Anthony Browne risponde sull’albo illustrato e le arti visuali

In occasione dell’uscita di “Nel bosco”, nostra terza pubblicazione di Anthony Browne, vi proponiamo un riassuntino e link a un’intervista in inglese, suddivisa in tre domande, legata a un progetto nelle scuole realizzato da Eurolib. Tra i libri del progetto ci sono due titoli dell’ autore britannico , “Piggybook” (“Il maialibro”  da noi edito nel 2013) e “Gorilla”Dal potenziale dell’albo lillustrato alle conseguenze del suo abbandono nel percorso di apprendimento degli individui, sono molti i limiti che si pongono alle possibilità creative nell’infanzia rinunciando velocemente alle arti e al linguaggio visuale come mezzo espressivo e di apprendimento, proprio a quel linguaggio che spesso è il primo della nostra vita.

Le domande partono da un’opinione dell’autore sul progetto proposto alla sua idea dell’importanza delle immagini, dell’albo illustrato e infine delle arti nello studio, per concludere con una riflessione sul rapporto tra nuove tecnologie e libro.

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Il concetto del progetto Eurolib è di introdurre agli alunni sei diverse lingue e culture europee attraverso 36 libri. I libri sono portati di scuola in scuola incoraggiando un amore per la letteratura e fornendo una fonte di istruzione, per la vita.

Questo concetto piace a Browne sebbene insista che non ci dovrebbero essere regole troppo fisse per l’istruzione attraverso tali libri, è importante che non venga imposto un  modo unico in cui  insegnare a leggere il libro.

L’idea di incoraggiare la lettura dei libri illustrati e in particolare l’idea di incoraggiare gli adulti è ottima. Troppo spesso la lettura di questo tipo di libro sembra avere una scadenza, con una preferenza per i libri con poche immagini o addirittura nessuna immagine nello sviluppo della lettura nei giovani. Sono considerati ‘da bambini’ e vengono scartati a favore dei ‘libri veri’ appena possibile. Secondo Browne questo succede sempre di più.

I genitori incoraggiano questo comportamento verso i libri e lo considerano un passaggio naturale. Quindi  è ottimo che chi lavorerà con i libri del progetto abbia la possibilità di contemplare le funzioni dell’albo illustrato, la possibilità di insegnare attraverso un mezzo diverso e di incoraggiare i propri alunni a vedere i collegamenti fra le immagini.

Parlando delle belle arti nelle scuole e come si potrebbero introdurre altre materie attraverso le belle arti, Browne sostiene che l’idea di presentare, per esempio la chimica attraverso la danza oppure la matematica attraverso la scultura, sia molto emozionante. Le arti visuali potrebbero stimolare gli alunni a partecipare di più.

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Anthony Browne porta un esempio pratico  delle conseguenze di non essere esposti adeguatamente alle arti visuali.

Il suo esempio riguarda i libri illustrati che sono abbandonati presto dai giovani ragazzi. Questi giovani maschi possono avere problemi ad entusiasmarsi nella letteratura in generale.

Dal suo punto di vista, l’insistenza che i ragazzi debbano passare alla letteratura senza immagini il più presto possibile si manifesta quando diventano uomini e ritornano a leggere tramite fumetti.

 Secondo l’autore le nostre capacità di capire e comprendere sono aiutate, usando mezzi visuali. Porta il chiaro esempio di un’esperienza notevole che ha vissuto, seguendo una serie di lezioni piuttosto complicate. Si sentiva facilitato nel comprendere gli argomenti perché erano accompagnati dalle immagini.

Questa esperienza consolida nell’autore l’idea che noi non valorizziamo le nostre capacità di osservare e di conseguenza perdiamo un aspetto importante. Basta notare chi frequenta un museo d’arte e passa più tempo a leggere la descrizione che a guardare il quadro. Questa capacità di osservare il nostro mondo nella sua totalità è ancora da scoprire e sarà una scoperta fondamentale, capire e sfruttare il collegamento fra come impariamo e le arti visuali.

Browne ci ricorda che i bambini imparano ad osservare e disegnare prima di imparare a scrivere o addirittura prima di parlare. Questo è indicativo dell’importanza dell’ aspetto visuale per i bambini. Purtroppo crescendo, dimentichiamo questa importanza e quella capacità di osservare.

Di nuovo Browne fornisce un chiaro esempio. Se si chiede a un bambino di 5 anni se sa disegnare dirà “certo!” oppure se può raccontare una storia dirà di sì. Ma se lo chiediamo allo stesso bambino fra 10 anche 5 anni la risposta è tutt’altra. Perché? Quali sono le circostanze che ci fanno perdere questa bella creatività, sopratutto questa creatività per il visuale?

È sempre meravigliato nelle scuole dalla creatività e l’immaginazione degli alunni e di come istintivamente comunichino attraverso il visuale, le immagini.

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A volte anche gli alunni più grandi, convinti di non poter disegnare, riscoprono questo talento quando sono incoraggiati nel modo giusto. Non bisogna criticare il loro punto di vista o il loro modo di disegnare; sono semplicemente bambini. Bisogna incoraggiarli e dargli lo spazio libero di svilupparsi visualmente.

Oggigiorno vengono paragonati i libri e i dispositivi tecnologici. Browne ci tiene ai suoi libri, il loro profumo e contenuto, come si sentono in mano, ogni loro aspetto.. . Però chiarisce che questo è anche perché lui è cresciuto con i libri. Chi cresce con uno strumento tecnologico può senz’altro avere lo stesso amore verso l’oggetto. Questo è possibile perché non è veramente il libro stesso o lo strumento tecnologico che ispira amore ma sono i pensieri e conoscenze scoperte attraverso il mezzo che lo ispirano.

Anche se la carta e l’inchiostro hanno un impatto unico per Browne, pensa che le versioni digitali avranno anche loro un fascino per chi le usa.

http://www.youtube.com/watch?v=SbTRzPLTAzI

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