Intervista agli illustratori, Giulia Frances risponde

Un lavoro per me comincia sempre con quello che chiamo l’aggancio emotivo. L’aggancio emotivo è ciò che riconosciamo dentro di noi ma che non sappiamo necessariamente definire. 

La prima volta che ho letto il testo L’ombrello giallo, subito dopo l’aggancio emotivo ho pensato: “Tempi Moderni” e “Bauhaus”.”

Prosegue l’appuntamento con il nostro questionario dedicato agli illustratori.  Quest’anno abbiamo rivolto le nostre dodici domande a alcuni artisti che erano al nostro stand al Bologna Children’s Book Fari. Oggi incontro con Giulia Frances Campolmi che ha illustrato “L’ombrello giallo”.

 

julie

Ricordi chi ti regalò il tuo primo astuccio di colori?

Pastelli, pennarelli cere colorate e tempere sono stati a mia disposizione fin da quando ero piccolissima.
Però ricordo perfettamente quando mio zio mi ha regalato una confezione di 30 matite colorate della Giotto, avevo 6 anni e mi sembrava un regalo “da grandi” ne ero proprio orgogliosa;
mi dispiaceva appuntare le matite perché diventavano sempre più piccole e morivano. Ovviamente i colori che mi piacevano e quindi utilizzavo di più morivano prima e la faccenda mi mortificava. In occasione di quel regalo mio babbo mi ha costruito un astuccio di legno che continuo ad usare e confesso che provo ancora oggi un certo disagio quando appunto le matite, sopratutto quelle che mi piacciono di più.

g master
E’ arrivato prima il disegno o il colore?

Onestamente non lo so, anche adesso tendo a non fare molta distinzione, forse il disegno è descrizione e il colore è sensazione, ma mi servono tutti e due per creare
un’ immagine, un’ impressione.

Foto del 44137007-10-2456593 alle 12_15
Un sogno ricorrente della tua infanzia.

In questo momento mi viene in mente solo un incubo ricorrente: una donna buona veniva a trovarci a casa, quando si girava di spalle aveva un viso da strega cattiva al posto della nuca; io ero la sola ad accorgermene e tutte le volte rimanevo paralizzata dallo shock e dalla paura.

Che storie preferivi da bambina?

Mi piacevano le storie, se trovavo qualcuno che sapeva inventarsele tanto meglio. Mia nonna mi raccontava sempre ‘Prezzemolina’ prima di addormentarsi dopo pranzo, era un vero e proprio rito.

Mio babbo mi leggeva le fiabe dei Grimm originali; mi esaltavano perché erano le storie “vere”, raccontavano come erano andate davvero le cose, paragonavo tutti i dettagli con le altre versioni che conoscevo quelle della Disney per esempio e mi sembrava di essere a conoscenza di importantissimi segreti.

Con mia mamma, lei è di Sydney, leggevamo molti libri australiani – i miei preferiti ‘Snugglepot and Cuddlepie’ di May Gibbs e ‘Dot and the Kangaroo’- ma anche di tradizione inglese come le Nursery Ryhmes, ‘Winnie the Pooh’, ‘Peter Rabbit’, Peter Pan… poi avevo ‘Il libro delle parole’ uno in inglese e uno identico in italiano di Richard Scarry.
Ho letto moltissimo da sola, Roald Dahl era certamente primo in classifica; all’esame di quinta elementare ho portato ‘Matilde’ di Dahl appunto, e ‘Momo’ di Michael Ende forse perché le protagoniste erano bambine.

A scuola tantissimo Rodari, nella la mia classe ci eravamo fissati con ‘Il Libro degli Errori’ e volevamo ascoltare le storie a ripetizione; mi ricordo anche che abbiamo letto tutti insieme Gianburrasca e abbiamo amato il magnifico libro (senza parole!!) The Snowman di Raymond Briggs. Il mercoledì avevamo 2 ore di ‘biblioteca’ che passavamo a scegliere i libri da prendere in prestito e a scrivere su delle schede cosa pensavamo del libro appena letto; c’era uno schedario che raccoglieva tutte queste opinioni così altri compagni potevano farsi un’idea. Quanto vorrei leggere i commenti adesso! Tra questi libri tanti della Bohem Press poi Leo Lionni, Tomi Ungerer e L’Albero di Shel Silverstein che ho sfogliato di recente e mi ha commosso ricordarmelo così bene.
Provavo un’antipatia viscerale per Pinocchio e un altro personaggio inglese che si chiama Noddy.

