Intervista a Marco Somà, autore delle tavole de “La gallinella rossa”

“Per questo lavoro mi sono lasciato trasportare dal fiume di sensazioni che provavo ogni volta che sentivo parlare i miei nonni del loro passato contadino.”

COVER_BASSA_GALLINELLA

1- Ricordi chi ti regalò il tuo primo astuccio di colori?

Io sono il più piccolo di tre fratelli, perciò ho avuto la fortuna di “ereditare” diversi astucci e scatole dal quale pescavo dei veri “tesori”… alcuni per la verità erano dei veri e propri reperti archeologici.

2- È arrivato prima il disegno o il colore?

E’ arrivato prima Il disegno.

Come per tutti i bambini, lo “scarabocchiare” sul foglio… e… ehm…sui muri della cucina, era l’unico modo per esprimersi e far sentire la propria voce ai grandi.

3- Un sogno ricorrente della tua infanzia.

Non so quale fosse il mio sogno ricorrente, ma è rimasta impressa nella mia memoria un’immagine: un ritratto di donna stampato sulla biscottiera che, mia mamma posava sulla tavola per la colazione. Ogni giorno quella signora era lì ad aspettarmi, mi fissava con la sua espressione enigmatica, a volte sorridente altre volte malinconica, ma sempre immersa in un’atmosfera carica di mistero che faceva galoppare la mia fervida immaginazione. Ricordo che chiedevo spesso dove fosse quel luogo che si intravedeva alle sue spalle, mi sarebbe piaciuto andare a trovare quella donna, magari proprio per fare colazione assieme.

Non vi dico lo stupore, quando alcuni anni dopo, ho ritrovato la stessa immagine in un libro di scuola di mio fratello. La signora della biscottiera era famosa, aveva anche un nome buffo: “La Gioconda”.

Tavola_07

4- Che storie preferivi da bambino?

Tra le mie letture predilette c’erano “Le storie del bosco” di Tony Wolf. Adoravo perdermi nelle sue illustrazioni, la precisione e la quantità dei dettagli mi facevano completamente entrare in quel mondo fantastico. Mi sembrava proprio di stare lì in mezzo ai personaggi che popolavano quelle pagine, prendere parte all’azione, percepire i rumori, sentire le loro voci e respirare i profumi provenienti dal bosco.

5- Ricordi la prima volta che hai provato il desiderio di accompagnare una storia con le immagini?

Si, alle scuole superiori durante le ore di Italiano, invece di prendere appunti, sentivo la necessità di focalizzare i concetti con piccoli disegni al lato del testo. L’insegnante però sembrava non apprezzare molto questo mio metodo…

6- In che momento hai deciso che volevi fare l’illustratore di mestiere? [l’idea di Munari dell’arte come mestiere]

Penso nel 2003, dopo aver visto un’illustrazione di Nicoletta Ceccoli esposta alla Mostra della Fiera di Bologna. Era il primo anno che visitavo la Fiera di Bologna, mi sembrava di essere tornato bambino, guardavo tutto quello che mi circondava con occhi nuovi. Era tutto così affascinante e, non appena ho visto quell’illustrazione sono rimasto completamente folgorato.

Proprio in quel momento ho deciso che l’illustrazione avrebbe fatto parte della mia vita.

Tavola_10

7- Il tuo percorso di apprendimento è stato intuitivo o progettato con metodo?

E’ stato un percorso abbastanza progettato. Ho iniziato a frequentare dei corsi d’illustrazione durante gli anni d’Accademia. Prima all’interno della mia università, poi attraverso l’Associazione di Macerata “Fabbrica delle Favole”. Con loro è stato amore a prima vista, ho seguito molti workshop tenuti da grandi illustratori nazionali e internazionali. E poi, appena ho avuto la possibilità, ho perfezionato le mie conoscenze frequentando il Master in illustrazione editoriale.

Sono state esperienze fondamentali per me, perchè mi hanno permesso di conoscere più a fondo l’ambiente editoriale e, allo stesso tempo, di stringere importanti relazioni di scambio con tante persone, che come me, condividono un grande amore per questo mondo incredibile.

Tavola_138- Chi riconosci come maestri? [Non e’ una domanda limitata al campo dell’ illustrazione, ma anche ad altri settori, il campo dell’arte in generale, la musica in particolare, la fiolosofia, l’iconografia religiosa etc…]

Nell’ambito dell’illustrazione sicuramente: Wolf Erlbruch, Shaun Tan, Maurice Sendak, David Wiesner, Arnold Lobel, Armin Greder e Arthur Rackham.

Ma ci sono comunque molte persone che, in modi diversi, hanno contribuito a formare il mio immaginario. Penso ad esempio a: Max Ernst, Nick Park, Bruno Munari, Charlie Chaplin, David La Chapelle, Brassai, Piero della Francesca, Michel Gondry, Atget, Egon Schiele, Jan Svankmajer, Doisneau, Durer, Steven Spielberg, Jean-Pierre Jeunet, Bruegel, solo per citarne alcuni che mi vengono in mente in questo momento.

9- Cosa ti ispira nel tuo lavoro?

