Intervista a Teresa Porcella, libraia a Firenze

” I LACCI UNISCONO LE PAROLE MA ANCHE LE PERSONE”

Incontro a Firenze con le autrici di “Lettere fra i lacci”

Dal 29 marzo al 20 aprile 2013 la libreria Cuccumeo di Firenze ospiterà una mostra dedicata a due albi illustrati da Marina Marcolin, Lettere fra i lacci, Kalandraka edizioni, e Il segreto del Signor L., Lapis Edizioni.  All’inaugurazione saranno presenti Marina Marcolin e la scrittrice venezuelana Cristina Falcón Maldonado, autrice di Lettere fra i lacci. Abbiamo conversato con Teresa Porcella sul libro edito da Kalandraka e sul mestiere del libraio in tempo di crisi

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Il 29 marzo ci sarà l’inaugurazione della mostra sul libro “Lettere fra i lacci, scritto da Cristina Falcón Maldonado e illustrato da Marina Marcolin, alla presenza delle due autrici. Un libro che parla proprio del potere delle lettere in situazioni di difficoltà economica ma non affettiva. Cosa vi ha colpito di questo albo?

L’idea è di guardare dentro il percorso di Marina Marcolin, il modo in cui lei ha interpretato nell’immaginario il valore della parola come strumento di aggregazione di persone;  Lettere fra i lacci è plateale anche nella copertina. I lacci sono i lacci che tengono insieme le parole ma tengono insieme anche le persone. Questo per noi ha un significato speciale, perchè è un po’ lo spirito che cerchiamo di seguire nel nostro lavoro. Marina Marcolin ha fatto un lavoro molto intelligente sul bianco, il bianco è il non colore che in realtà dà il senso alla pagina, conferendole una luce particolare; un contrappunto alla parte illustrata , questo è quello che succede anche quando nelle parole (così come nella musica) ci sono i silenzi, le pause, i non detti; i bravi interpreti sanno riconoscere qual e’ la sottrazione che è stata effettuata, questo Marina l’ha trasmesso in modo fortissimo con i bianchi, che sono come un’esplosione di luce. Un gioco in bilico tra la dimensione introspettiva e personale della parola e la dimensione esterna. Infatti ospiteremo anche alcune tavole de Il segreto del Signor L; è molto interessante confrontare l’uso del colore nei due albi illustrati da Marina; quello che in Lettere fra i lacci è espresso col bianco e che ci porta in una dimensione intima della parola nel Signor L è espresso col colore rosso che invece ci porta in una dimensione della parola più come comuncazione rivolta al fuori, all’esterno.

Conoscevate già le due autrici?

Cristina la conoscevamo già; io trovo che sappia raccontare benissimo quel che permane dell’infanzia nell’adulto; Lettere fra i lacci è un libro raccontato da una bambina ma è anche un libro raccontato da un adulto che è stato bambino; la scrittura della Maldonado ha una capacità di parlare al bambino che puo’ identificarsi col protagonista della storia ma anche di suscitare un processo identitario nell’adulto che rivive da adulto l’infanzia.Cristina riesce ad aprire questo spiraglio nell’adulto così come la Marcolin riesce a fare con le illustrazioni. Testo e illustrazioni sembrano nati insieme in questo albo.

Come sarà organizzato l’evento?

La mattina un laboratorio con Marina Marcolin su il segreto del Signor L e il pomeriggio un incontro su Lettere fra i lacci con la Marcolin e la Maldonado e Lola Barcelò (direttrice di Kalandraka Italia) che parleranno di come è nato il libro. Verso le 17 laboratorio su Lettere fra i lacci con la Marcolin.

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Chi sono le Cuccumee?

Teresa Porcella, Bianca Belardinelli e Elena Cavini;

Venite tutte da esperienze fomative diverse; come siete arrivate a condividere l’avventura della letteratura per l’infanzia e l’impegno di promozione alla lettura? Cosa vi ha fatto incontrare?

