comunitaria, attraverso le storie. Grandi e piccoli abbiamo goduto attentamente delle narrazioni, dalla prima all’ultima.

Noi c’eravamo con “La zebra Camilla”, scritto da Marisa Nuñez e illustrato da Oscar Villan.  Abbiamo discorso con Lola Barceló, direttrice di Kalandraka Italia e che ha svolto l’attività, di questo appuntamento e della storia scelta.

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Quando mi hanno proposto un attività su “La zebra Camilla”, ne sono stata felice e Laura Bonomo dello Spazio Libro m’ha chiesto anche se noi di Kalandraka sapessimo come indirizzare la cosa. “La zebra Camilla” è un racconto col quale non avevo mai lavorato in pubblico.
Mi sono messa in contatto con Manuela Rodriguez, l’art’s director di Kalandraka, per sapere se in Spagna loro, che si occupano anche di programmare gli incontri e le attività intorno ai libri nella libreria di Kalandraka a Vigo e anche in occasione della campagna di promozione della lettura di Compostela, avessero svolto delle attività su questo libro.  E,sì, c’erano attività sulla zebra che avevano fatto nelle scuole.
Innanzitutto si deve pensare a quale sia lo scopo finale dell’attività.  Una volta fatta la riflessione, siamo partiti dalla figura, dal realizzare un’immagine dell’animale protagonista del libro. Se lo scopo finale è che la zebra rimanga nello spazio come una costruzione e che i bambini possano non solo vedere ma giocarci oppure no. .. Se si tratta di un’attività individuale non importa la solidità dei materiali, se si tratta di qualcosa di permanente conta la solidità, e bisogna creare qualcosa che sia possibile anche riparare se si sciupa.

Nel nostro caso si trattava di questa seconda opzione.
La base è il disegno della zebra più o meno dell’altezza di un bambino. Questo è importante perchè si parla di una piccola zebra e la storia è una storia di crescita.
Laura  ha capito subito a cosa ci riferivamo. Tra le caratteristiche dello Spazio Libro c’è il lavoro con materiali di riciclo, gli arredi sono fatti da lei e dalla collega della cooperativa e ci lavorano anche i  bambini. Così si è messa all’opera cercando i materiali, progettando e realizzando le sagome e gli altri personaggi.
Abbiamo pianificato la zebra trovando un bel cartone di un metro e 50. Dopo aver realizzato  la sagoma, l’abbiamo fissata e coperta con un materiale plastico autoadesivo. Sopra alla sagoma avevamo bisogno di attaccare le strisce che poi si staccano, sono infatti le sette strisce che il vento porta via alla zebra.

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Si è scelto quindi di lavorare  su materiale attacca e stacca, dunque  avevamo bisogno di una base plastica autoadesiva, altrimenti il cartone si sciupa con lo strappo. Abbiamo optato per una base con un effetto opaco.

20140507_172551Inoltre il materiale “attacca stacca” produce un suono deciso, questo elemento sonoro accentua la forza dello strappo delle strisce della zebra Camilla da parte del vento, sottolineando questa prima parte della crescita, della perdita, che ha in sé una forza anche drammatica.

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Il materiale base è stato il cartone, l’arcobaleno anche è stato fatto con cartone foderato con carta velina colorata. Tutti gli altri animali sono stati fatti col cartone.
Abbiamo  sempre però cercato anche una certa tridimensionalità, per non dare un effetto piatto.  Poi abbiamo messo uno spago per tenere i personaggi come marionette.20140517_120736La caratteristica generale delle attività  è lavorare molto sulla storia e sull’oggetto che ti consente di stabilire ulteriori  rapporti emotivi con il libro.
L’ attività si è svolta all’interno della festa conclusiva dello Spazio Libro che aveva il nome di “angoli narranti”. Si trattava di una mattinata di racconti, alla quale partecipavano genitori, nonni, bambini, insomma l’utenza dello Spazio Libro.
Il senso era creare un momento di condivisione della narrazione, che è partecipazione  alla comunità. Una partecipazione nel linguaggio, nella parola, quindi nel processo più umano che ci sia.

