Riflessione di Arianna Papini sul significato di essere tradotti

L’editore francese Rue du Monde acquista i diritti di “Chi vorresti essere?” di Arianna Papini, ed.Kalandraka 2011, e pubblica “Qui aimerais- tu être?”

Intanto l’autrice pubblica per Kalandraka “È una parola”. Il libro esce prima in Spagna per KLK Spagna. Il titolo in spagnolo non può mantenere il doppio senso dell’espressione italiana, e deve rivelare la parola che nella versione italiana scopriamo solo alla fine.

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Per l’ occasione dell’acquisto dei diritti da parte di Rue de Monde l’autrice  ci offre una riflessione sul ruolo che Kalandraka ha avuto in questa vicenda e  sulla  capacità di accettare le diversità che una traduzione comporta rispetto al testo originale come una ricchezza, una nuova possibilità che ti può insegnare molto, sopratutto avere fiducia

Sulla traduzione all’estero dei nostri libri – Arianna Papini

È un’esperienza intensa e bellissima quella di vedere tradotto un proprio libro all’estero. Premetto che tutto quello che dirò presuppone una totale fiducia nell’Editore che per primo ha edito il libro, fiducia che abbia affidato la nostra creatura in buone mani. Ma tale premessa riguarda anche sempre l’autore, che ha la responsabilità di scegliere l’Editore per il proprio libro proprio come sceglierebbe una baby sitter per il proprio bambino. 

Ho da sempre l’illusione, creando le mie immagini, di possedere un linguaggio senza confini. In realtà il movente dei miei libri è sempre un messaggio forte e le immagini sono accompagnate da frasi spesso brevi, intense e in qualche modo poetiche. È molto difficile tradurre la poesia, la sintesi, l’intensità. C’è da considerare il pubblico del luogo in cui si va a pubblicare il proprio libro, quel Paese non è il nostro, la cultura è differente, i bambini hanno un diverso rapporto con la lettura, con la poesia, con l’astrazione e con la concretezza. Così accade che, con le poche conoscenze linguistiche, leggendo il proprio libro tradotto esso ci possa sembrare trasformato, diverso. È così. Ma a mio parere è proprio questa la ricchezza della traduzione del linguaggio, che va a inserirsi nella specificità espressiva di un popolo diverso dal nostro. In fondo tutto cambia dopo un’esperienza importante.

La prima volta che mi è capitato di stupirmi leggendo un mio libro tradotto è stato nel 2003 quando “Il Gobba dei randagi” (ed. Fatatrac, Premio Andersen) è stato tradotto in Francia da La Compagnìe Créatìve con il titolo “L’ange des chiens perdus”. La trasformazione del clochard da Gobba in Ange mi ha profondamente commossa. Ho trovato la traduzione, fatta personalmente dall’Editore Claude E. Degaile, più bella del mio testo originale, avrei desiderato ritradurre la sua traduzione in italiano, è stato incredibile. Lei era riuscita a interpretare il mio messaggio nel profondo e a ricondurlo perfettamente verso la cultura francese, spesso usando parole diverse dalle mie.

Il mio nuovo libro per Kalandraka già dal titolo “È una parola” in italiano e “Ser amigos” in spagnolo, pare trasformarsi. In realtà la differenza riguarda la capacità della cultura di seguire l’astrazione o la concretezza. Sono stata consigliata dal mio Editore e mi sono affidata completamente, perché io che non sono spagnola non sarei stata in grado di fare in modo che il mio libro trovasse casa in tanti paesi diversi, entrando in modo discreto e non dirompente nell’ambito della cultura ospitante.

La traduzione del libro ha seguito i concetti, la comunicazione e non pedissequamente la parola e questo è importantissimo poiché la speranza di noi autori è che la nuova interpretazione del nostro libro porti lo stesso messaggio che vi avevamo messo in origine, quindi non tanto la traduzione parola per parola quando la dichiarazione del sentire dentro e voler mettere fuori di noi un contenuto che corra di paese in paese, tra la gente, partendo dai bambini.

L’uscita in francese del mio libro “Chi vorresti essere?”, già in prima edizione edito in cinque lingue, è stata una sorpresa bellissima. Devo molto a Kalandraka perché sa diffondere la mia poetica mettendo in atto un lavoro meraviglioso proprio sul versante della traduzione all’estero. Anche in questo caso, quando mi è arrivato il PDF del libro in francese, apparentemente le differenze erano molte. Intanto la copertina è stata realizzata con una sorta di collage dei miei personaggi che ripetono, sì, la mentalità festosa di quella originale, ma risultano più autonomi l’uno rispetto all’altro e si collegano felicemente al marchio della bellissima casa editrice Rue Du Monde, alla quale sono molto fiera di appartenere come autrice, e che si trova centrato in basso e quindi avrebbe disturbato l’impaginazione originale. L’autonomia del singolo nel gruppo dei personaggi in copertina, mi ha fatto pensare ai tanti modi di stare insieme dei bambini nei diversi Paesi. Anche il testo è un po’ cambiato, la domanda è posta ogni tanto iniziando, invece che dal nome dell’animale, da un rivolgersi direttamente con “E tu…”. È affascinante figurarsi i bambini francesi di fronte all’incanto della trasformazione, che probabilmente necessitano di queste piccole variazioni nate, credo, per attirare di volta in volta nuovamente l’attenzione: li ho immaginati attenti, di fronte a un lettore che potesse porre l’accento su quel “E tu” facendola sembrare un’espressione attraverso la quale il libro si rivolga direttamente a loro. Il testo così è più vitale, mosso, e la cosa incredibile è che andando a leggere “Chi vorresti essere?” nelle scuole e in giro per librerie e biblioteche mi capita molto spesso di inserire “E tu” all’inizio di una nuova pagina, per accentuare la sorpresa… mi è tornato in mente leggendo la traduzione del mio libro in francese!

Per concludere mi sento di poter dare un consiglio ai miei colleghi autori che si apprestano a vedere tradotti i propri libri all’estero: anche in questo caso il libro è come un figlio, è importante lasciarlo andare per il mondo, seguendolo senza volerlo plasmare. La fiducia che poniamo nel nostro Editore e nel nostro libro ci rende possibile un passo verso la trasformazione delle nostre parole attraverso le tante lingue, affinché resti il messaggio fondante, quello sì e possa tornare infine a noi molto più ricco e cresciuto attraverso le esperienze fatte e le culture incontrate.

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