Io sono una filosofa del Rinascimento, ho lavorato come editor, progettista, scrittrice. Ho lavorato anche nel settore musicale e in questa occasione ho conosciuto Elena. Alla fine del 2005 ho fondato l’ associazione Scioglilibro dove sono confluite anche Bianca e Elena , il nostro motto è “sciogliamo libri per annodare lettori”. Bianca è una storica dell’arte e autrice di libri per ragazzi e ha lavorato come redattore per case editrici per ragazzi (percorso in parte comune anche se con editori diversi), si è occupata di didattica dell’arte all’interno di percorsi guidati presso mostre e musei; Elena è cantante lirica professionista, ha sempre letto molto e conosceva i libri per ragazzi anche grazie ai suoi due figli.  Lavoriamo molto alla messa in scena dei libri ed è in quest’ambito che abbiamo conosciuto Kalandraka.

In che modo?

E’ stata una cosa divertente, ho visto i libri di Kalandraka quando ero in Piemonte e ho pensato che dovevo in tutti i modi conoscere questo editore , nel frattempo Lola era da poco arrivata a Firenze dalla Spagna per dirigere Kalandraka Italia e ci ha contattate perchè era venuta a conoscenza di Scioglilibro. Cosi’ abbiamo lavorato insieme cominciando dal libro la Turandot edito da Kalandraka per la serie La lirica.

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Quando e in che modo è maturata l’idea della libreria?

In modo buffo; a pasqua del 2009 da abitante del quartiere ho notato che c’era un fondo vuoto da molto tempo e parlando con un’amica bibliotecaria le ho chiesto cosa avrebbe pensato dell’idea di una libreria e lei mi ha detto che le sembrava un’ottima cosa; questa è una zona residenziale con scuole e senza alcun lugo dove accogliere i bambini (e anche gli adulti); il nostro obiettivo è di tenere insieme grandi e piccoli, mancano le occasioni e i luoghi dove tenerli insieme e questo è stato per noi un criterio fondamentale anche di scelta nell’arredo.

Quali sono stati i criteri fondamentali che la libreria doveva soddisfare?

Dimensione da un lato intima, dall’altro doveva consentire di avere degli spazi dedicati dove un bambino puo’ sedersi con un genitore per leggere un libro; c’e’ uno spazio raccolto apposito per le mostre e i laboratori che non interferisce con il via vai del lavoro della libreria;  un piccolo giardino; ci sembrava importante che gli adulti non sentissero questo come un luogo respingente perchè troppo connotato per i bambini così come non lo sentissero gli adolescenti. Il nostro obiettivo è stato da subito quello di fare una libreria che fosse un centro culturale, con una serie di eventi culturali;abbiamo promosso e promuoviamo in maniera sistematica incontri, laboratori, spettacoli; abbiamo uno spazio espositivo costante, dove ospitiamo sempre un’ artista diverso. Lo sforzo per fare questo doveva prevedere una programmazione qualitativamente alta, chiamiamo autori da tutto il mondo, ci sono spazi dedicati anche agli adulti, anche in collaborazione con altre realtà locali, insomma a noi interessa la persona, la focalizzazione è sulle persone non sul prodotto, per coprire  esigenze che l’utenza non trova sempre soddisfatte. L’altra cosa è stata una scelta molto attenta dei libri con un’alta attenzione ai piccoli editori e all’editoria di qualità;

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Quali sono o sono state le maggiori difficoltà da affrontare?

Quando noi abbiamo aperto non abbiamo potuto beneficiare di alcun tipo di finanziamento, non c’erano al momento finanziamenti disponibili; poi essendo un momento di crisi dell’editoria devi mantenere un livello alto di programmazione, coinvolgere con eventi, incontri. Sono condizioni che ti obbligano a uno sforzo ancora più alto sulla programmazione.  Tra le altre cose abbiamo organizzato cene con gli autori. Durante la cena si alternavano alle portate letture da parte di autori che avevamo invitato. La risposta è stata buona, sono venuti scrittori da varie parti di Italia. Le persone potevano avere un contatto piu’ confidenziale con loro, e la lettura dei libri diventava occasione di scambio e dialogo. Insomma, cerchiamo di coinvolgere gli operatori del territorio a piu’ livelli, il bar vicino per fare le feste per i bambini, il ristorante per le cene con gli autori…