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In questo contesto la nostra attività della zebra era raccontare una storia che affronta la crescita dal punto di vista del bambino. Si narra usando quelle che sono le risorse poetiche, il linguaggio della poesia, che è anche il linguaggio del bambino stesso. Lo scopo generale era parlare con i piccoli sul significato e sulle loro percezioni della crescita che è esperienza presente del loro vivere. C’è il desiderio di diventare grandi di smettere di fare certe cose che loro pensano facciano parte dell’infanzia, luogo al quale sentono di appartenere ma dal quale sanno anche che se ne devono andare. Con la zebra si condivide il bisogno  di rasserenarsi rispetto a questo processo che è anche drammatico, che tutti abbiamo passato, ma che non dobbiamo avere fretta di superare. La rassenerazione passa attraverso l’incontro con “l’altro” che nel racconto scritto da Marisa Nuñez, sono i personaggi che Camilla trova lungo il cammino che percorre e  che la ricondurrà a casa in una nuova veste.  20140517_120436

Era  importante allo stesso tempo condividere con gli adulti che partecipano a questo processo di cambiamento, il fatto che la crescita è vista anche con un occhio drammatico dal bambino stesso. Egli  è consapevolissimo di essere immerso  in questo processo e che lui stesso è crescita e cambiamento. Questo cambiamento si vive come un processo dinamico nel quale intervengono diversi protagonisti che, nel caso della zebra, evidenziano tra l’altro la necessità e la natura della trasformazione.

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“La Zebra Camilla” è un racconto originale ma che presenta elementi tipici dei racconti della tradizione orale. Racconti che seguono strutture letterarie fissate dalla consuetudine ma anche di  un’efficacia consolidata. Sono storie nelle quali le formule che si usano poggiano su risorse poetiche che si sofisticano nella parola scritta fino al libro per adulti, che ha la stessa base.

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I bambini sono i padroni dei paragoni, delle anafore, delle associazioni delle forme, che poi  è il linguaggio della poesia e dei poeti. Noi adulti tendiamo a perdere questa capacità di guardare il mondo poeticamente, questa capacità di guardare il mondo in modo, direi, più sincero. La stessa cosa vale per il linguaggio simbolico, molto presente nel libro che per questo lo rende un libro che il bambino comprende naturalmente, mentre noi a un certo punto rinunciamo a questo linguaggio. I numeri qua sono ulteriore simbologia, poetica, viva, e accompagnano la crescita della protagonista come un processo alchemico.

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La storia si basa sulla ripetizione , la ridondanza e su un’altra formula che è quella della sottrazione e addizione, tipiche , appunto, della tradizione del racconto orale.
Alla fine, dopo avere incontrato tanti personaggi,  appare la mamma, consapevole che la figlia sia cresciuta e cosciente di non doversi opporre a questo processo ma allo stesso tempo consapevole di dover accogliere le emozioni e le paure ad esso legate.

la_zebra_camilla_It-14Come l’essere umano ha bisogno di crearsi i suoi limiti, di muoversi partendo da una propria cornice, così qua  la figura della mamma rappresenta un contenimento indispensabile.

“La mamma”, riflessioni dell’autrice

Kalandraka in Spagna ha scelto di affrontare con l’autrice di “La mamma”, Mariana Ruiz Johnson,  alcune riflessioni sul processo di preparazione dell’opera.

Noi ne parliamo oggi in occasione della Festa della Mamma, che in Italia quest’anno si celebra domani, 11 maggio 2014, seconda domenica del mese. Il libro ha iniziato il suo viaggio sette mesi fa anche nel nostro paese, in occasione della sua pubblicazione dopo la vincita del Premio Compostela per Albi Illustrati. Con gli auguri al libro e a tutte le mamme, riportiamo le risposte  che Mariana ha dato a Paz Castro, responsabile comunicazione di  di KLK Spagna, al momento della notizia del Premio.

 

Si parla sempre dei libri finiti, che hanno già superato il processo dialettico della pubblicazione e della progettazione; libri per i quali è stata scelta la carta più adatta, le cui pagine sono uscite da una stampa attenta alla minima sfumatura del tono cromatico, che dopo la cartonatura arrivano alla nave dei Libri per Sognare di KALANDRAKA per viaggiare verso le librerie, le biblioteche, le scuole, i musei, le abitazioni.

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Per Mariana Ruiz Johnson (Buenos Aires, 1984), vincitrice del VI Premio Internazionale Compostela per Albi Illustrati, la maternità non è stata solo una vicenda personale, ma anche un’esperienza creativa. Si è presentata al concorso sotto lo pseudonimo di Pepa Bellon con “Mama”. L’opera, che è stata poi prescelta dalla giuria del concorso, è nata nel 2012, lo stesso anno in cui l’autrice è diventata  mamma.

