Dialogo con Gabriel Pacheco, da Sàrmede, prima parte

“…La mia idea di Messico è così, un contrappunto di tristezza e anelito, di un’antichità enorme e di un’infanzia che sembra perduta, di gente che sembra non essere nata lì, ma nemmeno in nessun altro luogo …” (Gabriel Pacheco da “Ospite d’onore Gabriel Pacheco” nel catalogo de “La immagini della fantasia” 31, pag.8)

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Gabriel Pacheco è ospite d’onore a Sàrmede, dove prosegue la 31esima edizione de “Le immagini della fantasia”, mostra visitabile fino al 19.01.2014 presso la Casa della Fantasia. Quest’anno il paese eletto è il Messico, terra originaria di Pacheco, che per l’occasione ha realizzato un dipinto murale e condotto un corso per giovani illustratori.

Il  catalogo della mostra apre con un’intervista di Anna Castagnoli che indaga nell’universo concettuale di Gabriel Pacheco.

Noi abbiamo scelto di  intraprendere un piccolo viaggio in due parti nell’animo poetico dell’artista che per Kalandraka ha illustrato “Il pulcinetto del boschetto”. Tre domande per parlare con l’autore della sua esperienza a Sàrmede, dalla realizzazione del murale alla sua idea del libro.

In un secondo momento vi proporremo il nostro questionario, una ricerca nel percorso biografico che ha portato l’illustrazione a essere il linguaggio prescelto da Gabriel Pacheco.

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Qual è stato il tuo approccio alla realizzazione del murale per la Casa della Fantasia di Sàrmede? A cosa ti sei ispirato? Che materiali hai utilizzato?

Mi ci sono approcciato con onestà, questa è stata la base, senza voler rinnovare o modificarmi in qualche modo. Piuttosto è stato il desiderio sincero di lasciare il segno di qualcosa che penso e credo. Poi, la tecnica è stata importante, perchè al di là del fatto che avevo solo nove giorni per realizzare il lavoro, ho deciso di usare un enorme grisaille, sfruttando solo la luce delle trasparenze da una base quasi nera. Una stampa con nero arricchito di azzurro, acrilico e emulsione per le trasparenze. Certo, subito dopo mi sono un pò pentito, ma lavorandoci un bel pò di ore sono riuscito a concludere. Il risultato è stata una proposta semplice ma piena di significati: il mio approccio, la mia idea del mondo, del libro, della poesia, del colore, della tecnica, dello spazio. Perchè è chiaro che fare questo lavoro in un luogo che ha una tradizione così importante di pittura murale comporta che non si possa realizzare altro se non qualcosa che manifesti la franchezza di quello che uno è.

002“La scala” Gabriel Pacheco, Programa Nacional Salas de lectura, Messico 2012.

C’è un rapporto con il laboratorio che hai svolto a Sàrmede?

Si, in questo periodo c’è un tema che mi ossessiona: la pietra e l’essere umano. Da qui il laboratorio, da qui il murale col titolo: Il poeta e la pietra.  Ho scoperto che la pietra è un oggetto metaforico per eccellenza, poetico, un oggetto che ci mostra la nostra impossibilità, come la finzione o come la poesia stessa. C’è una possibilità nell’impossibilità che descrive bene questa finzione che siamo. Come dire, la pietra ci riflette come illusione.

Che signifcato ha per te il libro? E il libro illustrato?

Per me il libro è un’invenzione bellissima, è come tracciare un segno che crea un legame infinito, e che nel momento stesso in cui lo formiamo ci forma. Un riflesso abissale. Amo i libri perchè mi hanno aperto una delle tante finestre che ci permettono di osservare il mondo. Credo in definitiva che esista un mondo perchè esiste il libro. E credo che al libro illustrato manchi il poter affermare di più nella società la sua natura, questa bella forma di legame attraverso altre stutture, perchè non è la didattica a insegnare tutto, il libro illustrato è un oggetto che lavora con altre idee, come il mancante, l’incerto, le possibilità, quello che il lettore genera con la sua interpretazione, non si tratta solo di un segno estetico, ma c’è tutto un discorso legato alla creatività della lettura. Per questo sono molto grato di avere l’enorme fortuna di poter lavorare coi libri.

001“Lo specchio delle immagini”,  Gabriel Pacheco, 2013

“…Un bambino legge tranquillo, circondato dalla sfumatura tenue che il silenzio procura: è completamente conquistato dal libro. Legge del dio Quetzalcoatl che volle impressa per sempre nel biancore della luna l’ombra del coniglio.  Con la lettura entriamo nella dimensione onirica dell’immaginazione…” (Gabriel Pacheco, da “Ospite d’onore Gabriel Pacheco” nel catalogo della 31esima edizione della mostra di Sàrmede, pag.8)

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