Archivi del mese: marzo 2013

L’incontro con le autrici di Lettere fra i lacci a Bologna, 26/03/2013

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In occasione della Fiera del Libro del Libro di Bologna abbiamo parlato con le autrici di “Lettere fra i lacci”.

È stato un incontro in una piacevole dimensione intima quello di martedì 26 marzo con la scrittrice venezuelana Cristina Falcón Maldonado e l’illustratrice vicentina Marina Marcolin presso la Libreria Trame di Bologna. Qua ci ha accolti Nicoletta Maldini

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Un contesto tuttora reale ma ambientato nel passato come quello del libro ci ha portato con il pubblico nel presente, a parlare di scuola, crescita, modelli relazionali a confronto.  L’infanzia nei ricordi del Venezuela di Cristina, una realtà fatta di cose essenziali e fatica ma anche di affetto, e di un rapporto  materno di qualità che nutre per quelle poche volte di cui se ne può godere permettendo di crescere e di ritrovare il suo messaggio in altre cose. Quella altra cosa che poi saranno le lettere. La storia nella leggerezza della voce di un bambino, voce narrante che diventa la voce dell’infanzia dell’adulto che in essa ha facilità a identificarsi così come può farlo il bambino che legge il libro. Le illustrazioni di Marina Marcolin toccano le corde interiori della memoria , lasciando a ognuno la libertà di vivere il proprio personale ricordo. Sfumature, ocra, ci portano fuori da confini definiti. Il sentimento del ricordo si fa ponte tra sogno e reale.

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Flor, la maggiore di sette figli insieme alla nonna si occupa della casa e dei fratelli più piccoli perchè la mamma torna a casa solo la domenica. È un giorno di affetto e di storie che la mamma racconta ai figli. E qua il bianco di Marina, è il silenzio che fa risuonare la parola, non c’è niente che possa descrivere quel momento più intensamente di questo silenzio dato dalla sottrazione del colore per lasciare spazio al bianco del foglio. La pittrice  ci ha rivelato che quel bianco si è svelato da solo mentre lei stava lavorando sulla pagina con l’acquarello.

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Le lettere sono il filo conduttore di tutto il libro. Unite formano le parole che aiutano a superare le paure. E sono le storie che di madre in figlia si sono tramandate fino a arrivare a Flor che le potrà rivivere nei libri, perchè lei e il fratellino voce narrante tutte le mattine scendono in paese a piedi per raggiungere la scuola, sono i primi che possono frequentare la scuola. C’è una sacralità nell’approccio di Flor con il libro che è la stessa di quel giorno in cui la mamma è a casa, di quei momenti in cui si sta tutti vicini alla mamma sul letto mentre lei racconta le storie.

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Flor gioca con le lettere nell’immagine di copertina in cui le lettere sono infilate tra i lacci, e sembra che domi la precarietà della vita.

E per il bambino  voce narrante la lettera “V” diventa il cono gelato che la mamma ha promesso di comprare, la lettera “n” uno sgabello su cui sbadigliare e ancore lettere che volano che  confondono che non sai come unire.

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Il fratellino di Flor  dice che a lui le lettere non dicono niente, che sono arrabbiate con lui, rivelando il desiderio di avvicinarsi al mondo che la sorella ha trovato in esse. All’inizio dice che la sorella è coraggiosa, non ha paura a scendere in paese sola con lui e alla fine dice che è una sognatrice, sta sempre attaccata a quei libri che le presta la maestra, e  che crederebbe agli asini che volano, svelandoci così senza volerlo che proprio i sogni aiutano a trovare il coraggio.

“È una parola”, novità a sorpresa alla fiera di Bologna

Sentirsi simili anche quando siamo diversi, non preoccuparsi delproprio aspetto, appoggiarsi nei momenti difficili, è una parola!

Ma quale?   Lo scopriamo solo alla fine del libro di Arianna Papini. Novità di Kalandraka, presto in distribuzione anche nelle librerie, arrivata a sorpresa alla fiera di Bologna.

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Alla fiera di Bologna arriva a sorpresa la novità di Kalandraka, È una parola, della scrittrice e illustratrice fiorentina Arianna Papini e che presto sarà in distribuzione anche nelle librerie. Il cambio di distributore della casa editrice non aveva fatto prevedere la possibilità di un lancio a Bologna.

La sorpresa è stata presto svelata quando Arianna si è seduta per una dedica e un momento di tranquillità si è trasformato in una lunga attesa di persone alle quali l’autrice ha pazientemente dedicato qualcosa di personale  anche nella grafica tra collages, disegni e colori.

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Riflessione di Arianna Papini sul significato di essere tradotti

L’editore francese Rue du Monde acquista i diritti di “Chi vorresti essere?” di Arianna Papini, ed.Kalandraka 2011, e pubblica “Qui aimerais- tu être?”

Intanto l’autrice pubblica per Kalandraka “È una parola”. Il libro esce prima in Spagna per KLK Spagna. Il titolo in spagnolo non può mantenere il doppio senso dell’espressione italiana, e deve rivelare la parola che nella versione italiana scopriamo solo alla fine.

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Per l’ occasione dell’acquisto dei diritti da parte di Rue de Monde l’autrice  ci offre una riflessione sul ruolo che Kalandraka ha avuto in questa vicenda e  sulla  capacità di accettare le diversità che una traduzione comporta rispetto al testo originale come una ricchezza, una nuova possibilità che ti può insegnare molto, sopratutto avere fiducia

Sulla traduzione all’estero dei nostri libri – Arianna Papini

È un’esperienza intensa e bellissima quella di vedere tradotto un proprio libro all’estero. Premetto che tutto quello che dirò presuppone una totale fiducia nell’Editore che per primo ha edito il libro, fiducia che abbia affidato la nostra creatura in buone mani. Ma tale premessa riguarda anche sempre l’autore, che ha la responsabilità di scegliere l’Editore per il proprio libro proprio come sceglierebbe una baby sitter per il proprio bambino. 