Ricordi la prima volta che hai provato il desiderio di accompagnare una storia con le immagini?

No, non ricordo, ma questo disegno l’ho fatto tra i 2 e 3 anni; mi avevano portato a vedere uno spettacolo di Biancaneve e i sette nani. Mia mamma scriveva sempre ‘cosa era cosa’ sui disegni. Credo che il desiderio di accompagnare una storia con le immagini sia una urgenza primordiale.

DSC00963

In che momento hai deciso che volevi fare l’illustratrice di mestiere? [l’idea di Munari dell’arte come mestiere]

A dire il vero il mio percorso artistico professionale nasce in teatro, ma già ai tempi dei colloqui al St Martins College of Art avevo segnalato il corso di illustrazione come alternativa nel caso non mi avessero accettato nel corso di Design per il teatro; quindi anche se non era un’intenzione maturata, già sentivo l’illustrazione come una possibile strada.
Dopo anni di teatro, nel 2010 grazie al Master Ars in Fabula ho cominciato a scoprire un mestiere che amo sempre di più.

12

Il tuo percorso di apprendimento è stato più intuitivo o progettato con metodo?

Intuitivo senza dubbio. Ho scelto di pancia di entrare nel mondo del teatro e sempre con la pancia ho scelto di emigrare nell’ illustrazione.
In fondo non sono mestieri così diversi: si raccontano storie, si affronta un testo, si creano personaggi, si caratterizzano e si vestono; si creano spazi e ambienti in cui questi personaggi si muovono poi si danno le luci. Anche nell’ illustrazione c’è musica, rumore o silenzio.
Il ritmo, come passare da una scena all’altra o da una pagina all’altra e le preziosissime pause sono essenziali sul palco come in un albo.
L’albo illustrato soprattutto se viene letto ad un bambino è una performance, è un’esperienza ‘live’ e sensoriale.

La differenza più sostanziale, almeno per me, è che il lavoro in teatro è per sua natura collettivo mentre il lavoro dell’illustratore è molto più solitario. Inoltre non si deve costantemente rientrare in un budget, si può disegnare un castello pericolante e sfarzoso senza problemi di costi, non deve stare in piedi ed essere smontabile in 5 minuti, e non ci si deve preoccupare di questioni importanti di sicurezza.

16
Chi riconosci come maestri? [Non è una domanda limitata al campo dell’ illustrazione, ma anche ad altri settori, il campo dell’arte in generale, la musica in particolare, la filosofia, l’iconografia religiosa etc…]

Questa è una domanda difficilissima, parliamo di un universo pieno di persone importanti nella mia vita e altre che ho amato per le idee, l’arte e le parole. Faccio brevemente una carrellata di punti di riferimento senza pensarci troppo:

Mondo teatrale: Kantor, Pina Bausch i Derevo mentre di quelli con cui ho lavorato Romeo Castellucci Societas Raffaello Sanzio e la compagnia Shunt.
I mondi di Almodovar e Fellini, Federico Garcia Lorca, Tolstoy, Cocteau, Beckett e Ionesco . Sartre, Simone De Beauvoir, Susan Sontag. Altre donne: Elsa Schiaparelli, Frida Kahlo, Louise Bourgeois, Eva Hesse, Rebecca Horn, Sandy Skoglund Gabriela Fridriksdottir Pittura : da Giotto a VerMeer a Yves Klein (con tutti quelli nel mezzo), la pittura aborigena, le stampe giapponesi….
Negli ultimi mesi ho letto Jung, Richard Yates, Rainer Maria Rilke, l’autobiografia di Gandhi, tutto Jane Austen, una raccolta di racconti persiani…
Nel cassetto del comodino tengo il Tao Te Ching perché anche se non mi considero particolarmente ‘spirituale’ mi aiuta a mettere le cose in prospettiva.
Sulla musica non ci provo nemmeno, ascolto e mi piacciono troppe cose diverse.  Devo moltissimo sul piano personale e artistico a tutti gli illustratori che ho conosciuto sul Master Ars in Fabula; per coerenza non posso non nominare Pablo Auladell perché chi mi conosce sa che lo tiro in ballo spesso, per la sua sensibilità artistica, la capacità di ascolto, per le tante cose che ci ha trasmesso e su cui ancora rifletto; la più importante forse “ad un certo punto bisogna diventare maestri di se stessi e confrontare il nostro lavoro proprio con il nostro lavoro” e poi Pablo usa spesso la parola fantasmagorico che di per se è una parola magica.
I miei compagni di corso e altri illustratori conosciuti più recentemente sono dei maestri dai quali ho imparato e continuo ad imparare altrettanto. E’ molto importante in questo mestiere avere una cerchia di sicurezza di persone, di artisti, con cui condividere le gioie e i dolori, i dubbi e le incertezze. Sono legami molto forti.  Altri illustratori che osservo con attenzione per svariati motivi sono Shaun Tan, Camilla Engman e Violeta Lopiz.