Il vero senso del fare rete…

Sì, con in piu’ la scommessa che nel fare rete territoriale la proposta è nazionale. L’idea è che ci sia un respiro che sia largo. Una difficoltà grossa è che i mezzi di comunicazione principali non danno rilievo alla qualità della proposta ma a chi la propone, le librerie indipendenti sono molto penalizzate in questo senso. Quando abbiamo vinto il premio Montescudaio 2012 come miglior libreria indipendente i giornali hanno parlato di più di noi perchè c’era come tramite il Pisa Book Festival; di nuovo, quello che funziona molto nel comunicare è il passaparola delle persone che vengono qua.

Come vi suddividete i ruoli in tutto questo grande lavoro?

Facciamo un lavoro di squadra.

 Chi si rivolge principalmente a voi?

I buoni libri arrivano sempre sia ai grandi che ai piccoli; poi ci sono alcuni libri, penso sopratutto a alcuni tipi di albi illustrati, che sono proprio trasversali e sono quelli che proponiamo nella nostra vetrina e che teniamo sugli scaffali di ingresso, quelli che creano un impatto forte sia nell’adulto che nel bambino; cerchiamo di smuovere un po’ il mercato nazionale che è indietro rispetto a molti altri paesi dove ormai l’idea dell’ albo illustrato per adulti è molto più radicata; al piano di sotto abbiamo invece la selezione di titoli per i piu’ piccoli anche se è chiaro che anche qua un adulto puo’ trovare un libro per sé stesso.

La vostra è una presenza sul territorio, un riferimento, un luogo di contatto e scambio culturale. Voi lavorate molto in questo senso creando eventi e occasioni di incontro. Quanto è importante coinvolgere le persone attraverso la cultura e quanto è rischiosa una mancanza in questo senso per un territorio ?

Questo è un paese che non ama i propri figli, diciamo che non pensa alle fasce deboli in generale. Non amando i propri figli non ama il proprio futuro, questo è inquietante ed è sempre piu’ evidente alle persone, si nota anche da come stanno rispondendo politicamente; personalmente non credo nella rivoluzione come capacità di impattare l’esterno modificando i parametri dell’esistente, il problema è non essere modificati, cosa difficile quando hai un esterno molto invadente. Ad esempio, se tu non ti fai corrompere magari non elimini la corruzione ma non ne produci di nuova. Lavori sull’oggi per strutturare il domani, cercando di andare contro a una realtà che si propone da un lato corrotta, dall’altro rassegnata. Cercando di essere coerenti, per quanto ci è possibile…

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Il vostro impegno non è solo all’interno della libreria ma prosegue al di fuori con l’Associazione Scioglilibro. Puoi parlarcene un po’?

Scioglilibro è volta principalmente alla promozione alla lettura, eventi, festival, formazione,laboratori, è quel valore aggiunto che accompagna la diffusione del libro che per noi è primario, privilegiando i piccoli editori, ma abbiamo anche collaborato con grandi editori.

Qual è dunque la vostra sfida?

Innanzitutto esistere; questa è la vera sfida di questi tempi, esistere con la fisionomia che abbiamo scelto di avere; una sfida per il futuro poi è sicuramente quella dell’ ebook; capire come si evolverà la vicenda degli ebook. Non la vedo necessariamente negativa, obbligherà a riconformarsi; molti libri per l’infanzia credo che rimaranno su supporti non elettronci mentre l’ebook potrà aprire uno spiraglio ad esempio nel tipo di interazione, penso alla dislessia, all’ipovisione. È una dimensione che non va demonizzata ma assorbita nell’aspetto di servizio alla persona. Se questo obiettivo permane come obiettivo primario le sue declinazioni possibili dipendono dal contesto, dal tempo, dalle professionalità che devono evolversi, se l’obiettivo invece è la vendita del prodotto se muore il prodotto muori anche tu.

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Una risposta a “Intervista a Teresa Porcella, libraia a Firenze

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