Ho da sempre l’illusione, creando le mie immagini, di possedere un linguaggio senza confini. In realtà il movente dei miei libri è sempre un messaggio forte e le immagini sono accompagnate da frasi spesso brevi, intense e in qualche modo poetiche. È molto difficile tradurre la poesia, la sintesi, l’intensità. C’è da considerare il pubblico del luogo in cui si va a pubblicare il proprio libro, quel Paese non è il nostro, la cultura è differente, i bambini hanno un diverso rapporto con la lettura, con la poesia, con l’astrazione e con la concretezza. Così accade che, con le poche conoscenze linguistiche, leggendo il proprio libro tradotto esso ci possa sembrare trasformato, diverso. È così. Ma a mio parere è proprio questa la ricchezza della traduzione del linguaggio, che va a inserirsi nella specificità espressiva di un popolo diverso dal nostro. In fondo tutto cambia dopo un’esperienza importante.

La prima volta che mi è capitato di stupirmi leggendo un mio libro tradotto è stato nel 2003 quando “Il Gobba dei randagi” (ed. Fatatrac, Premio Andersen) è stato tradotto in Francia da La Compagnìe Créatìve con il titolo “L’ange des chiens perdus”. La trasformazione del clochard da Gobba in Ange mi ha profondamente commossa. Ho trovato la traduzione, fatta personalmente dall’Editore Claude E. Degaile, più bella del mio testo originale, avrei desiderato ritradurre la sua traduzione in italiano, è stato incredibile. Lei era riuscita a interpretare il mio messaggio nel profondo e a ricondurlo perfettamente verso la cultura francese, spesso usando parole diverse dalle mie.

Il mio nuovo libro per Kalandraka già dal titolo “È una parola” in italiano e “Ser amigos” in spagnolo, pare trasformarsi. In realtà la differenza riguarda la capacità della cultura di seguire l’astrazione o la concretezza. Sono stata consigliata dal mio Editore e mi sono affidata completamente, perché io che non sono spagnola non sarei stata in grado di fare in modo che il mio libro trovasse casa in tanti paesi diversi, entrando in modo discreto e non dirompente nell’ambito della cultura ospitante.

La traduzione del libro ha seguito i concetti, la comunicazione e non pedissequamente la parola e questo è importantissimo poiché la speranza di noi autori è che la nuova interpretazione del nostro libro porti lo stesso messaggio che vi avevamo messo in origine, quindi non tanto la traduzione parola per parola quando la dichiarazione del sentire dentro e voler mettere fuori di noi un contenuto che corra di paese in paese, tra la gente, partendo dai bambini.

L’uscita in francese del mio libro “Chi vorresti essere?”, già in prima edizione edito in cinque lingue, è stata una sorpresa bellissima. Devo molto a Kalandraka perché sa diffondere la mia poetica mettendo in atto un lavoro meraviglioso proprio sul versante della traduzione all’estero. Anche in questo caso, quando mi è arrivato il PDF del libro in francese, apparentemente le differenze erano molte. Intanto la copertina è stata realizzata con una sorta di collage dei miei personaggi che ripetono, sì, la mentalità festosa di quella originale, ma risultano più autonomi l’uno rispetto all’altro e si collegano felicemente al marchio della bellissima casa editrice Rue Du Monde, alla quale sono molto fiera di appartenere come autrice, e che si trova centrato in basso e quindi avrebbe disturbato l’impaginazione originale. L’autonomia del singolo nel gruppo dei personaggi in copertina, mi ha fatto pensare ai tanti modi di stare insieme dei bambini nei diversi Paesi. Anche il testo è un po’ cambiato, la domanda è posta ogni tanto iniziando, invece che dal nome dell’animale, da un rivolgersi direttamente con “E tu…”. È affascinante figurarsi i bambini francesi di fronte all’incanto della trasformazione, che probabilmente necessitano di queste piccole variazioni nate, credo, per attirare di volta in volta nuovamente l’attenzione: li ho immaginati attenti, di fronte a un lettore che potesse porre l’accento su quel “E tu” facendola sembrare un’espressione attraverso la quale il libro si rivolga direttamente a loro. Il testo così è più vitale, mosso, e la cosa incredibile è che andando a leggere “Chi vorresti essere?” nelle scuole e in giro per librerie e biblioteche mi capita molto spesso di inserire “E tu” all’inizio di una nuova pagina, per accentuare la sorpresa… mi è tornato in mente leggendo la traduzione del mio libro in francese!

Per concludere mi sento di poter dare un consiglio ai miei colleghi autori che si apprestano a vedere tradotti i propri libri all’estero: anche in questo caso il libro è come un figlio, è importante lasciarlo andare per il mondo, seguendolo senza volerlo plasmare. La fiducia che poniamo nel nostro Editore e nel nostro libro ci rende possibile un passo verso la trasformazione delle nostre parole attraverso le tante lingue, affinché resti il messaggio fondante, quello sì e possa tornare infine a noi molto più ricco e cresciuto attraverso le esperienze fatte e le culture incontrate.

Dove perse la risata Luna?

Bello che Scuola in soffitta abbia scelto di recensire questo classico di Kalandraka

Dove perse la risata luna? (Kalandraka)

onde perdio luna portadaQuanto è importante il sorriso dei bambini? Come risolleviamo il loro umore quando sono tristi? Sanno chiedere aiuto? Ci svela il trucco per riportare l’allegria un libro delizioso: “Dove perse la risata luna” scritto da Miriam Sànchez con le splendide illustrazioni di Federico Fernandez (Kalandraka).