MarianaRuizJohnson.jpg-PER-WEB“Fino a quel momento avevo lavorato come illustratrice a tempo pieno, ma un giorno è nato Pedro e con lui è arrivata la rivoluzione. I pennelli sono scomparsi in un istante, perché mi ero dimenticata di loro. Improvvisamente, ero una mamma. Attraversavo un cambiamento esistenziale, vertiginoso, allucinante, che sarebbe stato per tutta la vita. Guardavo le altre mamme per la strada, sul treno, ai giardini. Tutte erano passate attraverso la mia stessa condizione. Queste donne dovevano nutrire i loro figli, coprirli quando faceva freddo, aiutarli a dormire la notte, portarli dal dottore quando erano malati. Tutte, ognuna a modo suo, amavano i loro figli. Questa esperienza, questa vicinanza, mi accomunava a loro. E mi accomunava a mia madre, a mia nonna, a milioni di donne di oggi e di sempre”

La mamma è tante cose…

È una casa tonda,

morbida e ambulante…

È un centro felice, sicuro e raggiante.

la-mamma-It-5“Mi sono sentita come parte di una rete invisibile di amore materno che sostiene l’umanità. Un amore che ha mille aspetti, perché ci sono mamme di uno e di molti, madri adottive e biologiche, madri che scelgono di esserlo e altre che non lo scelgono, neo mamme e madri che sono già bisnonne. E mamme che affrontano la cosa più temibile, la perdita di un figlio. Così in un primo momento ho scritto una poesia dedicata a tutte noi, le mamme. “

Con la poesia mentalmente nascevano una serie di immagini esuberanti per contenuto e colori, in cui la natura era presente dall’inizio alla fine. E così- come una nuova nascita- ha preso forma il libro. Una seconda maternità per l’autrice , artistica e letteraria, non priva di inquietudini e dubbi.

“ Come affrontare qualcosa di tanto universale in un libro per bambini senza lasciare fuori niente? Perché ci sono pochi temi che risvegliano tanta passione e controversie come questo.
E oltre a essere universale, è un’esperienza molto personale. Dopo averci girato intorno per qualche mese, ho capito che non era possibile includere nel mio libro tutte le forme di maternità e che la chiave era intenderlo da un punto di vista poetico. Un libro pensato per creare un momento di condivisione tra madre e figlio. Ho immaginato ogni doppia pagina come qualcosa che avrei guardato un giorno insieme a Pedro. Sicuramente dalla lettura sarebbe emerso quello che io non avevo potuto dire e molto altro”

PER-WEB-1L’anno successivo “Mama” era un progetto che iniziava a concretizzarsi, che dalla mente  dell’autrice si plasmava in una prima versione del testo, e si traduceva in un insieme di bozze al computer. Il Premio Compostela era un desiderio che aleggiava nella testa di Mariana Ruiz Johnson. Sono stati mesi di intenso lavoro durante il quale è stato fondamentale l’aiuto della famiglia per permettere all’opera di prendere forma.

“Ho detto a mio marito: “Mi piacerebbe presentarmi al Premio Compostela per Albi Illustrati, ma avrò bisogno di aiuto con Pedro. “ E durante questo tempo lui si è occupato di più dei pannolini, dei giochi, delle pappe, e di fare in modo che io non perdessi l’entusiasmo! Il libro cresceva poco a poco, si trasformava, quasi come un bimbo nella pancia della sua mamma”

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Azzurri, gialli, rossi, verdi… colori intensi e in armonioso contrasto prendono forma nelle pagine di questo libro. L’ essere umano è una specie tra le altre in questo albo dove si celebra anche la figura femminile, circondata da piante, da bellezza e da frammenti del mondo che ci circonda.
la-mamma-It-12“Nelle immagini compaiono gli animali con i loro piccoli che rappresentano l’universale e l’istintivo della maternità; e la piccola storia di una mamma con suo figlio, da quando nasce a quando diventa adulto, che si basa sulla mia lunga esperienza di figlia e la mia breve esperienza di madre”

“Dal punto di vista estetico, mi sono ispirata allo stile ornamentale dell’arte popolare latinoamericana, incluse le figure delle sante e santi popolari presenti nel mio paese e in gran parte del mio continente. Questo linguaggio rinforza l’idea di “beatificazione” della figura materna, con immagini iconiche e un’abbondanza di elementi quasi barocca. Dall’altro lato, mi ha ispirato la forza poetica della pittura di Paul Klee e il suo uso del colore.”

la-mamma-It-13Conoscendo il percorso di un libro come “La mamma”, i lettori si renderanno conto che qualunque libro ben fatto nasce da sforzo, decisioni, riflessioni, rinunce, che non è una traiettoria facile e veloce come potrebbe sembrare. Che il suo valore va ben oltre quello prettamente economico, che a ogni giro di pagina corrispondono tante emozioni e illusioni.
“Durante il periodo di gestazione del libro e di preparazione per il concorso ho rifiutato un lavoro, un invito alle vacanze al mare, ho investito in stampa e posta, ho preparato la festa del primo compleanno di Pedro, e mi chiedevo continuamente se tutto questo  fosse invano. Mi sembrava molto difficile poter ottenere il premio, però questo progetto mi rappresentava fortemente e sentivo che il concorso era la scusa perfetta per portarlo avanti. Ho avuto un grande aiuto e appoggio da parte della mia famiglia e dei miei amici. Tutti hanno fatto del loro meglio perché potessi farcela, prendendosi cura di Pedro, ascoltandomi, leggendo il testo o impaginando il menabò”

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Tanta perseveranza avrà una grata ricompensa: “ Mama” sarà pubblicato in castigliano, galiziano, catalano, euskera, portoghese, inglese e italiano.

