“È una parola”. Intervista alla scrittrice e illustratrice Arianna Papini

Abbiamo intervistato Arianna Papini partendo dal suo ultimo libro edito per Kalandraka “È una parola”. Questo libro ci fa viaggiare nello spazio e nel tempo dell’amicizia.  Un’ occasione per rivivire il senso profondo di una parola molto inflazionata. Un vocabolo così semplice e allo stesso tempo complesso, il cui senso originario è molto spesso andato  perduto.

 

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Qual è stato il processo interiore di Arianna Papini per affrontare un libro con queste caratteristiche?

 

Mi guardo intorno e vedo che sempre più la parola “amicizia” è inflazionata. Viene utilizzata in molti modi, esistono trasmissioni che titolano con quella parola così semplice e allo stesso tempo tanto complessa, profonda. Esiste l’amicizia su Facebook che a volte è amicizia e a volte assolutamente no, vengono prodotti film sull’amicizia che in realtà parlano di altro. Ciò che possiamo osservare in tutte queste situazioni fa capire che il senso della parola “amicizia” è spesse volte andato perduto.

Poi vado a lavorare tra i bambini, con quelli piccoli. Alcuni siedono accanto, scambiano odori, si aiutano, scambiano sguardi e gesti che fanno accadere cose piccole e grandi. È lì che improvvisamente ritrovo l’amicizia, il vero senso di questo legame così importante.
Per questo, sono partita dallo stare con i bambini, come arte terapeuta ma anche come scrittrice e artista, nei laboratori, poiché sentivo l’esigenza di ridefinire l’amicizia partendo da cosa si prova, cosa accade, cosa fa stare bene e dalle cose pratiche. In fondo non c’è niente di teorico nel voler scambiare con un altro essere vivente uno spazio ed un tempo ampio e intenso.

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Com’è nato il titolo?

 

“È una parola” è una risposta utilizzata nella lingua italiana quando ci viene chiesto di spiegare qualcosa e noi ci rendiamo conto che quella cosa è difficile da definire. “Cos’è l’amicizia?”. “È una parola!”. Da qui il titolo. L’amicizia non si può spiegare ma si può guardare e ascoltare, sentire dentro e condividere. Il titolo poi ha dato vita ad una specie di indovinello che dalla prima all’ultima pagina scorre nelle tante situazioni affettive in cui si trovano i personaggi e in cui i bambini possono riconoscere, forse, qualcosa del proprio vissuto denso nel rapporto con gli altri

 

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Perché tutte le tavole presentano coppie di animali?

 

 Amo tanto gli animali. Loro ci specchiano, ci aiutano ad osservare i nostri difetti perché hanno uno sguardo altro che ci permette una distanza dalla nostra situazione di umani. Nella vita non ho quasi mai passato del tempo senza animali accanto, quando questo è accaduto mi è mancato qualcosa, un interlocutore silenzioso che con il linguaggio del corpo comunicasse con me cose importanti e solo quelle, amore, fame, sonno… ecco, gli animali sono come i bambini piccoli, ci parlano senza parole e ci possiamo prendere cura di loro e loro ce ne sono grati ma nello stesso momento fanno la loro vita, semplicemente. Ho scritto il testo di questo libro pensando alle situazioni dei bambini ma ho amato molto farlo vivere attraverso personaggi animali. Poi mi sono resa conto che gli animali che stavo disegnando erano tutti diversi tra loro. Così ho capito che anche qui, in questo libro, come in tutti i miei libri, ciò che conta veramente è l’incontro tra diversità. Credo che incontrare personaggi diversi da noi sia una delle più grandi opportunità che la vita ci dona, chi non capisce questo si perde a mio parere una fetta importantissima dell’esperienza affettiva e vitale di questo mondo così complesso. L’incontro tra diversità crea complessità e la complessità è il nutrimento dell’arte, della musica, del teatro e di tutte le infinite narrazioni di cui l’essere umano dispone

 


 

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Nella tavola finale ci sono invece tutti gli animali insieme e compaiono le prime due figure umane. Come spieghi questa scelta?