La piccola protagonista si chiama Luna. Un giorno smette di essere allegra e perde il sorriso. Il fratellino inizia un avventruso viaggio di fantasia per cercare la risata perduta. Gli animali che incontra gli suggeriranno il trucco per risolvere il problema.

Questo libro per l’età prescolare colpisce per le sue splendide illustrazioni e una scrittura originale anche nella scelta del carattere. Nel 2001 il Ministero Spagnolo della Cultura gli ha attribuito il “Premio National de Ilustraciòn”.

La lettura di “Dove perse la risata luna?” avvia a parlare di emozioni, percorso importantissimo e a volte difficile con i bambini. Le emozioni sono tante e diverse tra loro. A volte sembra più facile parlare di gioia, di che cos’è la felicità, piuttosto che di rabbia o odio. La felicità e l’allegria sono le emozioni di quando tutto va bene e sembra non ci sia molto da dire. Cosa fare invece quando manca il sorriso? Prima di diventare tristezza è qualcos’altro?

I bambini più piccoli apprezzeranno le belle immagini e il finale del racconto, sicuramente l’idea di questa storia può diventare un buon riferimento per richiamare la loro attenzione quando sono meno allegri. Ai bambini più grandi invece possiamo chiedere di riflettere su quali siano le cose che ci fanno ridere. Si ride di un solletico come di una presa in giro?

Un libro che premia le cose semplici. Mi piace e ve lo consiglio.

Verso Bologna 2013

Verso Bologna 2013

SULLA NAVE DI KALANDRAKA

Alcune tappe italiane di un viaggio, dalla Galizia all’America Latina

Il 2 aprile 1998, Giornata Internazionale del Libro Infantile, nasceva Kalandraka all’Estremo Nord della Penisola Iberica; dieci anni dopo, nel 2008, Lola Barcelò dirigeva Kalandraka Italia. A Bologna Children’s Book Fair si festeggiano i quindici anni della casa madre e i cinque di Kalandraka Italia che occuperà lo stand b9, padiglione 26 . Tra i titoli presenti in fiera, la novità della casa editrice “La gallinella rossa”, scritta da Pilar Martinez e illustrata da Marco Somà.  Aumentare le collaborazioni sul territorio e il lavoro con gli autori italiani dando loro la possibilità di essere conosciuti anche in America Latina, sono alcuni dei principali obiettivi della casa editrice

 Kalandraka non è solo un suono accattivante ma questa parola richiama il nutrimento, il mare, il soccorso.. Infatti così si chiamava una zuppa di galletta alla quale facevano ricorso i marinai durante le traversate oceaniche quando non restava più niente da mangiare.

Allo stesso modo uno dei principi della casa editrice è che i libri sono il nutrimento dello spirito, e nell’albo illustrato il bambino vive un’esperienza significativa di sviluppo intellettivo, affettivo, estetico.

Autori, illustratori fanno parte della casa editrice, nata in modo indipendente e che inizialmente pubblicava albi illustrati in galiziano, una novità assoluta, sotto la direzione di Xosè Ballesteros. In poco tempo i titoli erano tradotti in tutte le lingue della Penisola Iberica. Nasceva la collana “Libri per Sognare”,  poco dopo distribuita in vari paesi di lingua latina.

Questa nave in mezzo all’oceano iniziato a Pontevedra e che aveva raggiunto paesi lontani non poteva non fare tappa in Italia. Così Lola Barcelò avvia la sede italiana, a Firenze, nel 2008. Una scelta irrinunciabile e coraggiosa, sostenuta solo dall’esperienza della casa madre

La prima impresa editoriale è stata quella di portare in Italia i titoli che in Spagna erano ormai diventati dei classici e fare uscire in italiano le novità della collana “Libri per Sognare”, a questo doveva seguire una collaborazione esclusiva con autori ed illustratori italiani incrementando il catalogo con libri che resistano alla sfida del tempo e dando agli autori la possibilità di farsi conoscere in America Latina.

E sulla nave sono infatti già saliti con gioia dell’editore Guia Risari, Chiara Carrer, Marco Berrettoni Carrara, Giulia Campolmi, Marina Marcolin, Arianna Papini, Marco Somà.

Con-InnocentiLola Barceló con Roberto Innocenti

Dare una nuova dimensione all’albo illustrato, da un lato con una particolare cura dei racconti tradizionali dall’altro con la proposta di testi originali, questo l’ impegno costante di ricerca, sempre in evoluzione.

Riconoscimenti al lavoro di Kalandraka sono arrivati per vari albi della collana “Libri per Sognare”, fra questi “Il piccolo coniglio bianco” (Premio Nazionale Illustrazione 1999 attribuito dal governo dalla Spagna e Premio Legambiente Italia 2010 al Miglior Albo Illustrato per Coerenza Grafica-Testo), “Vicini” (Premio delle Palme San Vito dei Normanni 2009), “Il leone Kandinga” (Premio della II edizione del Festival di Albi Illustrati di Seul nel 2009); “Vai a fare il Bagno!” (finalista Premio Andersen 2010), “Il sorriso di Daniela” (The White Ravens 2008) e “Chi vorresti essere” (finalista Premio Andersen 2011).

Nel 2012 ha ottenuto il Premio Nazionale all’Editoria Culturale, in particolare per l’innovazione, la cura dei testi e la qualità delle illustrazioni, l’attenzione a generi anche complessi come la poesia; una realtà che è quindi un riferimento in Spagna e all’estero.

premiolibro_festa-011Xosé Ballesteros, autore de “Il piccolo coniglio bianco”, illustrato da Oscar Villán durante la premiazione del libro in Italia , 2010

Un aspetto che sta a cuore alla casa editrice è la partecipazione a progetti di promozione culturale sul territorio, e la collaborazione con tutte quelle figure concretamente e quotidianamente impegnate in questo senso. Alcune iniziative nazionali in cui è coinvolta sono il progetto formativo Ars in Fabula, ideato da Fabbrica delle Favole e attivato dalla Accademia di Belle Arti di Macerata. Prodotto di questa collaborazione è l’albo “L’ombrello giallo” (2012); la cooperazione con il master in “Illustrazione per l’infanzia ed educazione estetica: per una pedagogia della lettura iconica” e il “Master per la formazione del bibliotecario scolastico” coordinati entrambi dall’università di Padova e con le mostre Sognando Immagini di Sassari e Le immagini della Fantasia di Sàrmede.