Così è stato.

“Il giorno che mi hanno chiamata per dirmi che ero la vincitrice, era mattina presto e ero emozionatissima quando ho risposto al telefono. Pedro mi guardava sorpreso, eravamo soli in casa. Con le lacrime agli occhi, gli spiegai cosa mi avevano detto. Non parve importargli granché. Voleva che gli cambiassi il pannolino. Un piccolo modo di festeggiare la notizia!”

100_6474.jpg-per-WEB-4E certamente il libro, come ha desiderato Mariana Ruiz Johnson, sarà dedicato “a tutte le mamme del mondo”.

E aggiungiamo noi, anche in questo caso, così è stato.

http://www.kalandraka.com/blog/2013/05/03/mama-de-mariana-ruiz-johson/

“La mamma” su Scuola in Soffitta

La mamma – Kalandraka

Spesso salto le ricorrenze a piedi pari senza il minimo senso di colpa. Quest’anno invece parlo della Festa della Mamma consigliando un libro che a me sembra fuori dagli stereotipi. E’ “La mamma” di Mariana Ruiz Johnson (Kalandraka). In questo libro c’è una mamma come la vedono le donne, come la potrebbe descrivere un adulto, ma sicuramente anche come la vedono i bambini senza dirlo. E’ una mamma incinta, una mamma che partorisce, che allatta, che difende, si arrabbia e protegge. Il tema centrale è la maternità intesa come dare alla luce un figlio. Dopo aver spiegato a mio figlio come nascono i bambini mi sembra il libro giusto per presentare la mamma come donna. Come vedere dalla copertina o sfogliando l’interno dal sito dell’editore (qui)  ciò che colpisce di questo libro è l’intesità delle illustrazioni. Ricorda Paul Klee. Ricorrono i colori della natura e della terra. Madre Natura, Madre Terra e l’assonanza aumenta. Abbiamo già studiato la Dea Madre e ne abbiamo anche realizzata una. Si potrebbe divagare oltre, spiegare perchè la donna è sembrata magica e allo stesso tempo pericolosa in altre epoche storiche, oppure spiegare che il gesto così naturale di allattare non si è sempre potuto fare in pubblico. Sicuramente è libro che offre molti spunti, per questo merita un posto nelle librerie di casa. Scritto con stile poetico e frasi brevi è adatto a bambini dai 5 anni. E’ il mio per questo venerdì del libro.

http://scuolainsoffitta.com/2014/05/09/la-mamma-kalandraka/

“La mamma” di Mariana Ruiz Johnson. Su Mamme on line

Per festeggiare la persona più importante della nostra vita, vi consiglio questi due albi illustrati veramente incantevoli per testi ed immagini.

La mamma

La Mamma
di Mariana Ruiz Johnson
traduzione di Emma Vaccaro
Kalandraka Italia, 2014

«Ho compreso di far parte di una rete invisibile di amore materno che sostiene l’umanità. Un amore che assume molte forme, perché ci sono madri di un solo figlio o di tanti, madri di figli adottivi e biologici, madri che scelgono di esserlo oppure no, neo mamme e mamme che sono già nonne, e madri che affrontano l’evento più temuto: la perdita di un bambino. Così ho scritto la prima poesia in omaggio a noi, mamme».

Per la giovanissima illustratrice argentina la maternità è stata un’esperienza di creatività, un cambiamento esistenziale incredibile e vertiginoso, un evento che cambia la vita per sempre.

E Mariana ha voluto esprimere con un approccio letterario ed artistico la sua esperienza, in realtà comune a quella di tutte le mamme.
La maternità attraverso la poesia e l’arte, tra la tenerezza ed esuberanza cromatica, una canzone universale dedicata all’amore e alla vita nella sua interezza.

Il colore è la forza di questa opera, con suggestioni all’arte popolare latino-americana: rosso come energia ardente, amore, passione: blu come il cielo, il mare, la rabbia; giallo come il sole, la luce, il calore; verde come la natura, la speranza, la tranquillità…E una sola parola per riassumere la poesia delle parole: AMORE allo stato puro! La mamma è una “cosa calda”, un porto “sicuro e felice”, “la mamma è tante cose… Nascosti universi”, cantano gli uccelli quando lei è contenta.