 

L’amicizia è un rapporto a due, in cui esiste l’incontro e il suo perpetuarsi. Conosciamo un gruppo di persone, poi con una o due di loro sentiamo il bisogno di parlare ancora, di incontrarsi e scambiare esperienza. Non sappiamo perché, in realtà l’amicizia nasce per quanto l’altro ci porta a noi stessi, da quanto lo sguardo dell’altra persona entra nella nostra memoria ed è in grado di andare a far rinascere parti di noi che avevamo dimenticato o nascosto per qualche motivo. Poi c’è il passo ulteriore, che non sempre è facile: quello di portare la nostra amicizia duale all’interno della società, del gruppo. Ecco, nell’ultima pagina si accenna a questa eventualità che però è colma di pericoli poiché l’amicizia tra due esseri viene sempre messa alla prova dall’ingresso nel gruppo, possono nascere gelosie e altri sentimenti non sempre piacevoli ma che fanno parte della vita… ma questo è già un altro libro! Insomma, nelle ultime due pagine tutti gli animali si incontrano e festeggiano le loro tante amicizie e lì è accennata anche la presenza dell’essere umano, quale tuffo nella realtà, anche se precedentemente i bambini, a seconda delle proprie caratteristiche fisiche e psichiche, sicuramente si sono potuti riconoscere nel gufetto spaventato o nel cavallo sornione, nel pesce volante o nell’orsetto che sogna.

 

 

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Come giustifichi nella tua produzione i due titoli pubblicati con Kalandraka?  (l’altro titolo a cui facciamo riferimento è “Chi vorresti essere?”, KLK 2011)

Sono due libri che parlano di cose che ritengo molto importanti nella vita, l’incontro tra diversità, il gioco, il desiderio, il sogno, la trasformazione, l’identità, la capacità di mettersi nei panni dell’altro che, a mio parere, è una cosa che fa molto bene a noi più ancora che all’altro… insomma sono due libri complementari. Infatti spesso li leggo uno dopo l’altro negli incontri con i bambini, con l’interruzione del laboratorio in cui espando i concetti incontrati fino a farli diventare di proprietà dei bambini partecipanti. “Chi vorresti essere?” crea l’opportunità di ripensare la propria identità e la propria capacità trasformativa attraverso un gioco circolare in cui si torna al punto di partenza ma molto più ricchi, che poi è la situazione tipica dell’esperienza vera, vissuta. “È una parola” porta la conoscenza di noi stessi e della nostra identità nel rapporto interpersonale, in cui l’altro diviene interlocutore prezioso e possibilità di cambiamento e di crescita, ancora una volta…

 


 

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8 risposte a ““È una parola”. Intervista alla scrittrice e illustratrice Arianna Papini

  1. Arianna trovo molto belle le tue parole . È’ vero la parola amicizia ha un significato profondo come gli abissi marini . Da poco mi trovo su facebook e ci sono persone che mi chiedono l’ amicizia che quando le incontro dal vero non sono neanche capaci di salutare, ma non per timidezza, ma bensì per maleducazione e lasciamo perdere. Ti consiglio di vedere un film bellissimo sul l’amicizia di due bambini quasi ragazzi , Il sole dentro ” mi sfugge al momento il regista , chiedo perdono. Appena arrivo a Roma acquisterò il tuo libro, lavoro con i bambini e a vicenda ci regaliamo amore. Grazie rosa

    • Grazie per il commento! Non sappiamo se anche Arianna l’ha visto, glielo comunicheremo. A volte abbiamo qualche problema a visualizzare i commenti, speriamo di risolverlo al più presto.

  2. Pingback: Kalandraka - Blog K

  3. Grazie Rosa, buon lavoro! Arianna

  4. Pingback: Friendship: more than a word | Literary Life in Italy

  5. Ho scritto di E’ Una Parola e di Arianna Papini in lingua inglese a http://literarylifeinitaly.co/2013/11/17/friendship-more-than-a-word/ ispirandomi un po’ alle parole della scrittrice in quest’intervista… grazie.

  6. Pingback: I BON BON – “E’ una parola” & “La mia vita secondo me” | Libri e Marmellata

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