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Rafforzare la rete collaborativa con realtà nazionali e locali, arricchire il catalogo andando incontro a esigenze di adulti e piccoli, rendere i titoli sempre più facilmente reperibili sono alcuni degli obiettivi per il futuro.

Allo stand sarà messo a disposizione un box illustrator per chiunque voglia lasciare esempi del proprio lavoro con un contatto di reperibilità.

Tappa bolognese delle autrici di Lettere fra i lacci 26/03/2013

In occasione di Bologna Children’s Book Fair 2013 un evento dedicato all’albo Lettere fra i lacci; saranno presenti la scrittrice venezuelana Cristina Falcón Maldonado e l’illustratrice Marina Marcolin

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Comunicato stampa

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Intervista a Teresa Porcella, libraia a Firenze

” I LACCI UNISCONO LE PAROLE MA ANCHE LE PERSONE”

Incontro a Firenze con le autrici di “Lettere fra i lacci”

Dal 29 marzo al 20 aprile 2013 la libreria Cuccumeo di Firenze ospiterà una mostra dedicata a due albi illustrati da Marina Marcolin, Lettere fra i lacci, Kalandraka edizioni, e Il segreto del Signor L., Lapis Edizioni.  All’inaugurazione saranno presenti Marina Marcolin e la scrittrice venezuelana Cristina Falcón Maldonado, autrice di Lettere fra i lacci. Abbiamo conversato con Teresa Porcella sul libro edito da Kalandraka e sul mestiere del libraio in tempo di crisi

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Il 29 marzo ci sarà l’inaugurazione della mostra sul libro “Lettere fra i lacci, scritto da Cristina Falcón Maldonado e illustrato da Marina Marcolin, alla presenza delle due autrici. Un libro che parla proprio del potere delle lettere in situazioni di difficoltà economica ma non affettiva. Cosa vi ha colpito di questo albo?

L’idea è di guardare dentro il percorso di Marina Marcolin, il modo in cui lei ha interpretato nell’immaginario il valore della parola come strumento di aggregazione di persone;  Lettere fra i lacci è plateale anche nella copertina. I lacci sono i lacci che tengono insieme le parole ma tengono insieme anche le persone. Questo per noi ha un significato speciale, perchè è un po’ lo spirito che cerchiamo di seguire nel nostro lavoro. Marina Marcolin ha fatto un lavoro molto intelligente sul bianco, il bianco è il non colore che in realtà dà il senso alla pagina, conferendole una luce particolare; un contrappunto alla parte illustrata , questo è quello che succede anche quando nelle parole (così come nella musica) ci sono i silenzi, le pause, i non detti; i bravi interpreti sanno riconoscere qual e’ la sottrazione che è stata effettuata, questo Marina l’ha trasmesso in modo fortissimo con i bianchi, che sono come un’esplosione di luce. Un gioco in bilico tra la dimensione introspettiva e personale della parola e la dimensione esterna. Infatti ospiteremo anche alcune tavole de Il segreto del Signor L; è molto interessante confrontare l’uso del colore nei due albi illustrati da Marina; quello che in Lettere fra i lacci è espresso col bianco e che ci porta in una dimensione intima della parola nel Signor L è espresso col colore rosso che invece ci porta in una dimensione della parola più come comuncazione rivolta al fuori, all’esterno.

Conoscevate già le due autrici?

Cristina la conoscevamo già; io trovo che sappia raccontare benissimo quel che permane dell’infanzia nell’adulto; Lettere fra i lacci è un libro raccontato da una bambina ma è anche un libro raccontato da un adulto che è stato bambino; la scrittura della Maldonado ha una capacità di parlare al bambino che puo’ identificarsi col protagonista della storia ma anche di suscitare un processo identitario nell’adulto che rivive da adulto l’infanzia.Cristina riesce ad aprire questo spiraglio nell’adulto così come la Marcolin riesce a fare con le illustrazioni. Testo e illustrazioni sembrano nati insieme in questo albo.

Come sarà organizzato l’evento?

La mattina un laboratorio con Marina Marcolin su il segreto del Signor L e il pomeriggio un incontro su Lettere fra i lacci con la Marcolin e la Maldonado e Lola Barcelò (direttrice di Kalandraka Italia) che parleranno di come è nato il libro. Verso le 17 laboratorio su Lettere fra i lacci con la Marcolin.

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Chi sono le Cuccumee?

Teresa Porcella, Bianca Belardinelli e Elena Cavini;

Venite tutte da esperienze fomative diverse; come siete arrivate a condividere l’avventura della letteratura per l’infanzia e l’impegno di promozione alla lettura? Cosa vi ha fatto incontrare?

Io sono una filosofa del Rinascimento, ho lavorato come editor, progettista, scrittrice. Ho lavorato anche nel settore musicale e in questa occasione ho conosciuto Elena. Alla fine del 2005 ho fondato l’ associazione Scioglilibro dove sono confluite anche Bianca e Elena , il nostro motto è “sciogliamo libri per annodare lettori”. Bianca è una storica dell’arte e autrice di libri per ragazzi e ha lavorato come redattore per case editrici per ragazzi (percorso in parte comune anche se con editori diversi), si è occupata di didattica dell’arte all’interno di percorsi guidati presso mostre e musei; Elena è cantante lirica professionista, ha sempre letto molto e conosceva i libri per ragazzi anche grazie ai suoi due figli.  Lavoriamo molto alla messa in scena dei libri ed è in quest’ambito che abbiamo conosciuto Kalandraka.

