Intervista a Arianna Papini da “Un periodista en el bolsillo”

Riportiamo il link all’ originale e un riassunto  di alcune parti dell’intervista rilasciata da Arianna Papini a José Antonio Barrionuevo , giornalista di “Un Periodista en el Bolsillo”, che ci ha contattati per fare da intermediari per la traduzione dall’italiano allo spagnolo

copertina

Arianna Papini con i suoi lavori ci offre la possibilità di viaggiare all’origine delle parole e quindi all’origine dell’esperienza concreta che esse rappresentano. In particolare in “È una parola” l’autrice sente l’urgenza di ridefinire il termine “amicizia” così falsato e inflazionato in programmi televisivi o su “facebook” dove si chiede l’amicizia in assenza di un rapporto con le persone , partendo dalla concretezza dei bambini. Loro sanno bene cos’è il rapporto di amicizia quando il tempo si dilata e le piccole cose che si fanno e condividono diventano esperienza. Possiamo trovare ovunque l’amicizia se riusciamo a fermarci nello spazio e nel tempo per condividere qualcosa. Il messaggio della scrittura e dell’illustrazione è il grido che nasce dall’urgenza di comunicare qualcosa . E questo è quindi anche “È una parola”.  Un lavoro che viene da un bisogno interiore che si realizza innanzitutto in modo istintivo, come istintiva è l’esperienza dell’amicizia. Poi quello che  si realizza viene interpretato e vissuto da chi legge il testo e le immagini permettendo di scoprire cose alle quali magari non si era pensato direttamente nel realizzarlo e di interpretare il libro sulla base del vissuto personale di ciascuno. Per fortuna. È così che il contenuto cresce e vive, sopratutto quando il libro viaggia nel mondo, e viene nuovamente interpretato nelle diverse culture e nella traduzione. Così qualcuno fa notare un messaggio “interculturale” che accomuna i libri di Arianna Papini. In realtà per l’autrice si tratta dell’incontro tra diversità che è quello più prezioso perchè può insegnarci nuove modalità espressive. Infatti nelle tavole di “È una parola” non c’è un animale uguale all’altro. Ed ecco allora, ancora, l’incontro. Quello che l’autrice vive anche nel suo lavoro di arteterapeuta, sopratutto con i bambini. “È una parola” permette di lavorare con loro sui rapporti reciproci, sulla vicinanza e la distanza. E di nuovo l’incontro è quello di tutti i nostri temi che nel percorso gioioso e doloroso dell’arte si ritrovano trasformati ogni volta dalla storia della nostra vita. Allo stesso modo dal punto di vista della tecnica l’autrice rivela che non ha bisogno di essere rassicurata da ciò che già conosce, al contrario. Entrare in contatto con materiali nuovi, con ciò che non si è mai usato, con curiosità, è la cosa che preferisce. È un lavoro di apprendimento continuo, è un percorso, nel quale, per fortuna, non ci si sente mai arrivati. Poi ancora una volta le creazioni prendono vita e diventano autonome. Le cose nascono magari da una parola che istintivamente associ ad un colore. Così l’autrice si accorge dopo averle realizzate che nelle tavole di “È una parola” ci sono colori brillanti per immagini che definirebbe allegre, questo sì. Perché l’amicizia è prima di tutto gioia e vera ricchezza e ci fa capire che se ci apriamo agli altri possiamo vivere molto meglio con noi stessi.

http://www.unperiodistaenelbolsillo.com/arianna-papini-y-ser-amigos-no-se-bien-que-tienen-de-particular-mis-imagenes-se-que-cuando-pinto-diseno-corto-pego-soy-muy-feliz/

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