La rassegna: Non è una scatola

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Finalmente pubblicato anche in Italia per i tipi della Kalandraka, questo albo era apparso nel 2oo6 negli Stati Uniti, dove aveva raccolto numerosi consensi: era stato inserito nella lista dei 1oo libri consigliati daìla Biblioteca di New York, selezionato tra i migliori albi dell’anno dalla prestigiosa ALA (associazione dei bibliotecari statunitensi)e aveva vinto iÌ premio intitolato al Dr. Seuss (TheodorSeuss Geisel Award).

Copertina e risvolti in carta marrone richiamano colore e aspetto di una scatola vera, anticipando così la narrazione, che si sviluppa in forma dialogica. Il testo propone un contrappunto a due voci, a simulare un adulto senza immaginazione che chiede: “Perché ti sei seduto in una scatola?” e un piccolo coniglio che risponde con la stessa frase del titolo: “Non è una scatoIa”. Non è una scatola infatti quella che il protagonista ha accanto. Ma l’oggetto da cui traggono origine gli immaginari giochi infantili che la storia narra – non con le parole ma col disegno. Una linea di contorno nera, semplicissima, tratteggia coniglio e scatola. Mentre al girar di pagina una linea rossa visualizza quanto il piccolo si figura: un’automobile, un robot, una nave dei pirati… Non una scatola, per l’appunto. La forma dialogica del testo è sottolineata dal colore delle pagine (marrone chiaro quelle dove compaiono le domande, rosse quelle delle risposte) sul quale spiccano i caratteri bianchi delle parole, in un alternarsi di pochi, studiati colori, a sottolineare il ritmo semplice ma essenziale del libro. Le illustrazioni dal tratto netto molto devono al disegno di Crockett e Johnson in Harold e la matita viola (Einaudi ragazzi, 2ooo), mentre danno corpo ai voli della fantasia che il protagonista, silenziosamente, realizza, in un crescendo di intensità, fino a concludersi con l’affermazione che si tratta di una “nonscatola”, a citazione della famosa negazione in Alice nel paese delle meraviglie, quella del “non-compleanno”. Tutto è, tranne una scatola. Approviamo la decisione di tradurre il libro, ma ci resta il desiderio di vedere tradotti anche altri, importanti titoli di Antoinette Portis, in particolare l’ultimo,  “A penguin story” (2009), che i francesi (sempre attenti) già hanno pubblicato.

Angela Dal Gobbo (Liber gennaio-marzo 2012)

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