In che modo?

E’ stata una cosa divertente, ho visto i libri di Kalandraka quando ero in Piemonte e ho pensato che dovevo in tutti i modi conoscere questo editore , nel frattempo Lola era da poco arrivata a Firenze dalla Spagna per dirigere Kalandraka Italia e ci ha contattate perchè era venuta a conoscenza di Scioglilibro. Cosi’ abbiamo lavorato insieme cominciando dal libro la Turandot edito da Kalandraka per la serie La lirica.

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Quando e in che modo è maturata l’idea della libreria?

In modo buffo; a pasqua del 2009 da abitante del quartiere ho notato che c’era un fondo vuoto da molto tempo e parlando con un’amica bibliotecaria le ho chiesto cosa avrebbe pensato dell’idea di una libreria e lei mi ha detto che le sembrava un’ottima cosa; questa è una zona residenziale con scuole e senza alcun lugo dove accogliere i bambini (e anche gli adulti); il nostro obiettivo è di tenere insieme grandi e piccoli, mancano le occasioni e i luoghi dove tenerli insieme e questo è stato per noi un criterio fondamentale anche di scelta nell’arredo.

Quali sono stati i criteri fondamentali che la libreria doveva soddisfare?

Dimensione da un lato intima, dall’altro doveva consentire di avere degli spazi dedicati dove un bambino puo’ sedersi con un genitore per leggere un libro; c’e’ uno spazio raccolto apposito per le mostre e i laboratori che non interferisce con il via vai del lavoro della libreria;  un piccolo giardino; ci sembrava importante che gli adulti non sentissero questo come un luogo respingente perchè troppo connotato per i bambini così come non lo sentissero gli adolescenti. Il nostro obiettivo è stato da subito quello di fare una libreria che fosse un centro culturale, con una serie di eventi culturali;abbiamo promosso e promuoviamo in maniera sistematica incontri, laboratori, spettacoli; abbiamo uno spazio espositivo costante, dove ospitiamo sempre un’ artista diverso. Lo sforzo per fare questo doveva prevedere una programmazione qualitativamente alta, chiamiamo autori da tutto il mondo, ci sono spazi dedicati anche agli adulti, anche in collaborazione con altre realtà locali, insomma a noi interessa la persona, la focalizzazione è sulle persone non sul prodotto, per coprire  esigenze che l’utenza non trova sempre soddisfatte. L’altra cosa è stata una scelta molto attenta dei libri con un’alta attenzione ai piccoli editori e all’editoria di qualità;

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Quali sono o sono state le maggiori difficoltà da affrontare?

Quando noi abbiamo aperto non abbiamo potuto beneficiare di alcun tipo di finanziamento, non c’erano al momento finanziamenti disponibili; poi essendo un momento di crisi dell’editoria devi mantenere un livello alto di programmazione, coinvolgere con eventi, incontri. Sono condizioni che ti obbligano a uno sforzo ancora più alto sulla programmazione.  Tra le altre cose abbiamo organizzato cene con gli autori. Durante la cena si alternavano alle portate letture da parte di autori che avevamo invitato. La risposta è stata buona, sono venuti scrittori da varie parti di Italia. Le persone potevano avere un contatto piu’ confidenziale con loro, e la lettura dei libri diventava occasione di scambio e dialogo. Insomma, cerchiamo di coinvolgere gli operatori del territorio a piu’ livelli, il bar vicino per fare le feste per i bambini, il ristorante per le cene con gli autori…

Il vero senso del fare rete…

Sì, con in piu’ la scommessa che nel fare rete territoriale la proposta è nazionale. L’idea è che ci sia un respiro che sia largo. Una difficoltà grossa è che i mezzi di comunicazione principali non danno rilievo alla qualità della proposta ma a chi la propone, le librerie indipendenti sono molto penalizzate in questo senso. Quando abbiamo vinto il premio Montescudaio 2012 come miglior libreria indipendente i giornali hanno parlato di più di noi perchè c’era come tramite il Pisa Book Festival; di nuovo, quello che funziona molto nel comunicare è il passaparola delle persone che vengono qua.

Come vi suddividete i ruoli in tutto questo grande lavoro?

Facciamo un lavoro di squadra.

 Chi si rivolge principalmente a voi?

I buoni libri arrivano sempre sia ai grandi che ai piccoli; poi ci sono alcuni libri, penso sopratutto a alcuni tipi di albi illustrati, che sono proprio trasversali e sono quelli che proponiamo nella nostra vetrina e che teniamo sugli scaffali di ingresso, quelli che creano un impatto forte sia nell’adulto che nel bambino; cerchiamo di smuovere un po’ il mercato nazionale che è indietro rispetto a molti altri paesi dove ormai l’idea dell’ albo illustrato per adulti è molto più radicata; al piano di sotto abbiamo invece la selezione di titoli per i piu’ piccoli anche se è chiaro che anche qua un adulto puo’ trovare un libro per sé stesso.

La vostra è una presenza sul territorio, un riferimento, un luogo di contatto e scambio culturale. Voi lavorate molto in questo senso creando eventi e occasioni di incontro. Quanto è importante coinvolgere le persone attraverso la cultura e quanto è rischiosa una mancanza in questo senso per un territorio ?

Questo è un paese che non ama i propri figli, diciamo che non pensa alle fasce deboli in generale. Non amando i propri figli non ama il proprio futuro, questo è inquietante ed è sempre piu’ evidente alle persone, si nota anche da come stanno rispondendo politicamente; personalmente non credo nella rivoluzione come capacità di impattare l’esterno modificando i parametri dell’esistente, il problema è non essere modificati, cosa difficile quando hai un esterno molto invadente. Ad esempio, se tu non ti fai corrompere magari non elimini la corruzione ma non ne produci di nuova. Lavori sull’oggi per strutturare il domani, cercando di andare contro a una realtà che si propone da un lato corrotta, dall’altro rassegnata. Cercando di essere coerenti, per quanto ci è possibile…

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Il vostro impegno non è solo all’interno della libreria ma prosegue al di fuori con l’Associazione Scioglilibro. Puoi parlarcene un po’?

