La Rassegna: L’ombrello giallo

 

Quando ho aperto per la prima volta il libro sono rimasta immediatamente colpita dalle illustrazioni, per poi leggere che è nato proprio durante Ars in Fabula, il master di illustrazione che si svolge presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata.

Mi piace sempre quando il libro per ragazzi assume colori che non ci aspettiamo: detesto le grafiche definite dai colori caciaroni e privi di spessore così sfacciatamente digitali da editoria da supermercato, ma mi innamoro immediatamente di un libro che fa delle variazioni di grigio (con una punta di giallo canarino!) la sua cifra essenziale. E mi piace perdermi nelle citazioni che piacciono agli adulti e che riconosceranno nella fabbrica di ombrelli quella che Chaplin, in Tempi Moderni, ha inscritto nel nostro immaginario.
Il libro narra la storia di un operaio che, lavorando nella fabbrica da cui escono solo ombrelli neri, marroni o blu di Prussia, un giorno vuole sovvertire le regole e schiaccia la leva del giallo. Ma all’operaio manca il coraggio di dichiarare il suo gesto e l’ombrello, privo di un tutore che rivendichi la rivoluzionarietà del gesto anticonformista, si avvia al non facile destino delle cose che sono diverse da come ce le aspettiamo di solito. Nonostante questo il nostro ombrello giallo finirà nella vetrina di un grande magazzino, per poi rendersi conto che è la vetrina degli articoli a saldo o resi da clienti insoddisfatti. Anche per l’ombrello giallo tuttavia arriva un compratore, ma non ci avviamo verso un lieto fine strombazzante con un ombrello che esce sotto la pioggia con un padrone magari dandy e trendsetter che lo guida verso il cammino di affermazione della dignità degli ombrelli gialli.

Il grigio è il colore delle sfumature tra il bianco e il nero e così anche il finale del libro non è un netto finale come quelli dei film, ma qualcosa di molto più simile alla vita, dove non è poi vero che se sei diverso vieni accettato incondizionatamente, ma solo che forse riuscirai a trovare una forma di felicità, anche se lontana dal sogno della vita.

L’ombrello non dimenticò il suo sogno, quello che aveva avuto l’operaio quando aveva spinto la levetta della tinta color pulcino: essere come un piccolo sole che splende in mezzo alla pioggia.

E alla fine essere un girasole nel petto degli spettatori del circo, non è un così brutto destino.

Scritto da Valeria Baudo per il blog Le Letterature di Biblioragazzi

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