La Rassegna: Il mondo dei bambini – IO E IL RAGNO e CHI VORRESTI ESSERE?

Due albi profondamente diversi: dal formato alle tecniche scelte, dalla scelte compositive agli intendimenti. Eppure singolarmente vicini e per questo ho scelto di presentarli assieme. Che cosa li unisce? Direi l’attenzione fresca e originale verso il mondo del bambino e dei suoi sentimenti, dei suoi giochi e delle sue esperienze e la capacità di farlo muovendosi sul terreno fertile della metafora e della similitudine. Io e il ragno volge maggiormente verso una dimensione di primissima divulgazione dato che intende presentare le diverse parti del corpo. Lo fa però con briosa originalita giacché vi è un costante parallelo fra quest’ultime e le qualita di frutti ben noti. Non solo, ma tutto è affìdato ad un’elegante partitura che si affida alle belle fotografie di Vicente, sagacemente disposte sulle pagine a formare immagini limpide e coinvolgenti. Un ragno impertinente cammina lungo il corpo di un paffuto bambinello nudo e man mano ne vengono fuori sorprendenti ed efficaci collegamenti: “E agitando le zampe mi salutò. Poi scomparve, tessendo tra noi una tela d’amicizia”.
L’albo di Arianna Papini invece si affìda tutto ad una composizione quanto mai semplice e Iieve, quasi minimale, ma di indubbia forza narrativa, a partire dalla non consueta presentazione tipografica. Articolato in una costante soluzione a doppia pagina, è una sorta di albo “circolare”. Dato che, muovendo dalla domanda iniziale che dona anche il titolo al libro, registra via via non solo le risposte ma lo fa attraverso ardite metamorfosi visive. Cosicché quando Rebecca risponde:”Vorrei essere un pesce per ascoltare il silenzio e nuotare libera nel mare”, la vediamo trasformarsi mantenendo però della bambina le gambe e il vestitino a pois. A sua volta il pesce resterà tale ma il viso sarà quello di un barbagianni (“per assaggiare topolini e conigli e volare libero nel cielo”) e cosi via fino al gatto che amerebbe essere Rebecca (“per essere abbracciato dalla sua mamma la sera prima di dormire”) e alla stessa bimba che, a quel punto, vorrebbe riassumere in sé tutte le caratteristiche degli altri. Lo stile di Arianna Papini, come ben sappiamo, ha da sempre una sua precisa riconoscibilità, ma mi piace sottolineare come in questa occasione il suo lavoro si sia fatto ancor più sapiente e misurato. Mi convincono appieno i colori delicati e chiari, le partiture equilibrate e ampie, ricche di attese, la capacita di rendere ancor più sintetico ed essenziale il segno. Di attingere, in conclusione, ad una preziosa misura lirica.

Articolo di Walter Fochesato per la rivista ANDERSEN (febbraio 2012)

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