Scioglilibro è volta principalmente alla promozione alla lettura, eventi, festival, formazione,laboratori, è quel valore aggiunto che accompagna la diffusione del libro che per noi è primario, privilegiando i piccoli editori, ma abbiamo anche collaborato con grandi editori.

Qual è dunque la vostra sfida?

Innanzitutto esistere; questa è la vera sfida di questi tempi, esistere con la fisionomia che abbiamo scelto di avere; una sfida per il futuro poi è sicuramente quella dell’ ebook; capire come si evolverà la vicenda degli ebook. Non la vedo necessariamente negativa, obbligherà a riconformarsi; molti libri per l’infanzia credo che rimaranno su supporti non elettronci mentre l’ebook potrà aprire uno spiraglio ad esempio nel tipo di interazione, penso alla dislessia, all’ipovisione. È una dimensione che non va demonizzata ma assorbita nell’aspetto di servizio alla persona. Se questo obiettivo permane come obiettivo primario le sue declinazioni possibili dipendono dal contesto, dal tempo, dalle professionalità che devono evolversi, se l’obiettivo invece è la vendita del prodotto se muore il prodotto muori anche tu.

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Intervista a Marco Somà, autore delle tavole de “La gallinella rossa”

“Per questo lavoro mi sono lasciato trasportare dal fiume di sensazioni che provavo ogni volta che sentivo parlare i miei nonni del loro passato contadino.”

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1- Ricordi chi ti regalò il tuo primo astuccio di colori?

Io sono il più piccolo di tre fratelli, perciò ho avuto la fortuna di “ereditare” diversi astucci e scatole dal quale pescavo dei veri “tesori”… alcuni per la verità erano dei veri e propri reperti archeologici.

2- È arrivato prima il disegno o il colore?

E’ arrivato prima Il disegno.

Come per tutti i bambini, lo “scarabocchiare” sul foglio… e… ehm…sui muri della cucina, era l’unico modo per esprimersi e far sentire la propria voce ai grandi.

3- Un sogno ricorrente della tua infanzia.

Non so quale fosse il mio sogno ricorrente, ma è rimasta impressa nella mia memoria un’immagine: un ritratto di donna stampato sulla biscottiera che, mia mamma posava sulla tavola per la colazione. Ogni giorno quella signora era lì ad aspettarmi, mi fissava con la sua espressione enigmatica, a volte sorridente altre volte malinconica, ma sempre immersa in un’atmosfera carica di mistero che faceva galoppare la mia fervida immaginazione. Ricordo che chiedevo spesso dove fosse quel luogo che si intravedeva alle sue spalle, mi sarebbe piaciuto andare a trovare quella donna, magari proprio per fare colazione assieme.

Non vi dico lo stupore, quando alcuni anni dopo, ho ritrovato la stessa immagine in un libro di scuola di mio fratello. La signora della biscottiera era famosa, aveva anche un nome buffo: “La Gioconda”.

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4- Che storie preferivi da bambino?

Tra le mie letture predilette c’erano “Le storie del bosco” di Tony Wolf. Adoravo perdermi nelle sue illustrazioni, la precisione e la quantità dei dettagli mi facevano completamente entrare in quel mondo fantastico. Mi sembrava proprio di stare lì in mezzo ai personaggi che popolavano quelle pagine, prendere parte all’azione, percepire i rumori, sentire le loro voci e respirare i profumi provenienti dal bosco.

5- Ricordi la prima volta che hai provato il desiderio di accompagnare una storia con le immagini?

Si, alle scuole superiori durante le ore di Italiano, invece di prendere appunti, sentivo la necessità di focalizzare i concetti con piccoli disegni al lato del testo. L’insegnante però sembrava non apprezzare molto questo mio metodo…

6- In che momento hai deciso che volevi fare l’illustratore di mestiere? [l’idea di Munari dell’arte come mestiere]

Penso nel 2003, dopo aver visto un’illustrazione di Nicoletta Ceccoli esposta alla Mostra della Fiera di Bologna. Era il primo anno che visitavo la Fiera di Bologna, mi sembrava di essere tornato bambino, guardavo tutto quello che mi circondava con occhi nuovi. Era tutto così affascinante e, non appena ho visto quell’illustrazione sono rimasto completamente folgorato.

Proprio in quel momento ho deciso che l’illustrazione avrebbe fatto parte della mia vita.

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7- Il tuo percorso di apprendimento è stato intuitivo o progettato con metodo?

E’ stato un percorso abbastanza progettato. Ho iniziato a frequentare dei corsi d’illustrazione durante gli anni d’Accademia. Prima all’interno della mia università, poi attraverso l’Associazione di Macerata “Fabbrica delle Favole”. Con loro è stato amore a prima vista, ho seguito molti workshop tenuti da grandi illustratori nazionali e internazionali. E poi, appena ho avuto la possibilità, ho perfezionato le mie conoscenze frequentando il Master in illustrazione editoriale.

Sono state esperienze fondamentali per me, perchè mi hanno permesso di conoscere più a fondo l’ambiente editoriale e, allo stesso tempo, di stringere importanti relazioni di scambio con tante persone, che come me, condividono un grande amore per questo mondo incredibile.

