L’incontro con le autrici di Lettere fra i lacci a Bologna, 26/03/2013

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In occasione della Fiera del Libro del Libro di Bologna abbiamo parlato con le autrici di “Lettere fra i lacci”.

È stato un incontro in una piacevole dimensione intima quello di martedì 26 marzo con la scrittrice venezuelana Cristina Falcón Maldonado e l’illustratrice vicentina Marina Marcolin presso la Libreria Trame di Bologna. Qua ci ha accolti Nicoletta Maldini

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Un contesto tuttora reale ma ambientato nel passato come quello del libro ci ha portato con il pubblico nel presente, a parlare di scuola, crescita, modelli relazionali a confronto.  L’infanzia nei ricordi del Venezuela di Cristina, una realtà fatta di cose essenziali e fatica ma anche di affetto, e di un rapporto  materno di qualità che nutre per quelle poche volte di cui se ne può godere permettendo di crescere e di ritrovare il suo messaggio in altre cose. Quella altra cosa che poi saranno le lettere. La storia nella leggerezza della voce di un bambino, voce narrante che diventa la voce dell’infanzia dell’adulto che in essa ha facilità a identificarsi così come può farlo il bambino che legge il libro. Le illustrazioni di Marina Marcolin toccano le corde interiori della memoria , lasciando a ognuno la libertà di vivere il proprio personale ricordo. Sfumature, ocra, ci portano fuori da confini definiti. Il sentimento del ricordo si fa ponte tra sogno e reale.

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Flor, la maggiore di sette figli insieme alla nonna si occupa della casa e dei fratelli più piccoli perchè la mamma torna a casa solo la domenica. È un giorno di affetto e di storie che la mamma racconta ai figli. E qua il bianco di Marina, è il silenzio che fa risuonare la parola, non c’è niente che possa descrivere quel momento più intensamente di questo silenzio dato dalla sottrazione del colore per lasciare spazio al bianco del foglio. La pittrice  ci ha rivelato che quel bianco si è svelato da solo mentre lei stava lavorando sulla pagina con l’acquarello.

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Le lettere sono il filo conduttore di tutto il libro. Unite formano le parole che aiutano a superare le paure. E sono le storie che di madre in figlia si sono tramandate fino a arrivare a Flor che le potrà rivivere nei libri, perchè lei e il fratellino voce narrante tutte le mattine scendono in paese a piedi per raggiungere la scuola, sono i primi che possono frequentare la scuola. C’è una sacralità nell’approccio di Flor con il libro che è la stessa di quel giorno in cui la mamma è a casa, di quei momenti in cui si sta tutti vicini alla mamma sul letto mentre lei racconta le storie.

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Flor gioca con le lettere nell’immagine di copertina in cui le lettere sono infilate tra i lacci, e sembra che domi la precarietà della vita.

E per il bambino  voce narrante la lettera “V” diventa il cono gelato che la mamma ha promesso di comprare, la lettera “n” uno sgabello su cui sbadigliare e ancore lettere che volano che  confondono che non sai come unire.

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Il fratellino di Flor  dice che a lui le lettere non dicono niente, che sono arrabbiate con lui, rivelando il desiderio di avvicinarsi al mondo che la sorella ha trovato in esse. All’inizio dice che la sorella è coraggiosa, non ha paura a scendere in paese sola con lui e alla fine dice che è una sognatrice, sta sempre attaccata a quei libri che le presta la maestra, e  che crederebbe agli asini che volano, svelandoci così senza volerlo che proprio i sogni aiutano a trovare il coraggio.

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