Direi molte cose, ma in particolare Il cinema d’animazione, i film muti, la pittura, i fumetti d’autore, i libri e ovviamente l’ambiente circostante.

10- Quali tecniche usi normalmente? Con quali ti trovi più a tuo agio? Quali ti permettono maggiore espressività?

Durante gli anni dell’Accademia ho avuto modo di approfondire diverse tecniche che ho amato molto: dalle matite colorate, all’incisione fino ad arrivare all’acrilico. Ma solo in questi ultimi anni sono riuscito a trovare una tecnica che mi permette di conservare la freschezza del segno a matita, unendo il disegno al collage digitale.

Sicuramente questa è una tecnica che sento particolarmente mia e che mi consente grandi libertà espressive.

11- Secondo te, quali sono le tre capacità indispensabili per un illustratore?

Penso che un illustratore debba avere, prima di tutto, una mente ben aperta, e un occhio attento a cogliere anche il più piccolo dettaglio.

Secondo me, poi, un illustratore deve fare i conti con tre cose in particolare: la tecnica, lo stile e la capacità interpretativa.

12- Come è avvenuto l’incontro con Kalandraka?

Nel 2010, alla Fiera di Bologna, nello stand di Kalandraka, “imbucai” il cd, il mio biglietto da visita, e tutte le mie speranze nella scatola messa a diposizione per gli illustratori.

Alcuni mesi più tardi Silvia Perez Tato mi scrisse per dirmi che avevano visionato il mio materiale e che mi avrebbero tenuto in considerazione. Emozionato chiesi se era possibile fissare un appuntamento in fiera per mostrare i miei ultimi lavori, e proprio verso la fine di quell’anno Lola Barcelò mi propose di realizzare una tavola di prova per “La gallinella rossa”… non stavo più nella pelle!

13- Quello che un editore non ti ha mai chiesto e che ti piacerebbe sentirti dire.

Mi piacerebbe che un editore mi contattasse perché interessato a pubblicare tutti i progetti che ho nel cassetto.

14- La varietà espressiva è un importante stimolo per il bambino piccolo che ne è affascinato e fa rivivere la tradizione offrendoci sempre nuove possibilità di lettura. Nella gallinella rossa che hai rappresentato te convivono echi diversi, quali sono state le tue fonti di ispirazione?

I miei nonni erano di origine contadina, e quando ero piccolo mi ricordo che adoravo a passare ore ad ascoltare gli aneddoti della loro vita passata nei campi. Mi sembrava tutto così lontano dal mio mondo, ma così incredibilmente affascinante. Le automobili erano poche e ci si spostava a piedi tra i campi, percorrendo anche molti chilometri al giorno. Le persone avevano un profondo rispetto per la natura e per la vita in generale. Il tempo trascorreva molto più lento e nonostante il lavoro faticoso, c’era uno spirito di condivisione tra le persone che oggi è andato perduto.

Per questo lavoro mi sono lasciato trasportare da quel fiume di sensazioni che provavo ogni volta che sentivo parlare i miei nonni del loro passato.

Ecco perchè ho deciso di ambientare la fiaba proprio negli anni ’50.

15- C’è una grande cura e varietà di dettagli e un richiamo ad un immaginario degli anni 50; alcuni prodotti sembrano vere e proprie icone dell’epoca che furono poi riprese da Andy Warhol, qualche “strizzatina d’occhio” in questo senso?

15r- Si, come ho detto prima, ho deciso di ambientare la favola negli anni ’50 e nelle illustrazioni ci sono molti riferimenti all’epoca. La copertina, ad esempio, richiama il packaging grafico dei sacchi di farina che si potevano acquistare al mulino. La stessa gallinella rossa sulla bicicletta è una citazione di un’immagine pubblicitaria di quegli anni.

Gli attrezzi, l’annaffiatoio, la seminatrice, il trattore, la trebbiatrice, gli oggetti sulla stufa e gli stessi giocattoli dei bambini provengono tutti da quell’epoca.

Oltre alla citazione “Warholiana” della nota lattina di zuppa di pomodoro, icona della pop art, si può trovare un’altra citazione artistica. La gallinella, infatti, porta il grano in un “Vecchio mulino” traballante ritratto, qualche anno prima (1916 circa), in un famoso quadro a olio dall’artista Egon Schile.

16- Nel libro si entra molto nella dimensione del passaggio delle stagioni attraverso un mondo vegetale che hai dettagliatamente illustrato. Una curiosità, quali piante hai rappresentato?

Il ciclo del grano segue l’andamento delle stagioni, e perciò ho ritenuto importante sottolineare il passaggio del tempo attraverso le trasformazioni dell’ambiente circostante. La semina avviene in autunno, la spiga cresce durante la primavera e in estate completa il suo ciclo di maturazione, pronta, a luglio, per la mietitura.

Io amo molto la natura perciò le mie illustrazioni sono sempre ricche di piante e alberi di varia specie.

Il grande albero vicino alla fattoria è un ippocastano. Ci sono poi aneti, ortensie, fiordalisi tirreno, una pianta di dragoncello, e altre piante ed erbe comuni qui in Europa.

galiña_ok_ITA_261012DEF-6

La gallinella rossa di Marco Somà al lavoro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...