Tavola_138- Chi riconosci come maestri? [Non e’ una domanda limitata al campo dell’ illustrazione, ma anche ad altri settori, il campo dell’arte in generale, la musica in particolare, la fiolosofia, l’iconografia religiosa etc…]

Nell’ambito dell’illustrazione sicuramente: Wolf Erlbruch, Shaun Tan, Maurice Sendak, David Wiesner, Arnold Lobel, Armin Greder e Arthur Rackham.

Ma ci sono comunque molte persone che, in modi diversi, hanno contribuito a formare il mio immaginario. Penso ad esempio a: Max Ernst, Nick Park, Bruno Munari, Charlie Chaplin, David La Chapelle, Brassai, Piero della Francesca, Michel Gondry, Atget, Egon Schiele, Jan Svankmajer, Doisneau, Durer, Steven Spielberg, Jean-Pierre Jeunet, Bruegel, solo per citarne alcuni che mi vengono in mente in questo momento.

9- Cosa ti ispira nel tuo lavoro?

Direi molte cose, ma in particolare Il cinema d’animazione, i film muti, la pittura, i fumetti d’autore, i libri e ovviamente l’ambiente circostante.

10- Quali tecniche usi normalmente? Con quali ti trovi più a tuo agio? Quali ti permettono maggiore espressività?

Durante gli anni dell’Accademia ho avuto modo di approfondire diverse tecniche che ho amato molto: dalle matite colorate, all’incisione fino ad arrivare all’acrilico. Ma solo in questi ultimi anni sono riuscito a trovare una tecnica che mi permette di conservare la freschezza del segno a matita, unendo il disegno al collage digitale.

Sicuramente questa è una tecnica che sento particolarmente mia e che mi consente grandi libertà espressive.

11- Secondo te, quali sono le tre capacità indispensabili per un illustratore?

Penso che un illustratore debba avere, prima di tutto, una mente ben aperta, e un occhio attento a cogliere anche il più piccolo dettaglio.

Secondo me, poi, un illustratore deve fare i conti con tre cose in particolare: la tecnica, lo stile e la capacità interpretativa.

12- Come è avvenuto l’incontro con Kalandraka?

Nel 2010, alla Fiera di Bologna, nello stand di Kalandraka, “imbucai” il cd, il mio biglietto da visita, e tutte le mie speranze nella scatola messa a diposizione per gli illustratori.

Alcuni mesi più tardi Silvia Perez Tato mi scrisse per dirmi che avevano visionato il mio materiale e che mi avrebbero tenuto in considerazione. Emozionato chiesi se era possibile fissare un appuntamento in fiera per mostrare i miei ultimi lavori, e proprio verso la fine di quell’anno Lola Barcelò mi propose di realizzare una tavola di prova per “La gallinella rossa”… non stavo più nella pelle!

13- Quello che un editore non ti ha mai chiesto e che ti piacerebbe sentirti dire.

Mi piacerebbe che un editore mi contattasse perché interessato a pubblicare tutti i progetti che ho nel cassetto.

14- La varietà espressiva è un importante stimolo per il bambino piccolo che ne è affascinato e fa rivivere la tradizione offrendoci sempre nuove possibilità di lettura. Nella gallinella rossa che hai rappresentato te convivono echi diversi, quali sono state le tue fonti di ispirazione?

I miei nonni erano di origine contadina, e quando ero piccolo mi ricordo che adoravo a passare ore ad ascoltare gli aneddoti della loro vita passata nei campi. Mi sembrava tutto così lontano dal mio mondo, ma così incredibilmente affascinante. Le automobili erano poche e ci si spostava a piedi tra i campi, percorrendo anche molti chilometri al giorno. Le persone avevano un profondo rispetto per la natura e per la vita in generale. Il tempo trascorreva molto più lento e nonostante il lavoro faticoso, c’era uno spirito di condivisione tra le persone che oggi è andato perduto.

Per questo lavoro mi sono lasciato trasportare da quel fiume di sensazioni che provavo ogni volta che sentivo parlare i miei nonni del loro passato.

Ecco perchè ho deciso di ambientare la fiaba proprio negli anni ’50.

15- C’è una grande cura e varietà di dettagli e un richiamo ad un immaginario degli anni 50; alcuni prodotti sembrano vere e proprie icone dell’epoca che furono poi riprese da Andy Warhol, qualche “strizzatina d’occhio” in questo senso?

15r- Si, come ho detto prima, ho deciso di ambientare la favola negli anni ’50 e nelle illustrazioni ci sono molti riferimenti all’epoca. La copertina, ad esempio, richiama il packaging grafico dei sacchi di farina che si potevano acquistare al mulino. La stessa gallinella rossa sulla bicicletta è una citazione di un’immagine pubblicitaria di quegli anni.

Gli attrezzi, l’annaffiatoio, la seminatrice, il trattore, la trebbiatrice, gli oggetti sulla stufa e gli stessi giocattoli dei bambini provengono tutti da quell’epoca.

Oltre alla citazione “Warholiana” della nota lattina di zuppa di pomodoro, icona della pop art, si può trovare un’altra citazione artistica. La gallinella, infatti, porta il grano in un “Vecchio mulino” traballante ritratto, qualche anno prima (1916 circa), in un famoso quadro a olio dall’artista Egon Schile.

16- Nel libro si entra molto nella dimensione del passaggio delle stagioni attraverso un mondo vegetale che hai dettagliatamente illustrato. Una curiosità, quali piante hai rappresentato?

Il ciclo del grano segue l’andamento delle stagioni, e perciò ho ritenuto importante sottolineare il passaggio del tempo attraverso le trasformazioni dell’ambiente circostante. La semina avviene in autunno, la spiga cresce durante la primavera e in estate completa il suo ciclo di maturazione, pronta, a luglio, per la mietitura.

Io amo molto la natura perciò le mie illustrazioni sono sempre ricche di piante e alberi di varia specie.

Il grande albero vicino alla fattoria è un ippocastano. Ci sono poi aneti, ortensie, fiordalisi tirreno, una pianta di dragoncello, e altre piante ed erbe comuni qui in Europa.