09

Cosa ti ispira nel tuo lavoro?

Un lavoro per me comincia sempre con quello che chiamo l’aggancio emotivo. L’aggancio emotivo è ciò riconosciamo dentro di noi ma che non sappiamo necessariamente definire. E’ il filo conduttore che fa rizzare le antenne quando ci apriamo per trovare ispirazione all’esterno nella ricerca di immagini, luoghi, colori e idee, ci aiuta a mettere in relazione le cose, a scegliere e ad eliminare quello che non è necessario.

La prima volta che ho letto il testo L’ombrello giallo, subito dopo l’aggancio emotivo ho pensato: “Tempi Moderni” e “Bauhaus”. La conseguenza è stata immaginarsi il libro in bianco e nero (poi gradazione di grigi) che sfocia nel colore e questa è diventata la narrazione emotiva della storia.
La narrazione visiva invece è diventata cinematografica; qualcuno ha pensato che derivasse dal mio background di scenografa, ma la verità è che stava tutto nel testo di Joel Franz Rosell, in quel realismo con sottilissima vena surreale.

Poi ci sono tante cose che ti sostengono durante il lavoro nello studio; tutto l’inizio de L’ombrello giallo ha avuto come colonna sonora ‘New Life’ dei Depeche Mode, ma già nella scena della vetrina siamo con ‘Broken Drum’ di Beck. Questi non sono i miei pezzi preferiti ma li ho ascoltati ossessivamente perché una volta scattato l’aggancio emotivo, il richiamo di quella musica serviva a rimanere in sintonia con l’atmosfera che intendevo creare in quel momento del libro.

Mentre per il progetto a cui sto lavorando adesso mi interessa molto il lavoro di Wolf Erlbruch per la freschezza e la sintesi e siccome per la prima volta sto scrivendo la storia, leggo Neil Gaiman, so che nei suoi libri c’è qualcosa di cui ho bisogno, ma ancora non l’ ho identificata. Per vie traverse in questo progetto c’entra molto Jackson Pollock e la voce (non la musica) di Johnny Cash, e sto ascoltando quasi esclusivamente Otis Redding.

Quali tecniche usi normalmente? Con quali ti trovi più a tuo agio? Quali ti permettono maggiore espressività’?

Per me anche la tecnica che si sceglie di usare per un libro dipende dalla natura del testo, dall’ aggancio emotivo e della ricerca svolta; l’illustratore stabilisce dei parametri all’interno dei quali muoversi per dare una coerenza estetica al lavoro.

In altri momenti ci sono le sessioni anarchiche dove si prova a fare solo per il gusto di vedere cosa succede, mescolando materie diverse, e non sempre le cose funzionano, ma è proprio attraverso questo principio di incertezza che nascono le cose più interessanti, le piccole grandi scoperte. Sono importanti le ore di gioco nello studio, arricchiscono il vocabolario visivo oltre ad essere semplicemente divertenti e a stimolare la curiosità e la vivacità.
La tecnica è un linguaggio e può diventare sterile oppure ridondante. Io ho avuto una fase dopo l’ombrello giallo in cui i lavori risultavano essere davvero troppo carichi, ora grazie al gioco si stanno alleggerendo. Uso spesso l’acquerello a volte mescolato all’acrilico, tocchi di tempera, carboncino, inchiostri e pastelli, recentemente lavoro anche con una specie di collage.
Secondo te, quali sono le tre capacità indispensabili per un illustratore?

Curiosità, generosità, imparare le regole per poterle infrangere meglio.
Non annoiarsi. Essere presenti, amare profondamente e difendere la propria creatività e quello spazio fisico e temporale nello studio.
Suppongo che serva anche un bel po’ di coraggio.

Quello che un editore non ti ha mai chiesto e che ti piacerebbe sentirti dire.

-Sorprendimi!

l-ombrello-giallo-It-1

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...