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La gallinella rossa di Marco Somà al lavoro

L’operosa e giusta gallinella rossa, Atlantidekids

28 giovedì feb 2013
Questa fiaba affonda le sue radici nelle tradizione inglese ma “razzola” un po’ in ogni cortile europeo; la si ritrova, anche negli albi illustrati contemporanei, riproposta sotto diverse luci, diversamente abbigliata, con diversi interlocutori (ne ho una versione, per esempio, tra le fiabe classiche rilette da Disney) ma conserva la stessa, severa, ma oggettivamente necessaria, chiusura.

La Gallinella Rossa, Pilar Martinez, Marco Somà - Kalandraka 2013

La Gallinella Rossa, Pilar Martinez, Marco Somà – Kalandraka 2013

La fiaba di cui sopra è quella della gallinella rossa che in questo albo fresco di stampa edito da Kalandraka veste deliziosi abiti retro, conosce alla perfezione tutto il ciclo della produzione del pane (e dico ciclo di produzione non a caso) ed è tanto generosa nel tentare, reiteratamente, di coinvolgere i propri amici nell’avventura della panificazione, quanto determinata nel momento in cui si rende necessario rispondere con un secco “no!”.

La gallinella rossa (che in questa versione ha tre bei pulcini operosi gialli) trova un giorno dei chicchi di grano e decide, lungimirante, di seminarli. Propone agli altri abitanti della fattoria, un cane, un gatto e un’anatra, di darle una mano ma le risposte che ottiene sono sempre dettate dalla pigrizia, dalla trasandatezza o dalla tendenza al gozzovigliare, insomma, no, non hanno assolutamente voglia di aiutarla. Così, con il solo aiuto dei suoi pulcini, ma fornita di tutti gli strumenti e le competenze necessarie, li semina da sola quei preziosi chicchi, così come da sola miete, da sola macina, da sola impasta e giocoforza, quando un delizioso profumo di pane appena sfornato si spande nell’aria a risvegliare dal loro torpore i tre fannulloni, da sola (coi suoi pulcini) mangia.

La Gallinella Rossa, Pilar Martinez, Marco Somà - Kalandraka 2013

La Gallinella Rossa, Pilar Martinez, Marco Somà – Kalandraka 2013

Spietata la gallinella rossa… no, non credo proprio. I bimbi la gradiscono e approvano il rifiuto finale che interviene solo dopo una lunga serie di proposte pazienti di collaborazione e interazione che nobilitano ancora di più la bontà del pane, ne arricchiscono il profumo. È una fiaba che riporta al piacere dei sapori genuini e dell’ideale (spesso e purtroppo poco applicabile nella realtà) del fare le cose assieme con entusiasmo e tenacia per un bene comune.

Le illustrazioni di Marco Somà sono come il companatico per questo pane: come una fetta di prosciutto o un bel pezzo di formaggio che si scioglie leggermente su una fetta di pane appena sfornato, ossia deliziose! I protagonisti sono antropomorfizzati, indossano vestiti pratici ma sempre impeccabili ed eleganti e si muovono in un contesto fondamentalmente ocra, o bruno come il grano maturo o il pane cotto in forno, con aree ricche di dettagli e altre volte al minimalismo per un risultato complessivo, mi ripeto, gustoso, avvolgente e originale.

La Gallinella Rossa, Pilar Martinez, Marco Somà - Kalandraka 2013

La Gallinella Rossa, Pilar Martinez, Marco Somà – Kalandraka 2013

Ne consiglio la lettura a chi abbia voglia di cimentarsi con la realizzazione casalinga di una buona pagnotta e di chi abbia il gusto, consolidato o nascente, della giustizia sociale.

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Titolo: La gallinella rossa
Autore: Pilar Martinez, Marco Somà
Editore: Kalandraka
Dati: 2013, 36 pp., 14,00 €

La gallinella rossa su Booksblog

Recensione di Sara Regimenti su Booksblog della novità di Kalandraka, La gallinella rossa, adattamento di Pilar Martinez, illustrazioni di Marco Somà

Per la pagina web completa:  http://www.booksblog.it/post/42255/la-gallinella-rossa-di-martinez-e-somaLa gallinella rossa, di Martinez eSomà

Pubblicato il 27 feb 2013 da sara

Ecco un libro “istruttivo” (esiste ancora, nel vostro vocabolario, questa parola? Spero di sì) che è in realtà un grande classico, del quale l’editore Kalandraka propone questa volta un gustoso adattamento di Pilar Martinez, da leggere tutto d’un fiato.

Si tratta della storia della impareggiabile Gallinella rossa, illustrata molto bene da Marco Somà. Avete indovinato, stiamo parlando quella che si rimbocca le maniche, coinvolgendo anche i suoi vivaci pulcini, per andarsi a procurare nei campi tutto l’occorrente per fare una bella pagnottina di pane da sfornare calda e assaporare croccante in bocca.

Tutti noi sappiamo, se conosciamo la storia, che di certo non le è stato facile andarsi a cercare tutti gli ingredienti nella natura, né tantomeno – con quelle zampette, poi – riuscire a macinare le spighette staccate una ad una, impastare il tutto e metterlo in forno.

La sfortuna, con una compagnia del genere, è facilmente comprensibile: come potrebbero aiutarla infatti un cane fannullone che non fa altro che riposare a casa, un gatto dormiglione per cui ogni momento è buono per un pisolino, o un’anatra che non fa altro che svolazzare da una parte all’altra tutto il giorno?

Ma quando il fragrante profumino del pane nel forno inizia a diffondersi nell’aria, per tutto il vicinato…ebbene sì, è proprio allora che avviene il finale istruttivo della nostra favola!

Martinez-Somà
La gallinella rossa
Kalandraka
14 euro